8 Gennaio 2010

La benzina sfonda quota 1,35 In un anno è aumentata del 23%

 

Scatto verso l’ alto per il prezzo del carburante: tutte le compagnie infatti hanno seguìto la scia dell’ Agip, che martedì scorso aveva aumentato di 1,8 centesimi al litro sia la benzina che il gasolio, portandoli rispettivamente a 1,342 e 1,187 euro. Negli ultimi due giorni tutte le altre hanno aggiornato i loro listini, come rileva il monitoraggio di quotidianoenergia.it. Per quanto riguarda la benzina, la fascia di prezzo è compresa fra 1,336 euro al litro (+1,2 centesimi) praticati dalla Esso e 1,352 della Shell (+1,5 centesimi). Aumenti anche per Api/Ip (1,337 euro al litro, +1,2 centesimi), Erg (1,339 euro al litro, +1,5 centesimi), Tamoil (1,337 con +1,4 centesimi), Total (1,344) e Q8 (1,345) entrambe con due centesimi in più. «I prezzi della benzina, che scendono con la velocità della piuma e salgono con quella del razzo, hanno qualcosa di distorto», denuncia il presidente dell’ Antitrust Antonio Catricalà, dai microfoni di Repubblica Tv. Catricalà afferma di non comprendere il motivo di queste raffiche di aumenti, ma nello stesso tempo ammette di non poter provare che siano illeciti, ovvero di non essere «riuscito a dimostrare il contrario di quello che sostengono le aziende, con studi alti quanto un bambino di 19 anni, quindi circa due metri». Sulla cosiddetta «doppia velocità» dei prezzi, spiega il Garante, le aziende «sono riuscite a provare da un punto di vista scientifico la bontà delle loro azioni. Da un punto di vista razionale – precisa – non riesco a capire, ma da punto di vista tecnico, giuridico ed economico non ho la prova dell’ illecito». L’ Antitrust, ricorda il presidente, «ha aperto un’ istruttoria e l’ ha chiusa con le dichiarazioni di impegno delle aziende, perché non siamo riusciti a trovare la prova dell’ intesa fra i petrolieri», ammesso che esista. Sul piede di guerra le associazioni dei consumatori: una nota congiunta di Federconsumatori e Adusbef parla di aumenti «fuori controllo», che mediamente peseranno per 171 euro annui nelle tasche delle famiglie, tra costi diretti e indiretti. Le due associazioni ricordano che lo scorso 29 dicembre il prezzo del petrolio si attestava a 78 dollari al barile, mentre il prezzo della benzina era di 1,27 euro/litro; oggi il petrolio è a 82 dollari (+4%) ma la benzina è a quota 1,35 (+7 per cento). «Questa operazione – sostengono – comporterà maggiori introiti per la filiera petrolifera e maggiori costi per le famiglie: per il pieno di carburante occorrono in media 8 euro in più al mese, pari a 96 euro annui; ai quali si aggiungono 75 euro di costi indiretti, dovuti essenzialmente ai maggiori oneri di trasporto dei prodotti». Per il Movimento difesa del cittadino i nuovi aumenti rappresentano un «pessimo segnale», mentre l’ Adoc sottolinea come il prezzo del carburante abbia registrato un aumento del 22,7% al litro, rispetto al gennaio 2009: «Per evitare una nuova stangata sui carburanti – sostiene il presidente dell’ associazione, Carlo Pileri – il governo si impegni a tagliare Iva e accise per un totale di 20 centesimi al litro, tornando ai livelli dello scorso gennaio. In questo modo ogni automobilista potrebbe risparmiare fino a 500 euro l’ anno. Oggi la spesa media annua è di 2.500 euro: in tempo di crisi e di lenta ripresa economica, ridurre la spesa a 2mila euro l’ anno darebbe respiro alle famiglie e sarebbe un buon viatico per il rilancio dei consumi, soprattutto alimentari». Il Codacons, infine, lamenta che, «ancora una volta, tutte le compagnie petrolifere hanno speculato sui prezzi dei carburanti, dando l’ ultima stangata agli italiani in vacanza, che rientreranno fino a domenica». Critico verso la decisione delle compagnie anche il presidente della Commissione di controllo sui prezzi e le tariffe del Senato, il leghista Sergio Divina: «E’ ormai una caratteristica che a inizio d’ anno arrivi puntualmente l’ aumento del costo della benzina. Se si vuole andare all’ arrembaggio nelle tasche dei consumatori, per quanto riguarda la competenza di questa commissione parlamentare – avverte – ciò non è più tollerabile».
 

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