5 Novembre 2011

La benzina scoppia in mano al governo  

La benzina scoppia in mano al governo
 

 Lo sciopero dei benzinai, per il momento, è confermato. I distributori della Penisola resteranno chiusi dalle 19 dell’ 8 alle 7 dell’ 11 novembre: primi tre giorni su un pacchetto complessivo di 15. Si è concluso con un nulla di fatto l’ in contro tra il governo e i rappresentanti della categoria in calendario per ieri. C’ è chi lo ha definito solo "un incontro interlocutorio" ma di fatto i sindacati hanno lasciato il tavolo delusi, perché ritengono di non aver «ricevuto risposte concrete se non promesse fumose» e pertanto confermano la protesta. Ma il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, è convinto che la serrata sia evitabile e ha convocato per martedì un nuovo incontro. «Lunedì invieremo a Faib, Fegica e Figisc un documento con la dichiarazione di impegno da parte del ministero che soddisfi le loro richieste. In particolare cercheremo di rinnovare il bonus fiscale e renderlo strutturale così come era stato concordato nel 2008 con Claudio Scajola – ha detto Saglia – e convocheremo nuovamente i gestori martedì per un confronto costruttivo sulle proposte del documento di impegno da parte del nostro ministero». I CONSUMATORI Il braccio di ferro però non è solo tra governo e benzinai. Anche le associazioni dei consumatori chiedono soddisfazione: il ministero «faccia proposte per soddisfare i cittadini e il Paese» e non i gestori dei distributori di benzina. A dirlo sono Adusbef e Federconsumatori. «Se il sottosegretario Saglia vuole discutere di bonus fiscale con i distributori di benzina, faccia pure, ma a noi interessa ben altro», affermano in una nota, ricordando che la benzina, dal novembre 2010 ad oggi, «è aumentata di ben 30 centesimi in più al litro, con un esborso incredibile per gli automobilisti, rispetto all’ anno scorso, di 360 euro all’ an no». Secondo quanto calcolato da Codacons, che considera solo gli effetti diretti, questi tre aumenti delle accise porteranno «una tassa aggiuntiva pari ad 89 euro ad autovettura, tassa così composta: 60 euro per l’ aumento delle accise entrato in vigore tra giugno e luglio, 13 euro per l’ aumento delle accise deciso per il maltempo in Toscana e Liguria, e 16 euro per l’ aumento dell’ Iva al 21% (non calcolando gli arrotondamenti, altrimenti si sale a 21 euro)». In Italia, dice l’ associazione, ci sono 36 milioni e 728.000 veicoli circolanti, dunque sarà effettuata «una stangata teorica pari a 3,2 miliardi di euro». La goccia che ha deciso la rivolta dei benzinai è l’ ennesimo aumento delle accise voluto dal governo nel giro di pochi mesi. Un aumento da 0,89 centesimi al litro per fronteggiare l’ emergenza maltempo di Liguria e Toscana. I precedenti rincari sono stati decisi dall’ esecutivo tra giugno e luglio: + 0,19 centesimi al litro per finanziare Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo) e una stangata di 4 centesimi al litro per far fronte all’ emergenza immigrazione. Stangare gli automobilisti sembra diventato il modo più semplice per tappare i buchi. Per Saglia però, è il modo più democratico e veloce per raccogliere fondi: «Le accise sono un modo rapido di fare cassa e quindi sono opportune in situazioni di emergenza come l’ alluvione o l’ emergenza a lampedusa» dice il sottosegretario a Libero. «Quest’ ul timo aumento oltretutto è stato irrisorio. Inoltre le accise hanno il vantaggio di essere trasversali perché riguardano tutti indistintamente. I SINDACATI Ciò che i sindacati lamentano – e con loro anche l’ opposizione – è la mancanza nel prossimo maxiemendamento delle disposizioni che servirebbero a rendere concorrenziali la filiera petrolifera e la vendita al dettaglio dei carburanti e questo nonostante il continuo rincaro dei prezzi della benzina e l’ altalena di quello del petrolio. Per la fortuna degli automobilisti per i prossimi giorni la Confcommercio prevede una sostanziale stabilità dei prezzi dei carburanti. «Nella settimana corrente la quotazione del greggio Brent spot è rimasta pressochè stabile (-0,46 euro/barile, -0,003 euro/litro) in presenza di un cambio euro/dollaro in flessione – ha affermato Luca Squeri, Presidente nazionale Figisc Confcommercio. I prezzi medi Italia, da venerdì 28 ottobre sono lievemente diminuiti per la benzina di -0,001 euro/litro ed aumentati di +0,010 euro/litro per il gasolio, prezzi su cui è pesato l’ incremento delle accise.

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