29 Maggio 2004

La benzina infiamma i prezzi in Europa, in Italia no

La benzina infiamma i prezzi in Europa, in Italia no

Polemiche roventi con i consumatori che contestano i dati ufficiali: «Non c`è traccia dell`aumento del costo dei trasporti»



Francoforte.
C`è un`inflazione italiana e una europea, questa non è una novità. Più sorprendente è che a maggio quella italiana (2,3\% il dato tendenziale) risulti inferiore a quella nel resto di Eurolandia (2,5\%). Un paradosso, soprattutto se si considera che in aprile lo stesso Eurostat aveva fissato il costo della vita nell`Europa dei Dodici al 2\% annuo. Il differenziale accumulato in un mese è quindi notevole (+0,5\% tendenziale). La spegazione, indicano a Bruxelles, sta quasi esclusivamente nell`accelerazione del prezzo del petrolio.

Il viceministro per le Attività produttive, Adolfo Urso, commenta con soddisfazione il fatto che l`Italia si sia dimostrata più virtuosa a maggio tenendo fermo il proprio valore di inflazione, mentre Eurolandia se l`è visto sfuggire di mano. E giustamente, sempre Urso, dice che dobbiamo impegnarci a schiacciarla sotto il 2\%. Ma non tutti la pensano con l`attivissimo vice di Marzano. A cominciare dai consumatori, con il Codacons che con un`iniziativa insolita ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano, e alla magistratura di altre dodici città campione, in cui si esprimono forti dubbi sulla sul dato dell`inflazione reso noto dall`Istat che «Nonostante aumenti della benzina che sfiorano il 13\% e le inevitabile ricadute sui prezzi dei beni trasportati, sarebbe ferma a maggio al 2,3\%».

Molto polemico il leader del Codacons, Carlo Rienzi: «Si tratta dell`ennesimo, inspiegabile miracolo dell`Istat riuscito di nuovo a fornire un dato ottimistico ma distante dalla realtà». Alla magistratura, l`associazione chiede ora di accertare le rilevazioni dei prezzi svolte dai rilevatori comunali delle città, e se queste siano state svolte seguendo tutti i rigidi criteri fissati dall`istituto di statistica.

Ma mentre in Italia il dibattito si consuma sull`obiettività, o peggio, delle rilevazioni Istat, nel resto d`Europa si sta dando l`addio alla prospettiva di vedere entro l`estate la Bce tagliare il costo del denaro. La repentina impennata dell`inflazione è infatti un pessimo segnale per l`Eurotower che più volte, anche sotto la presidenza Trichet ha ribadito che il compito primario è di essere watchdog per l`inflazione. Ieri, la Commissione ha affidato a una laconica dichiarazione il commento sul dato di Eurostat: «Non è sorprendente». Forse più che una sorpresa si è trattato di una doccia fredda che ha gelato tutti. Ora, riflettori puntati sulla conferenza stampa di Trichet, a metà settimana, per capire quanta parte avrà la volatilità congiunturale sulla valutazione della Bce sull`aumento dell`inflazione. In particolare, sarà interessante il ruolo del “fattore P“, cioè il fattore petrolio. Nell`Eurotower si è sempre affermato che gli incrementi del prezzo del greggio non si avrebbero avuto un impatto significativo sull`inflazione e sulla crescita. Ma lo scenario non appare più così certo e il caro greggio è visto come elemento altamente distorsivo nel quadro di una ripresa che in Europa non è certamente fulminante. Anche il dato Usa sulla fiducia fa riferimento al prezzo dell`oro nero e, per finire, l`appello del G8 all`Opec a non soffocare il riavvio economico globale. Anche la Bce dovrà rivedere i propri conti.

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