8 Aprile 2010

La benzina continua a correre: la verde a 1,427 euro

ROMA Non si arresta la corsa dei prezzi dei carburanti. Anche ieri alcune compagnie hanno ritoccato i listini all’ insù, portando la verde ad un massimo di 1,427 euro. Al punto da spingere i consumatori a chiedere con sempre più insistenza un intervento immediato del Governo. Secondo la consueta rilevazione della Staffetta Quotidiana, se Agip, Api/Ip e Esso rimangono ferme ormai da tre settimane, si muovono invece la Shell, che ha portato a 1,427 euro il prezzo della benzina e a 1,254 euro quello del gasolio, la Tamoil, salita fino a 1,419 euro per la verde e 1,249 euro al litro per il diesel e la Total dove il prezzo della benzina è arrivato a 1,424 euro al litro e quello del gasolio a 1,254 euro. Con i rincari si scatenano anche denunce e polemiche. I consumatori scendono ancora una volta in campo e, così come le compagnie petrolifere, «aggiornano» anche loro i calcoli sulle ricadute degli aumenti. Il Codacons teme un effetto non indifferente, pari allo 0,3%, sull’ inflazione, mentre secondo Adusbef e Federconsumatori, se il prezzo delle verde dovesse mantenersi sopra 1,42 euro al litro, l’ impatto sulle tasche degli italiani salirebbe dai 210 euro a ben 254 euro l’ anno. Una cifra «non insopportabile, ma rovinosa», accusano. I consumatori invocano dunque un intervento immediato per dare sollievo alle famiglie: l’ unico che potrebbe essere deciso ed avere effetti all’ istante – insistono – è quello fiscale, sterilizzando l’ Iva ed introducendo l’ accisa mobile. Tutte le altre misure su cui il Governo ha annunciato di star lavorando (potenziamento dei self service, razionalizzazione delle rete) richiederebbero infatti molto tempo per essere implementate. Contro i calcoli dei consumatori interviene però la federazione dei gestori Figisc, che giudica quello di questi giorni uno «scandalo inesistente». Secondo il presidente Luca Squeri, infatti, «non è vero che la benzina è aumentata dall’ 1 marzo di 10 centesimi. L’ aumento è stato di 4,6 centesimi, dovuto ad un rialzo delle materie prime di 3,8, cui si aggiunge l’ Iva. In Italia – ha spiegato – il prezzo industriale è superiore di 3-4 centesimi rispetto alla media europea» ma questo «dipende dalla peculiarità dei nostri impianti che sono "serviti" e "sotto casa".

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