26 Luglio 2011

La beffa del bonus “Va restituito”

«I figli sono investimenti sul futuro» assicura Chiara Sapigni assessore ai Servizi alla Persona guardando i dati pubblicati dall’ Annuario Statistico del Comune per il 2010. Nel capitolo dedicato alla famiglie salta all’ occhio come nell’ ultimo decennio sia aumentato di circa 2 mila unità il numero delle mononucleari e con due componenti. Se si aggiungono le famiglie con un solo figlio si sale a quasi 58.000 su 64.940. «Ogni nascituro viene visto come un costo mentre rappresenta una risorsa per il mondo lavorativo. Se la popolazione oltre i 75 anni continua ad aumentare e ci sono meno lavoratori, diminuiscono per forza di cose i contribuenti recando un danno all’ intera comunità». Andando nel dettaglio, ad oggi, 24.876 sono le persone sole, 29.434 con due componenti (coppie coniugate, un genitore con figlio, conviventi e altre tipologie), 12.279 con tre componenti, 5.863 con quattro, 1.108 con cinque e 380 con sei e oltre. Guardando quest’ ultimo dato e comparandolo con quelli raccolti in dieci anni, si evince che è in controtendenza rispetto alla diminuzione del numero dei componenti famigliari. Nel 2000, infatti, se ne contavano soltanto 359. (c.m.) Tra il 2005 e il 2006 in città sono nati 1.780 bambini, e altrettante lettere di congratulazioni sono state inviate alle rispettive famiglie dall’ allora, e attuale premier, Silvio Berlusconi. Servivano a offrire loro i 1.000 euro di bonus bebè, un regalo che nelle intenzioni di Berlusconi doveva servire ad incentivo per fare più figli. A distanza di sei anni, una parte di quelle famiglie si trova non solo a dover restituire il bonus, ma addirittura a pagare una sanzione e soprattuto a dover fronteggiare un processo penale. «Sì, abbiamo ricevuto segnalazioni anche da Ferrara» dice Bruno Barbieri, coordinatore del Codacons Emilia Romagna, che sta seguendo questa vicenda dai risvolti molto delicati. Ad essere finiti nella trappola del bonus, per lo più in buona fede, sono le famiglie con un reddito negli anni di riferimento, che sono il 2004 e il 2005, non lontano da 50mila euro. Il problema è proprio l’ assenza di spiegazioni sul metodo di calcolo di questo tetto, se andava cioè inteso come reddito complessivo, a fine Irpef o Inpdap, netto oppure lordo, ad aver creato incertezza e indotto all’ errore. Sono circa 8.000 a livello nazionale le famiglie che hanno autocertificato un reddito compatibile con il bonus, scoperte dai controlli e nei giorni scorsi raggiunte da una lettera dai toni molti diversi di quelli di qualche anno fa. Il ministero delle Finanze accusa le famiglie in questione di aver «riscosso illecitamente il bonus bebè», intimando la restituzione dei 1.000 euro entro venerdì prossimo e il pagamento della sanzione di 3.000 euro, oltre a preannunciare la segnalazione alla Procura. La lettera è finita anche sulle scrivanie dell’ Ufficio politiche familiari del Comune, dove in molti hanno sobbalzato: sembra già un verbale di contestazione, si fa presente, che costituirebbe un precedente importante per le autocertificazioni Isee usate comunemente per accedere ai servizi di Palazzo municipale. Fino ad oggi il Comune ha evitato di contestare sanzioni alle famiglie per autocertificazioni non veritiere, ma è stato istituito un gruppo di lavoro specifico per studiare il precedente del bonus bebè: potrebbero quindi esserci conseguenze a cascata. Il Comune non ha avuto alcun ruolo nella gestione dei benefici 2005 e 2006, ci pensò infatti Poste italiane a raggiungere le famiglie con neonati. L’ anno prima, invece, Palazzo municipale era stato coinvolto nel bonus riservato ai secondi nati, sempre di 1.000 euro, e le famiglie avevano risposto bene: 294 richieste. Sulla base di questo dato si può ipotizzare che il numero delle domande nei due anni successivi, peraltro con una platea più estesa, non sia stato trascurabile. Cosa può fare chi ha ricevuto la lettera di contestazione? Alcuni esperti dicono che, passati i cinque anni, la questione è prescritta. «Noi non siamo di questo avviso, se i 1.000 euro sono stati percepiti indebitamente vanno restituiti – dice Barbieri – Altro discorso è rivendicare la propria buona fede contestando la sanzione e la denuncia penale. In questo caso siamo pronti a fornire alle famiglie la nostra assistenza legale». (s.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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