8 Aprile 2011

La Bce ha alzato ieri il costo del denaro di un quarto di punto

Oltre le previsioni. La Bce ha alzato ieri il costo del denaro di un quarto di punto. Dall’1 all’1,25%. Un aumento annunciato da tempo dalla Banca centrale europea, preoccupata per l’inflazione. Ma non sarà isolato. Dovrebbe essere il primo di altri interventi sui tassi d’interesse. L’Eurotower, come di consueto, non lo ha detto apertamente. Ma le parole del presidente Jean-Claude Trichet già lasciano intravedere la linea futura. Di fronte al rischio di «ulteriori rialzi» dei prezzi energetici, Francoforte mette le mani avanti prospettando la necessità di un monitoraggio «molto attento» degli sviluppi della situazione economica a partire dall’inflazione. Poi Trichet spiega che con il rialzo deciso i tassi di interesse dell’area euro «restano bassi» e le condizioni della politica monetaria «molto accomodanti». Come dire, addio al denaro facile della politica monetaria durante la crisi. L’Eurotower alza così di nuovo gli argini di fronte all’inflazione volata al 2,6% a marzo in Europa. E i mercati leggono nel futuro altri due rialzi da un quarto di punto entro fine anno, il primo già all’inizio dell’estate. La stretta. È il primo rialzo da luglio del 2008, cioè dal periodo pre-crisi. La Bce è intervenuta sia sul tasso di riferimento principale in Eurolandia, salito, appunto, all’1,25%, sia sul tasso marginale (in ascesa al 2%), che su quello sui depositi, che dallo 0,25% ha raggiunto lo 0,5%. Proprio l’aumento di quest’ultimo indica la volontà di intervenire in maniera incisiva. Il tasso sui depositi si riferisce infatti al mercato interbancario. In pratica, è il costo del denaro che le banche si prestano a vicenda. E se fosse stato mantenuto fermo, l’impatto della stretta di Francoforte sarebbe stato attenuato. Allarme prezzi. La spiegazione della stretta è che «i rischi per la stabilità dei prezzi restano prevalenti», per dirla con le parole di Trichet. Anche se il presidente ha voluto frenare su facili allarmismi, dopo che le sue prime dichiarazioni avevano allarmato i mercati. «Non abbiamo deciso che si tratta del primo aumento di una serie», ha puntualizzato. Pur aggiungendo: «Siamo estremamente attenti ai rischi di una spirale prezzi-salari per effetto dell’aumento dell’inflazione». Ieri, comunque, Trichet ha sostenuto che il trend di crescita dell’area euro resta positivo, anche se vi sono molte incertezze e ci sarà l’effetto negativo del sisma in Giappone. Le reazioni. «Una scelta inevitabile», secondo il capo economista dell’Ocse Pier Carlo Padoan, che comunque è convinto che «l’effetto sulla crescita sarà irrilevante». Il Codacons invece denuncia che l’aumento dei tassi «metterà in difficoltà con il pagamento delle rate almeno 30.000 famiglie». Proprio ieri la Banca d’Italia ha evidenziato il record a febbraio dei prestiti ai nuclei familiari. Per la prima volta hanno superato il tetto dei 600 miliardi di euro. Anche se sono in lieve calo le sofferenze bancarie. E la Cia, la Confederazione italiana agricoltori, calcola un aggravio di spesa di 2,5 miliardi di euro per le imprese del mondo verde per l’effetto combinato della stretta, della crescita dei costi di produzione e del rialzo delle tariffe energetiche a causa dei rincari del greggio. Oro, altro record. A New York il metallo giallo ritocca il record segnando 1.466,50 dollari. Al massimo storico anche a Londra, 1.464,93 dollari.

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