7 Aprile 2011

La Bce alza i tassi all’1,25% è il primo rialzo dal 2008

FRANCOFORTE – Il consiglio direttivo della Banca centrale europea ha rialzato di un quarto di punto il tasso di rifinanziamento pronti contro termine, portandolo all’1,25%. E’ dal luglio 2008 che l’Eurotower non ritoccava al rialzo il costo del denaro. L’ultima mossa della Bce sui tassi risale al maggio del 2009, quando ha abbassato dello 0,25% il tasso di rifinanziamento pronti contro termine, portandolo al minimo storico dell’1%. Rialzati, rispettivamente allo 0,50% e al 2% anche il tasso sui depositi e quello marginale dallo 0,25% e dall’1,75%.
La decisione della Bce di alzare i tassi riflette le "attuali condizioni molto accomodanti" della politica monetaria. Lo ha detto il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, spiegando che vi sono "rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi".
Anche con il rialzo deciso oggi, assicura il presidente Bce, i tassi di interesse dell’area euro "restano bassi" e favorevoli all’attività economica. La Bce dovrà comunque "monitorare molto attentamente" tutti gli sviluppi della situazione economica a partire dall’inflazione, ha aggiunto Jean-Claude Trichet, utilizzando un linguaggio che potrebbe preannunciare nuovi rialzi dei tassi in arrivo dopo quello di oggi. Trichet ha evocato il rischio di "ulteriori rialzi" dei prezzi energetici. Ma lo stesso presidente della Bce ha smentito che siano già in programma nuovi ritocchi: "non abbiamo deciso che era il primo aumento di una serie di aumenti. Nel futuro prenderemo le decisioni che servono. Non ci impegnamo in anticipo".
"La crescita economica nei paesi emergenti a livello mondiale può spingere ad un aumento dei prezzi delle materie prime". Secondo la Banca centrale europea è "essenziale assicurarsi che i recenti sviluppi dei prezzi", spinti al rialzo dai rincari del petrolio "non creino ampi rialzi generalizzati sul medio termine", innescando una spirale rialzista anche sui salari.
l trend di crescita dell’area euro resta comunque positivo, spiega Trichet, anche se vi sono molte incertezze e ci sarà un effetto negativo dovuto al sisma in Giappone.
Il presidente di Bce ha parlato anche del Portogallo: La Banca centrale europea "ha incoraggiato Lisbona a chiedere aiuto" esterno, perchè cioè è "richiesto dalla situazione".
Preoccupazione è stata espressa dalle associazioni dei consumatori. Il rialzo dei tassi deciso dalla Bce produrrà una stangata per le famiglie italiane che stanno pagando un mutuo a tasso variabile mediamente pari a 204 euro all’anno, 17 euro al mese. Il calcolo è del Codacons, secondo cui "l’aumento del tasso di riferimento e il conseguente aumento del costo dei mutui metterà in difficoltà con il pagamento delle rate almeno 30.000 famiglie che attualmente riescono a onorare ancora i loro debiti. Insomma", osserva una nota, "è la fine di un periodo positivo per le famiglie che avevano contratto mutui a tasso variabile". Per il Codacons, "si tratta di una misura che la Bce è stata costretta a prendere per colpa dei governi europei che non hanno preso misure antinflazionistiche di politica fiscale, demandando alla sola politica monetaria il controllo dei prezzi".
L’aumento dei tassi dello 0,25% comporterà maggiori oneri per 550 milioni di euro per rinnvore lo stock del debito pubblico. Il calcolo è dell’Adusbef e si basa su 281 miliardi di euro di titoli in scadenza nel 2011: rispettivamente 125,982 miliardi di euro in Bot; 87,785 in Btp; 30,048 in Cct; 37,301 miliardi in Ctz.
Le rate dei mutui indicizzati subiranno una maggiorazione di 11 euro al mese (132 euro l’anno) per un mutuo decennale di 100.000 euro a tasso variabile, che passa dal 2 al 2,25 per cento e con il costo della rata mensile, che passa da 920 a 931 euro. Maggiori oneri per un mutuo di 100.000 euro di durata ventennale che passa da 506 euro al mese a 518,con un aumento di 12 euro mensili (144 euro l’anno. I ratei dei mutuatari con prestiti da 200.000 euro a 10 anni passano da 1.840 euro mensili a 1.862 (+22 euro al mese, + 264 euro annui). Per un mutuo ventennale di 200.000 euro la rata mensile passa da 1.012
euro a 1.036 euro (+24 euro mensili  che fanno +288 euro l’anno).
Giudizio negativo viene dal Pd, per bocca di Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro: "La scelta della Bce di avviare un cambio di direzione della politica monetaria è sbagliata in una fase in cui la "core inflation" è all’1%, permangono ampi margini di capacità produttiva inutilizzata nelle aziende e la disoccupazione rimane elevatissima in Europa. E’ un errore che si aggiunge agli errori di impostazione della politica economica comune definita dai governi di centro-destra europei. Lo scenario davanti a noi, segnato dalla linea mercantilista imposta dalla Merkel, è sempre più esposto a rischi di stagnazione, elevata disoccupazione e instabilità finanziaria, come l’esempio portoghese dimostra. Come ripetutamente indicato dai partiti riformisti europei e dal gruppo dei Socialisti e Democratici a Strasburgo, è necessaria una politica economica alternativa per avviare un motore autonomo di crescita endogena nell’Unione Europea".
Intanto, per l’agenzia di rating Moody’s, l’Italia non corre il rischio di essere contagiata dalla crisi del debito sovrano che ha già colpito Grecia, Irlanda e Portogallo. secondo gli analisti, il Paese è al riparo perchè non ci sono i presupposti, sia strutturalmente che e storicamente, per una diffusione all’Italia della crisi dei debiti pubblici.
In un incontro con la stampa oggi a Milano gli analisti di Moody’s hanno sottolineato che lo sforzo che il governo dovrà fare per tenere sotto controllo il debito pubblico italiano sembra relativamente contenuto, sia rispetto ad altri Paesi europei, dove le correzioni sono brutali, sia rispetto al passato, con l’Italia che da decenni convive con un debito molto elevato.
In particolare l’Italia ha dimostrato negli ultimi decenni la capacità di invertire la tendenza del debito pubblico ed è stata in grado di generare avanzi primari importanti. Inoltre, secondo Moody’s, c’è uno spazio di manovra per risparmiare e aumentare l’efficienza nella Pubblica Amministrazione, nella qualità della spesa e nella tassazione.

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