7 Aprile 2011

La Bce alza i tassi all’1,25% Il Codacons: mutui variabili più cari

Aumento di un quarto di punto. Trichet: anche con il rialzo deciso oggi restano bassi
 

MILANO – La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi d’interesse di un quarto di punto, portandoli all’1,25%. Rialzati dello 0,25% anche i tassi di deposito e quelli marginali. È la prima stretta monetaria varata dal Consiglio direttivo da metà del 2008 ed era ampiamente prevista dal mercato. La Bce ha aumentato anche il tasso marginale, dall’1,75% al 2% e ha fissato quello sui depositi allo 0,5%.

DECISIONE – La decisione della Bce di alzare i tassi riflette le «attuali condizioni molto accomodanti» della politica monetaria. Lo ha detto il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, spiegando che vi sono «rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi». La Bce dovrà quindi «monitorare molto attentamente» tutti gli sviluppi della situazione economica a partire dall’inflazione ha aggiunto Trichet, utilizzando un linguaggio che potrebbe preannunciare nuovi rialzi dei tassi in arrivo dopo quello di oggi. Trichet ha evocato infatti il rischio di «ulteriori rialzi» dei prezzi energetici. Trichet ha spiegato poi che anche con il rialzo deciso oggi i tassi di interesse dell’area euro «restano bassi» e favorevoli all’attività economica.

CODACONS – L’aumento dei tassi d’interesse da parte della Bce secondo il Codacons «produrrà una stangata per le famiglie italiane, che stanno pagando un mutuo a tasso variabile, mediamente pari a 204 euro all’anno, pari 17 euro al mese». Per il Codacons l’aumento del tasso di riferimento ed il conseguente aumento del costo dei mutui «metterà in difficoltà con il pagamento delle rate almeno 30.000 famiglie che attualmente riescono ad onorare ancora i loro debiti. Insomma, è la fine di un periodo positivo per le famiglie che avevano contratto mutui a tasso variabile». Per il Codacons si tratta di una misura che la Bce «è stata costretta a prendere per colpa dei governi europei che non hanno preso misure antinflazionistiche di politica fiscale, demandando alla sola politica monetaria il controllo dei prezzi».

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