La “battaglia“ per gli elettrodotti
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fonte:
- Libertà
La “battaglia“ per gli elettrodotti
Passaggio dei tralicci sui terreni: ecco gli schieramenti
Se ne sa poco, anzi pochissimo del referendum sull`abolizione della ?servitù coattiva? di elettrodotto. L`articolo 18 sullo Statuto dei Lavoratori, primadonna della consultazione a cui siamo chiamati domenica prossima, ha oscurato l`altro quesito referendario, quello sugli elettrodotti appunto, che tocca un campo minato come l`elettrosmog, su cui sono fioriti un po` ovunque comitati di cittadini. In poche parole: il referendum verte sull`abrogazione delle norme che fanno obbligo ai proprietari di fornire passaggio sui propri terreni alle condutture elettriche aree e sotterranee impiantate da chi (specialmente Enel, ma presto anche altri gestori) ne abbia avuto autorizzazione dagli organi competenti. Il voto «sì» propone l`abolizione di quest`obbligo, il voto «no» mantiene la situazione di fatto.
Chi ha promosso il referendum chiede l`abrogazione dell`articolo 119 di un testo unico approvato nel lontano 1933 e dell`art. 1056 del Codice Civile: sono i fondamenti giuridici su cui appoggia l`obbligo di servitù. Ma il quesito non impedisce la possibilità di installare un elettrodotto contro la volontà del proprietario: rimane sempre attuabile il ricorso all`esproprio in nome della pubblica utilità.
Tuttavia, per il Comitato del ?sì? è importante aprire un fronte di discussione nazionale su una materia nuova che ha preso enormemente piede e rischia di sfuggire di mano: il proliferare di impianti e antenne.
I due fronti Il fronte del «sì» a Piacenza coincide con quello per il «sì» al referendum sull`articolo 18: ci sono Rifondazione Comunista, i Verdi, la sinistra sindacale ?Lavoro e società?, Alp, Cobas, il collettivo BorgoRosso, i Giovani Comunisti, in più si aggiungono Legambiente, Codacons in rappresentanza dei consumatori (anche Federconsumatori è per il sì), e Conacem, il Comitato Nazionale Campi Elettromagnetici. Più sotterraneo il fronte del «no», non essendosi costituito un comitato. C`è chi si è comunque esposto: il parlamentare Tommaso Foti in primis e Confindustria.
Testimonianze In diversi strati produttivi si ragiona sulle conseguenze di un referendum che lascerebbe aperti molti problemi. Federica Arduini, consigliera delegata all`ambiente del Gruppo Giovani Imprenditori, reduce da un incontro romano in Confindustria, argomenta che se passassero i «sì» non sarebbero più fondamentali la conformazione geografica del terreno o il risparmio di costi per gli elettrodotti, ma lo diventerebbero «i confini di centinaia di piccole proprietà, o le idee politiche o le ambizioni economiche di tanti piccoli proprietari, si avrebbero centinaia di trattative private, lunghi tempi di progettazione, chilometri di cavi, di infrastrutture sprecate e costi insostenibili…».
Di ben altro avviso è il Codacons che si è posto al servizio di chi voglia far ricorso contro il passaggio imposto di un elettrodotto.
Giovanni Beretta, portavoce Codacons, cita il caso della consigliera comunale di Sarmato Caterina Maggi, la cui famiglia è ricorsa al Tar contro Comune, Provincia ed Enel sull`autorizzazione ad un elettrodotto in terreno di sua proprietà. «Oggi – afferma la Maggi – non ci sono più le condizioni del Dopoguerra, quando bisognava elettrificare il Paese, si parla di migliorare un servizio ed Enel deve porsi in modo corretto verso il mercato, mentre spesso opera scegliendo le soluzioni meno onerose al di là dai danni che può provocare. Bisogna valutare bene quando c`è pubblica utilità o meno».
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