7 Marzo 2003

«La banca rimborsi i doppi interessi»

SENTENZA-PILOTA IN UNA CAUSA DEL CODACONS CONTRO IL SANPAOLO

«La banca rimborsi i doppi interessi»

La replica: «Dai giudici solo un principio di massima, ricorreremo»





LA causa pilota al Tribunale di Torino si è chiusa pochi giorni fa. Con una parziale vittoria dei consumatori contro uno dei colossi del mondo bancario e finanziario italiano. Il giudice Silvia Vitrò, della prima sezione civile, ha dichiarato illegittimo il rifiuto del SanPaolo Imi alla richiesta di rimborso dei cosiddetti «interessi anatocistici», una parola per i profani quasi incomprensibile che indica la capitalizzazione trimestrale degli interessi, in pratica gli interessi sugli interessi che gli istituti bancari percepiscono da chi va «in rosso», da chi chiede un fido, da chi è moroso nel pagamento del mutuo. A far causa al SanPaolo Imi è stato il movimento di consumatori Codacons, che attraverso gli avvocati Tiziana Sorriento e Marco Donzelli ha chiesto al Tribunale di pronunciarsi sul «no» che la banca torinese ha sempre opposto alle richieste di restituzione avanzate dai clienti. Una causa analoga, sempre promossa dal Codacons contro la Banca Popolare di Milano, è attualmente in corso al Tribunale meneghino. Dopo un procedimento durato oltre un anno e mezzo, il giudice Vitrò ha accolto la principale richiesta del Codacons – l´illegittimità del SanPaolo Imi a rifiutarsi di restituire gli interessi anatocistici ai clienti che ne facciano richiesta – ma ha respinto altre due domande avanzate dal movimento dei consumatori: ordinare alla banca il rimborso delle somme indebitamente pagate e di ricalcolare gli interessi debitori dei clienti. Il Tribunale ha dichiarato entrambe le richieste inammissibili. La sentenza del giudice Silvia Vitrò fa esplicito riferimento al nuovo orientamento della Corte di Cassazione, che con un paio di sentenze del 1999 ha dichiarato illegittimo il calcolo degli interessi sugli interessi praticato da tutte le banche italiane fin dagli anni `50. Nel 2001 un decreto legge ha di fatto reintrodotto l´anatocismo, obbligando però gli istituti di credito a calcolare la capitalizzazione trimestrale anche sugli interessi attivi dei clienti. E´ rimasto però in piedi il problema degli interessi illegali percepiti dalle banche italiane fra il 1990 e il 2000 (quelli precedenti sono finiti in prescrizione). E qui si inserisce la causa promossa a Torino dal Codacons. «Qualsiasi cliente che ha chiesto la restituzione di queste somme si è visto opporre un deciso rifiuto – spiega l´avvocato Tiziana Sorriento – con la promessa che la banca si sarebbe opposta alla sua domanda fino in Cassazione. Nessuno se l´è sentita di affrontare a sue spese una causa civile che potrebbe durare molti anni». Di qui la decisione del Codacons di affrontare direttamente la questione, almeno in via di principio. Forti della legge 281 del ´98, che consente alle associazioni di consumatori di agire a tutela degli interessi dei cittadini e degli utenti, gli avvocati del Codacons hanno ingaggiato battaglia con in SanPaolo Imi, assistito dall´avvocato Gino Cavalli. «Grazie a questa sentenza – fanno sapere i responsabili dell´associazione consumatori – ora non è più in dubbio il diritto del cliente a farsi restituire gli interessi. Quindi tutti i correntisti del SanPaolo Imi possono ottenere la restituzione degli interessi anatocistici pagati negli ultimi dieci anni». Quali effetti potrà avere la sentenza del Tribunale di Torino, che gli avvocati Sorriento e Donzelli definiscono «rivoluzionaria»? Per il Codacons potrebbe portare le banche a sborsare ciascuna circa 10 milioni di euro a favore dei clienti, per un valore complessivo, a carico del sistema bancario, pari a circa 600 milioni di euro. Il SanPaolo Imi, intanto, annuncia l´intenzione di presentare appello. «La sentenza del giudice di Torino fa riferimento a un principio stabilito dalla Cassazione che non sempre è stato accolto in altri Tribunali – osserva un portavoce dell´istituto bancario – quindi i nostri avvocati ricorreranno senz´altro in appello. Inoltre se è vero che il giudice ha stabilito un principio di massima, è anche vero che ha respinto le richieste specifiche avanzate dalla controparte, che ci chiedeva di calcolare i rimborsi e mandare lettere di avviso a tutti i clienti». Il Tribunale ha però disposto la pubblicazione di un estratto della sentenza sulla «Stampa» e sulla «Repubblica».

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