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11 Febbraio 2003

La banca? Ora prende perfino le impronte

La banca? Ora prende perfino le impronte

Per entrare alla Carige del Centro Euclide i clienti devono lasciare la ?foto? dell?indice e del volto




FA FREDDO sulla via Flaminia Nuova in questi giorni. Fa freddo come in tutta Italia. Eppure la signora Maria benché si sia ricordata di indossare i guanti è costretta a sfilarli e a riporli nella borsetta. Almeno se intende entrare nella sua banca, la filiale della della Carige che si trova all?interno del centro Euclide. Già, perché da venerdì l?istituto di credito ligure ha installato all?ingresso una nuova porta che si apre soltanto dopo che il cliente si è fatto ?fotografare“ il volto e rilevare le impronte digitali.
A Roma, per carità, non è una novità. Ma ora il fenomeno si sta allargando a macchia d?olio. «In Italia – dicono all?Abi – sono 600 le filiali che sono dotate di porte con impronte digitali, molte a Roma. Comunque tutti i problemi legali sono stati superati». E la Carige annuncia: «Stiamo installando le nuove porte un po? alla volta quando ristrutturiamo le agenzie. Nel Lazio ne arriveranno presto molte altre perché abbiamo acquistato numerose filiali da Capitalia. Siamo una banca all?avanguardia ma è chiaro che prima di aver adottato un sistema del genere ci siamo assicurati della presenza di tutti i permessi».
E anche se i dati sono criptati, consultabili solo dalle forze dell?ordine e dall?autorità giudiziaria in caso di reati, e cancellati dopo 7 giorni, non ci vuole molta fantasia per immaginare le proteste e le polemiche all?ombra del Colosseo. C?è chi ne fa una questione di praticità: «C?ho settant?anni – taglia corto Giovanni P – Non ho la capacità nè la fantasia di imparare a giocare con questi attrezzi. Vorrà dire che i soldi li rimetterò sotto al materasso, come una volta. Ma sti computer non dovevano migliorarci la vita?». C?è, invece, chi si appella alla privacy: «Telecamere, controlli satellitari, cellulari, Internet – sbotta Marcello, 32 anni – Se continua così ci forniranno anche una divisa numerata». Ma c?è anche chi è soddisfatto: «Non lo so – dice Nicola Maurlo – forse è meglio». E Ornella Giannoccolo: «I problemi ce li può avere solo chi ha qualcosa da nascondere».
Il garante della Privacy sul tema si è già espresso anche se non proprio nettamente: «Sì alle impronte digitali ma solo a certe condizioni». Capire, però, quando esistono queste condizioni e soprattutto chi sia deputato a farle rispettare è un bel problema.
Le associazioni di difesa dei consumatori sono pronte a dichiarare guerra: «Ogni tecnica o metodo di riconoscimento specifico del singolo consumatore che si adopera all`acquisto di un bene o servizio è vietato dalla legge – sottolinea Italo Mannucci, presidente del Codacons Lazio – Su questa storia andremo a fondo».
Mi raccomando, fate presto. Altrimenti per la signora Maria, e per tanti altri, saranno guai. Ieri è rimasta nel bussolotto una decina di minuti: prima le impronte con i guanti, poi con il pollice, infine con l?altra mano fino a quando non è stata ?liberata“ dal direttore dell?agenzia.

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