21 Febbraio 2013

La banca attende il prestito di Stato per il rilancio

La banca attende il prestito di Stato per il rilancio

Cesare Peruzzi FIRENZE. Sprint finale per i Monti bond di Banca Mps. Il Tar del Lazio deciderà oggi sul ricorso del Codacons contro il nuovo aiuto di Stato al gruppo senese. Oggi si esprimerà anche la Corte dei Conti, a cui sempre l’ Associazione dei consumatori ha inviato una diffida di 142 pagine di motivazioni tecnico-finanziarie contro la registrazione del decreto legge Sviluppo che prevede l’ impegno pubblico nei confronti di Siena. Se ci sarà contemporaneamente il via libera dei giudici del Tar e dei magistrati contabili, l’ emissione delle obbligazioni ibride di Mps riservate al Tesoro andrà in porto, come previsto, entro il primo marzo. I Monti bond sono figli del diktat con cui l’ Eba, l’ Autorità bancaria europea presieduta dall’ italiano Andrea Enria, a ottobre 2011 stabilì che a Siena serviva un rafforzamento patrimoniale «straordinario e temporaneo» di 3,2 miliardi. Sul calcolo pesava la svalutazione teorica dell’ enorme portafoglio di BTp posseduto da Rocca Salimbeni: circa 25 miliardi all’ epoca, quando lo spread era a quota 500. La prima mossa di Montepaschi, che aveva appena realizzato un aumento di capitale da 2,1 miliardi, fu di cambiare management: a gennaio 2012 lasciò il direttore generale Antonio Vigni (a tre mesi dalla scadenza naturale), sostituito da Fabrizio Viola. Tre mesi dopo è toccato a Giuseppe Mussari passare la mano ad Alessandro Profumo e Viola è diventato amministratore delegato. Per trovare patrimonio, i nuovi vertici del gruppo hanno varato una serie di operazioni come la conversione per circa un miliardo dei prestiti ibridi “fresh” (quello del 2003 e quello ben più noto del 2008), il cambio dei modelli di calcolo degli attivi a rischio e il deconsolidamento di asset. Quando arriva la scadenza indicata dall’ Eba, cioè giugno 2012, Siena non ha ultimato i compiti a casa: mancano all’ appello 1,5 miliardi di patrimonio e così, nei mesi successivi, matura l’ idea di ricorrere a un nuovo finanziamento pubblico che sostituisca i Tremonti bond del 2009 (1,9 miliardi che Rocca Salimbeni aveva annunciato di voler restituire con l’ aumento di capitale del 2011), in aggiunta a quel miliardo e mezzo necessario per adeguarsi ai parametri Eba. Lo scorso novembre, quando già è partito l’ iter dell’ intervento statale che prevede la sottoscrizione di strumenti finanziari straordinari da parte del Tesoro (i cosiddetti Monti bond), saltano fuori le perdite nascoste sulle operazioni strutturate Santorini, Alexandria e Nota Italia, che i nuovi vertici del gruppo senese scoprono e denunciano, con un impatto patrimoniale negativo stimato in 500 milioni. La richiesta di Monti bond da 3,4 sale così a 3,9 miliardi (a un tasso del 9% in aumento biennale fino al 15%), con la possibilità di arrivare a 4,5 miliardi calcolando anche il pagamento degli interessi relativi al 2012 e al 2013. Nell’ ultimo anno e mezzo, lo spread è calato di quasi 200 punti e dunque, se fatto oggi, il test dell’ Eba metterebbe in evidenza una necessità patrimoniale per la banca senese nettamente più bassa rispetto al 2011. Ma, tant’ è: con i 4,071 miliardi (3,9 più 171 milioni d’ interessi 2012) che Rocca Salimbeni incamererà, il gruppo guidato da Profumo e Viola è pronto a giocare la sfida più difficile, cioè l’ attuazione del piano industriale. Va in questa direzione la ricerca di un partner per il back office. «Dobbiamo completare le procedure e contiamo di far partire la gara entro la fine di marzo», spiega Viola. L’ operazione si realizzerà in tre tempi: la prima selezione di mercato riguarderà una quindicina di potenziali acquirenti; in un secondo momento la gara si restringerà a tre soggetti; quindi nascerà una newco, con Siena in minoranza, dove confluiranno 1.100 dipendenti del settore. La nuova società diventerà operativa nella seconda parte dell’ anno. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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