7 Novembre 2001

«La Asl rimborsi i famarci salvavita»

Il tribunale accoglie il ricorso di una donna malata di cancro costretta a costose cure
«La Asl rimborsi i famarci salvavita»
Pagava cinque milioni al mese per le medicine a una struttura privata

LE AZIENDE sanitarie locali dovranno rimborsare integralmente i farmaci necessari ai malati di tumore. Le Asl quindi devono pagare i medicinali anablastici utili a curare le persone colpite dal terribile male.
E` questa la decisione presa ieri pomeriggio dal giudice Scaramuzzi della seconda sezione del Tribunale civile, che ha accolto il ricorso di una donna, Maria M., affetta da cancro al pancreas, che spendeva milioni ogni mese per comprare il “Campto“, il medicinale che viene somministrato ai pazienti che sono sottoposti a cure di chemioterapia e ipertermia.

La donna infatti un mese fa è venuta a conoscenza di essere costretta a tirare fuori dalle proprie tasce oltre cinque milioni per ogni ciclo mensile che stava effettuando presso la struttura privata “Villa Sturat“, che è in grado di applicare la terapia ipertermica: ha infatti i macchinari adatti e medici specializzati. Solo che Maria M. non aveva la possibilità di affrontare una spesa del genere e quindi ha deciso di rivolgersi al Codacons, attraverso l`avvocato Carlo Rienzi, per ottenere il pagamento del medicinale dalla Asl Rm/A per poter portare avanti la terapia.

Il problema del mancato rimborso del farmaco è stato sollevato dal Codacons lo scorso ottobre, poiché la donna, di 49 anni, non riusciva ad ottenere le medicine necessarie per lottare contro il tumore. Questo perché, in base a quanto sostenuto anche dal difensore nel corso delle udienze, la regione Lazio non avrebbe ancora accreditato le strutture sanitarie private, convenzionate o meno, anche se la Finanziaria del `99 aveva stabilito che questo tipo di farmaci salvavita dovevano essere forniti direttamente dalla Regione o dalle Asl, sia se il paziente si curava in un ospedale o in una clinica accreditata.

«Nel caso di Maria M. – ha spiegato il giudice Scaramuzzi – è la regione Lazio che non si è attrezzata per consentire ai malati assistiti dal Serivizio Sanitario Nazionale di esercitare il loro diritto a sottoporsi a spese dell`Amministrazione pubbica, a sedute di ipertermia oncologica». La donna infatti si deve sottoporre a cicli di chemioterapia abbinata alla ipertermia, cioé onde riscaldanti elettriche emesse da particolari apparecchi durante la terapia chemioterapica.
«L`Azienda sanitaria locale Rm/A deve provvedere all`immediato ed integrale rimborso in favore di Maria M. – ha disposto il giudice civile – del costo del farmaco “Campto“ o di altro equivalente farmaco antiblastico».

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox