26 Settembre 2016

La “658”, la strada dell’ insicurezza

La “658”, la strada dell’ insicurezza
Pensata prima dell’ avvento della Sata, oggi supporta volumi di traffico da autostrada

POTENZA -Fiori legati al guardrail. Se ne contano tanti lungo il percorso. E con i fiori le lapidi, con foto sbiadite di quelle esistenze cancellate. E’ un piccolo cimitero la Potenza-Melfi. La strada “della morte”, quella che quasi ogni giorno è teatro di un incidente, resta però un’ arteria di grande pericolo. Nessun intervento progettato in questi anni è riuscito a risolvere i problemi di sicurezza. E i morti continuiamo a contarli. Perchè quella strada -che quasi per l’ intero suo percorso è attraversato da un’ unica striscia bianca – si è caricata negli anni di un flusso di auto molto maggiore di quello previsto in origine. Tanti i mezzi pesanti e tante anche le manovre pericolose degli automobilisti (come documentiamo nella foto pubblicata in alto e scattata venerdì scorso). Il nome originario della Potenza-Melfi-a parte il numero della statale, “658” com’ è noto – è “strada dell’ Aglianico”: l’ idea era quindi quella di una strada veloce, panoramica, utile agli abitanti dell’ area per evitare i vecchi e disagevoli tracciati e destinata tutt’ al più a un turismo enogastronomico, oltre a rappresentare il primo, vero collegamento tra l’ area di Potenza, quella del Vulture e altre importanti fasce come quella adriatica e l’ asse Bari -Napoli. Da Melfi, infatti, si trasforma in strada provinciale Melfi – Ofanto e incrociare la strada statale 655 Bradanica. Da là si può andare verso Foggia o verso Matera. Nessuno, alla sua apertura, negli anni Ottanta, pensava all’ avvento di un unico, enorme stabilimento che avrebbe modificato molti aspetti del territorio, primo fra tutti quello della mobilità: la Sata di San Nicola di Melfi, Fiat fino alla rivoluzione di Sergio Marchionne, oggi Fca, aperta nel 1994. Sulla strada veloce, all’ improvviso, si riversa un traffico da autostrada. Ogni giorno vi transitano dai 10.000 ai 15.000 mezzi. Molti di questi sono veicoli ingombranti: bus che portano nello stabilimento o a casa gli operai, bisarche che trasportano le auto prodotte a San Nicola, tir che recapitano il materiale di lavorazione nell’ industria principale e nelle tante aziende dell’ indotto. Da decenni si parla di raddoppio: ma è rimasto una buona intenzione Fino a qualche anno fa il bilancio delle vittime della strada sembrava quello di un conflitto: non pochi operai raggiungevano lo stabilimento con i propri mezzi, guidando magari per due o più ore all’ andata e al ritorno, stremati dalla fatica del lavoro e dai turni, magari in ore notturne. Oggi c’ è sicuramente un maggior numero di operai che hanno deciso di sacrificare una parte di autonomia per una maggiore sicurezza e viaggiano nei pullman, magari approfittandone per riposare. Ma gli incidenti continuano a esserci e le vittime anche. E molti, come già detto, dipendono da comportamenti irresponsabili. Ma, fatta la tara dei comportamenti da censurare, la larghezza della strada (circa 9 metri, con una banchina di un metro e mezzo) non supporta più il volume, la frequenza, le caratteristiche del traffico. C’ è una parola magica- ma non negli effetti, perché non ha ancora prodotto nulla di nulla – che di solito viene evocata parlando della 658: “raddoppio”. Un concetto che viene ribadito da tempo. Si pensi che il 17 settembre del 1996 il il Comitato provinciale per l’ ordine e la sicurezza pubblica, organo presieduto dal prefetto di Potenza, stabilì che la strada statale «in futuro dovrà essere raddoppiata perché troppo pericolosa. Intanto, da subito, verrà potenziata la segnaletica stradale e il controllo da parte delle forze dell’ ordine». C’ erano già stati i primi morti per incidenti così violenti che avevano impressionato l’ opinione pubblica e le autorità. Però quel concetto – “raddoppio” – rimase nelle Berlinguer cancella il raddoppio: renderla più larga, solo per brevi tratti intenzioni delle autorità: l’ Anas non vi ha mai provveduto né gli enti regionali hanno mai realizzato alcunché capace di effetti in tal senso. Nel novembre del 2014 l’ allora assessore alle Infrastrutture e opere pubbliche, il tecnico Aldo Berlinguer, lanciò una campagna di comunicazione denominata “Ri voluzione Infrastrutture”: nelle intenzioni dichiarate – insieme a una serie di lavori illustrati in un grande schema a colori – c’ era anche una casella dedicata alla Potenza-Melfi. Vi si leggeva: “Messa in sicurezza Ss 658”. Il concetto si era già ridimensionato: non raddoppio tout court, opera evidentemente utopica o comunque non considerata, ma dei più semplici lavori per rendere più larga, solo per brevi tratti, la statale. Il dettaglio recitava infatti: «Corsie aggiuntive in tre tratti distinti per favorire la fluidità del traffico». Insomma, la possibilità, per gli automobilisti più frettolosi, di abbandonare le lunghe code dietro al camion di turno e sorpassare in sicurezza. Inoltre: «Allargamento della banchina per 1,5 km». Costo totale: 33 milioni di euro (provenienti non si sa da dove). Termine previsto (presumibilmente per l’ inizio dei lavori, quanto meno per la cantierizzazione dell’ opera): fine del 2014. Siamo alla fine del 2016 e non se ne sa ancora nulla. Il 18 febbraio scorso lo stesso Berlinguer aveva ricordato l’ approva zione da parte del consiglio regionale, il 27 ottobre 2015, di una mozione che impegnava la giunta regionale «ad attivare Codacons inserì l’ arteria nella graduatoria delle “strade meno realizzate” azioni finalizzate a dare priorità agli interventi previsti sulla statale 658 PotenzaMelfi». Berlinguer aveva dunque partecipato a un incontro in prefettura (con rappresentanti delle forze dell’ ordine, dell’ Anas e degli uffici competenti della Regione Basilicata) in cui era stata sottolineata la necessità e l’ opportunità di incrementare l’ attività di controllo sull’ arteria: si pensava a installare il sistema “Vergilius” sulla strada. «Dobbiamo adottare urgenti misure di prevenzione. Anas faccia presto», aveva detto l’ assessore, spingendo l’ Azienda per le strade a recuperare i soldi stanziati coni Fondi di sviluppo e coesione per mettere in sicurezza la statale. Nello stesso periodo, l’ associazione dei consumatori Codacons inserì la PotenzaMelfi nella graduatoria delle “strade meno realizzate d’ Italia”, al quarto posto, spiegando: «Stato d’ avanzamento 4,8%”. Da allora: della Rivoluzione Infrastrutture non si è parlato più, la promessa dell’ assessore («entro fine 2014…») si è rivelata diciamo così ottimista, Verglius non è stato installato, la messa in sicurezza non è stata realizzata e, insomma, non si è mossa foglia o quasi: un primo stralcio non risolutivo è stato avviato, il resto, ben più corposo, è ancora in fase di studio. Della promessa fatta a maggio scorso del viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini («Gli interventi per ammoderna ree mettere in sicurezza la 658 PotenzaMelfi saranno finiti entro il 2017») si potrà dire qualcosa fra un anno.
ANTONELLA GIACUMMO

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