13 Luglio 2010

L’ USATO SICURO DELLA TV

Trattasi dell’ eterno ciclo e riciclo -roba un po’ filosofica, alla Giambattista Vico- dei palinsesti. Codesta notizia del ritorno implacabile delle repliche nella tv d’ estate, dell’ "usato sicuro" e del conseguente attacco di bile degli spettatori è, in realtà, una non-notizia. Nella denuncia a difesa degli utenti incazzatissimi («Ha ragione chi protesta, se è in casa e non in vacanza e paga l’ abbonamento Rai! … ») e contro il riciclo tv, giorni fa, era giustamente rullato l’ intellettuale disorganico Platinette; l’ aveva fatto a testa bassa, tipo alce dopato, nella sua rubrica su Di Più. E oggi che sulla faccenda ci tornano i Robespierre consumeristi del Codacons che cercano, nel buon nome della continuità del servizio pubblico, perfino di svegliare dalla narcosi della Commissione Vigilanza Sergio Zavoli invocandone l’ interven to; beh, il fatto diventa motivo di dibattito. A parte il fatto che Zavoli stesso è una replica di se stesso, qua siamo alla replica dell’ indignazione sulle repliche televisive. DA REXATOTÒ «…Ormai sono migliaia le proteste dei telespettatori, specie anziani, che lamentano di non avere alternative», ulula l’ associazione dei consumatori (maratoneta dell’ esternazione: in due giorni è riuscita ad esprimersi anche sul codice della strada, sulle vacanze troppo care, sulle tariffe alberghiere in Sardegna e sui bond argentini). «Su Raiuno, l’ ammiraglia, in fatto di repliche, ci ritroviamo la solita "Signora in giallo", in onda ininterrottamente dal 1984, l’ immancabile "Don Matteo", "Le sorelle McLeod", e, udite, udite, "Il commissario Rex", in onda ininterrottamente dal 1997, per chiudere la serata con Un medico in famiglia». Ora, noi non nutriamo gran simpatia per il Codacons, incasinata imitazione della banda di Sherwood. Ma, onestamente, non si può dargli torto, anche quando aggiunge: «Non che la programmazione Mediaset sia molto migliore: "Carabinieri" e "Di stretto di polizia"… Possibilela7,  che in estate non sappiano altro che intasarci di telefilm (un bel film no, eh!) e per di più riproporci di anno in anno le stesse identiche serie, di più, gli stessi identici episodi già trasmessi l’ anno precedente? Ma non possono almeno propinarceli con periodicità triennale, così da farci almeno dimenticare come vanno a finire?». Bella domanda. Per non dire di "Zelig", "Scherzi a parte", "I Cesaroni"; perfino di quell’ "1contro 100", che nel 2008, col 21% di share, pareva l’ epigrafe funeraria diAmadeus e invece oggi, data la retrazione gengivale degli ascolti, strappa il sorriso ai pubblicitari. Ora, il discorso delle repliche estive -oggi giustificato con un imperturbabile: «C’ è la crisi…» è antico, e più complesso di quanto appaia. Il programma ben rodato e di sicuro appeal, l’ evergreen, spesso salva l’ access prime time. E, altrettanto spesso, gonfia la seconda serata sul percorso di quel che i semiologi chiamano "struttura iterativa", ossia la sicurezza rassicurante di conoscere sempre protagonisti, inizio e fine della storia. Prima della prima serata vanno i quiz e i telefilm, appunto; dopo vi fiottano i film classici e ansiolitici: Bud Spencer e Terence Hill, Don Camillo e Peppone, Totò in blocco, la commedia scollacciata anni ‘ 70 (medie dal 10 al 17% di share). IL BUSINESS DE LA7 La loro programmazione è una liturgia, un mantra ipnotico che catatonizza lo spettatore di ogni età passando dalla noia nello stracult. In tali casi gli ascolti reggono e consentono di tirare il fiato per i programmi/ fotocopia della stagione successiva. Ma sul trito rito delle repliche è la Rai – esigente il canonequella più imbarazzata. La7 della riproposizione dei programmi ha fatto una filosofia e un business: la sua La7.tv, ossia la visione delle repliche sul web, era di 14 minuti medi, oggi è salita a circa 27 minuti. I programmi sportivi, come il rugby e la America’ s Cup di vela, sono frequentatissimi; e proposte all’ inizio non brillantissime come la prima puntata di "Crozza Alive" sono diventate il 2° programma più visto del 2010; gli stessi "L’ Infedele" e "Tetris" registrano tempi medi di visione superiori ai 45 minuti, e il tasso generale di abbandono della visione è del solo 3%. Mediaset, invece, quest’ anno, è meno preoccupata delle lamentele degli spettatori per il riciclo; vuoi perché chi cerca le novità si sintonizza sui canali digitali, vuoi perché l’ azienda oramai tende a considerare gli obiettivi di share non tanto sul "totale individui" ma sul target commerciale 15/64. Ma questa è un’ altra storia…

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