11 Marzo 2015

L’ ultimo spettacolo: morire di reality

L’ ultimo spettacolo: morire di reality

La realtà, nell’ epoca della sua riproducibilità televisiva, alla fine resta ciò con cui fare davvero i conti, vita & morte sul serio, che prevalgono sul resto. L’ attrice francese Catherine Spaak (che è scappata via dall’ Isola dei famosi italiana, su Canale 5) ieri, in merito all’ incidente avvenuto in Argentina in cui sono morti tre atleti francesi e 5 membri dell’ equipe del reality Dropped di TF1, oltre a due piloti argentini, ha detto: “Sono addolorata per quanto accaduto. Il mio pensiero va alle famiglie di questi giovani uomini e donne. Sono stata ampiamente criticata dalla stampa per la mia scelta di abbandonare L’ Isola dei famosi e sono legata fino al termine della trasmissione a un contratto blindato che mi obbliga alla riservatezza. Posso semplicemente dire una cosa: è un tragedia annunciata, questo sì voglio dirlo, per il resto preferisco non entrare nel dettaglio”. La Spaak, venendo via dall’ Isola aveva detto di aver fatto quella scelta perché aveva avuto paura di morire ed era rimasta scossa dalla tempesta che si era abbattuta sull’ Honduras in quella che avrebbe dovuto essere la prima puntata, poi rinviata di una settimana. Il punto è che, al di là del giusto cordoglio per le vittime e dell’ emotività legata alle cronache, la morte è il finale già scritto della vita umana, nella realtà e non nei reality. Dove, certo, può capitare. Sempre a Dropped (ancora lui), nella versione indiana, si registrò nel 2013 la morte in diretta di un concorrente, Saliendra Nath Royche, stroncato da un infarto durante una prova estrema che prevedeva il guado di un fiume, appeso per i capelli su un cavo metallico. E nel 2006 ci fu la morte dell’ australiano Steve Irwin, noto come “Mr. Crocodile”, ucciso da una puntura di una razza mentre girava un documentario della serie Crocodile Hunter dove si avvicinava a qualsiasi animale feroce e pericoloso. Statisticamente dati minimi, rispetto ai casi di morte nella vita reale, quotidiana. Per questo la richiesta del Codacons e del suo presidente Carlo Rienzi di “sospendere in Italia le trasmissioni televisive pericolose” appare sproporzionata. “Si tratta dell’ ultimo di una serie di incidenti – spiega Rienzi – anche gravi, che hanno caratterizzato negli anni il mondo della tv ed in particolare dei reality show. La ricerca spasmodica dell’ audience ha portato le produzioni televisive a spostare sempre più in là i limiti, introducendo prove e format sempre più estremi”. Il fatto è che se in tv tutto è fiction, come ha detto di recente Antonio Ricci ideatore e autore di Striscia la notizia , il programma di Canale 5, nella vita pure la fiction deve fare i conti col reale. E la morte, nonostante la società contemporanea tenti in ogni modo di rimuoverla dai propri immaginari, fa parte della vita. Perché come diceva Carmelo Bene rileggendo in tv, anni fa, brani dei poeti Pasternak ed Esenin, “se si dice è un modo di dire ma quando si muore è un modo di morire”.
massimiliano lenzi
 

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