28 Settembre 2010

L’ ultima intemerata del ministro Bossi

ROMA – A furia di non volerlo prendere troppo sul serio la faccenda si è fatta seria. L’ ultima intemerata del ministro Bossi non è una voce dal sen fuggita, è una piccola bomba ad orologeria. Esplode di prima mattina, «porci». La parola rimbalza sull’ etere e su internet. Lo sdegno sale. Alemanno conta fino a cento, non vuole cedere all’ impulso, telefona per verificare, si fa spiegare il contesto in cui le frasi sprezzanti del senatur sono state pronunciate. Poi scrive a Berlusconi: «Dopo aver a lungo pazientato e minimizzato prese di posizione di questo genere – si dice nella lettera – sono costretto a chiederle ufficialmente di intervenire presso tutti i suoi ministri affinché mantengano un atteggiamento più istituzionale e più rispettoso del ruolo di Roma Capitale e dei quasi tre milioni di cittadini che vivono ed operano nella nostra città». Troppe volte il sindaco capitolino ha evitato alzate di tono: pensato che in fondo si tratta di «una battuta da comizio priva di diretti riflessi sull’ azione di governo». Stavolta no. C’ è il sospetto, per non dire la convinzione, che ogni battuta sia come la goccia che scava la pietra. La strategia di chi ha fiutato odore di elezioni e tenta in tutti in modi di compiacere il suo elettorato e far saltare il banco. Anche perché, si fa osservare, «sono passati appena pochi giorni da quando proprio su proposta di Calderoli il governo ha approvato il decreto legislativo su Roma Capitale. Le opposizioni per una volta dimostrano i riflessi pronti. Il primo a scattare è il capogruppo pd alla Camera Franceschini: «Le parole di Bossi hanno superato ogni soglia di tollerabilità, ne ho già parlato con Bersani e con la Finocchiaro, domani (oggi per chi legge, ndr) proporrò alla presidenza del gruppo una mozione di sfiducia individuale al ministro Bossi». Pier Ferdinando Casini, leader Udc, vede un paese «che sta andando a rotoli» e «Bossi che ci sguazza». Chi prende le distanze dal delirio leghista è Formigoni. «Non sono affatto d’ accordo con la sua uscita – chiarisce il governatore della Regione Lombardia – : era una battuta ma sbagliatissima, non esprime il nostro sentimento». Scadere, scendere fino all’ insulto e poi risalire minimizzando. Schizofrenia leghista eletta a metodo di propaganda Il ministro dell’ Interno Maroni casca dal pero: «Non ho da dire niente, non ho letto questo cosa». Ma la tensione sale lo stesso. L’ Idv accusa il Tg1 di Minzolini di aver oscurato la notizia. I capigruppo Donati e Belisario scrivono una lettera aperta al Capo dello Stato a difesa «dell’ unità nazionale gravemente offesa da parte di esponenti della Lega, alcuni con incarichi istituzionali». E non finisce qui. Il Codacons presenterà oggi alla Procura di Milano un esposto. I radicali hanno annunciato una raccolta di firme per querelare il leader del Carroccio. Chiederanno anche alla Polverini e ad Alemanno di firmarla. «Querelarlo? Vedremo quali saranno le reazioni», non lo esclude il sindaco Opposizione e maggioranza capitolina, del resto, sembravano intenzionate, ieri, a presentare una mozione bipartisan poi qualcuno ha frenato. «Bossi faccia il ministro e non il comico – scrive in una nota il presidente della Provincia Zingaretti – chi dice che i romani sono dei porci o chiede immediatamente scusa o si dimetta, non tanto e non solo per la dignità dei romani ma anche per quella del nostro paese». La notizia del ministro che insulta i romani è pronta a fare il giro del mondo. In quale altro paese sarebbe possibile? «Da romana respingo con fermezza queste accuse e spero che tutto il governo prenda le distanze da questi atteggiamenti offensivi anche per i cittadini del Lazio», si indigna la presidente della Regione Lazio Renata Polverini. E il vice presidente Ciocchetti udc aggiunge, che «il "volgar" ministro» stavolta «ha toccato il fondo» E il centrodestra? mani che si allargano, imbarazzo. E se Berlusconi e Gianni Letta cercano (per ora) di starne fuori, gli altri parlano. Anche perché, fino a tarda sera, le scuse del ministro Bossi non arrivano. Anzi. Le sue parole «sono un danno per tutta la nazione», attacca Roberta Angelilli, vice presidente del parlamento europeo e membo della direzione del Pdl. Più assolutorie suonano le parole del ministro della Difesa La Russa, («va invitato amichevolmente a smettere»), e di Margherita Boniver: «Tanto rumore per nulla».

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