26 Aprile 2017

L’ ultima di Farinetti? È l’«Ultima cena» Un boccone da Oscar

L’ ultima di Farinetti? È l’«Ultima cena» Un boccone da Oscar
eataly sponsorizza il restauro, il codacons vuole vederci chiaro «il capolavoro privatizzato in cambio di una somma irrisoria»

PATRIZIA FLODER REITTER Dall’ eccellenza gastronomica al mecenatismo. Oscar Farinetti, patron dei megastore alimentari Eataly, ha destinato 1 milione di euro per il piano di conservazione dell’ Ultima cena di Leonardo da Vinci. Unico sponsor privato (i restanti 1,2 milioni arriveranno dallo Stato) di un intervento che migliorerà le condizioni di conservazione del fragile capolavoro leonardesco, Eataly contribuisce alle spese di potenziamento del sistema di filtraggio dell’ aria nell’ ex refettorio del convento milanese di Santa Maria delle Grazie, dove fu realizzato il dipinto murale. Passando dagli attuali 3.500 metri cubi di aria pulita al giorno a circa 10.000, verrà assicurata una corretta ossigenazione e potrà aumentare il numero di visitatori dell’ opera, conosciuta anche come Cenacolo. Oltre a partecipare al restauro, Eataly lancia nei suoi store la campagna di sensibilizzazione «Una cena così non si può perdere». Mentre comprano olio o mortadella, i clienti potranno prenotare una visita che durerà 50 minuti (anziché 15), in orario serale e a museo chiuso, con un esperto che spiegherà il capolavoro di Leonardo da Vinci.Il progetto si concluderà nel 2019, anno del cinquecentenario della morte di Leonardo, ed è stato presentato nel punto vendita Milano Smeraldo, inaugurato da Eataly nel 2014. «Questo è il primo restauro ambientale che garantirà all’ opera altri 5 secoli di vita e per altri 500 anni l’ umanità non si perderà questa cena», ha dichiarato Farinetti, spiegando che investe in un progetto culturale a tutela del bene pubblico «perché è giusto mettere a disposizione una parte del proprio valore aggiunto». Alla domanda su quale sarà il ritorno di immagine per Eataly, Farinetti ha risposto in maniera evasiva, dicendo che non ha «nessun merito di essere nato in Italia, di essere figlio di un partigiano che già faceva l’ imprenditore. Mi è andata bene, il minimo che devo è sdebitarmi destinando una parte di quello che guadagno a qualche cosa per il mio Paese». Iniziativa lodevole, solo che il Codacons non sembra convinto dell’ operazione e vuole «capire a quali condizioni Farinetti finanzierà il progetto, e quale sarà il ritorno economico per Eataly. Abbiamo presentato un’ istanza d’ accesso al ministero dei Beni culturali e alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Milano, per visionare l’ accordo siglato con Eataly e verificarne tutte le condizioni», fa sapere il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori. «Noi siamo sempre pronti e schierati per difendere monumenti e ciò che in Italia ha un vero valore turistico, per non privatizzarli», spiega Carlo Rienzi, fondatore e presidente del Codacons. «Abbiamo fatto una grande battaglia per il Colosseo contro la concessione che è stata data a Tod’ s per 30 anni, in cambio di pochi soldi. Temiamo che succedano cose analoghe con gli interventi per l’ Ultima cena». «Già abbiamo visto sui giornali immagini del capolavoro di Leonardo accostati alla pubblicità di Eataly», prosegue l’ avvocato Rienzi, «ci chiediamo quanto incasserà lo Stato. A quali condizioni ha ceduto l’ uso dell’ immagine dell’ opera a un privato? È stato fatto il doveroso brand value, ovvero la valutazione monetaria del bene, calcolando l’ importo che un soggetto dovrebbe corrispondere al proprietario del brand per ottenerne la disponibilità, la concessione? Serve una commissione apposita di esperti per stabilire il valore della cessione. Un milione di euro sono nulla in confronto al ritorno d’ immagine dall’ accostare il proprio marchio al Cenacolo».Il Codacons, che da almeno tre anni si sta occupando di Eataly «inviando ai Nas l’ elenco di un centinaio di prodotti non italiani, in vendita nei negozi di Farinetti, per verificare se c’ è una violazione della norma che prevede che il consumatore non possa essere indotto in errore circa il Paese d’ origine o il luogo di provenienza, il metodo di fabbricazione di un prodotto», come precisa Rienzi, negli ultimi mesi ha presentato un esposto contro presunte pratiche commerciali scorrette e pubblicità ingannevoli della nota piattaforma alimentare. Le segnalazioni erano così scottanti che l’ Antitrust aveva aperto un’ indagine, intimando a Eataly precisi chiarimenti entro il mese di marzo di quest’ anno. Nulla è ancora trapelato su decisioni ed eventuali provvedimenti presi dall’ Authority. Però sullo store online del «mangiare italiano, vivere italiano» (secondo Farinetti), sono stati fatti dei cambi come documentato dalla Verità nelle scorse settimane, mettendo a norma etichette di prodotti o eliminando diciture non chiare segnalate nell’ esposto. Del tutto ingiustificato, dunque, il sarcastico «cosa si risponde a gente così?», con cui patron Oscar ha liquidato le perplessità del Codacons sull’ operazione Ultima cena. Fa male il patron di Eataly «a schernire i consumatori italiani», ribatte il Codacons, ricordando che Farinetti era già stato multato con 50.000 euro dall’ Antitrust «per aver ingannato gli acquirenti nelle informazioni rese su alcuni prodotti». Il coordinamento si riferisce alla delibera dell’ Antitrust del 13 aprile 2016 che sulla questione «Vino libero» aveva ritenuto il comportamento di Eataly «pratica commerciale scorretta ai sensi degli articoli 20, 21, comma 1, lettera b, e 22 del Codice del consumo», imponendo una sanzione amministrativa pecuniaria di 50.000 euro. Cos’ era successo? Dopo le segnalazioni del Codacons, che nel 2014 aveva denunciato l’ ingannevolezza dell’ espressione «Vino libero» utilizzata nei punti vendita Eataly (con etichette adesive sulle bottiglie e sulla cartellonistica esposta nei negozi), perché lasciava intendere al consumatore che il vino fosse totalmente libero da concimi chimici, da erbicidi e da solfiti, nel gennaio 2015 l’ Autorithy aveva invitato Eataly «a rimuovere i profili di possibile scorrettezza», modificando o integrando adesivi su bottiglie e cartelli. La catena di vendita di prodotti alimentari italiani più celebrata al mondo si era impegnata a fare gli opportuni cambi e l’ Autorithy aveva archiviato la pratica pre istruttoria nell’ ambito della moral suasion (quando avviene la rimozione dei profili di possibile ingannevolezza o illiceità di una pubblicità, ovvero di possibile scorrettezza di una pratica commerciale).Dopo nuove segnalazioni del Codacons e dopo la sentenza del Tar del Lazio nel novembre 2015 che ne aveva accolto il ricorso, valutando «incompleto l’ adempimento dato da Eataly al proprio impegno», l’ Antitrust aveva avviato un nuovo procedimento nei confronti della società di Farinetti, dell’ associazione Vino libero e del produttore Fontanafredda (azienda vitivinicola associata) per possibili violazioni del codice del consumo. Ignorando la tesi difensiva di Eataly, che sosteneva di essere «mero distributore dei vini» e di non occuparsi della loro etichettatura, mentre invece li pubblicizzava presso i suoi punti vendita, l’ Authority aveva ravvisato una «pratica commerciale scorretta» e tenuto conto della gravità e della durata della violazione, lo scorso anno aveva inflitto una multa di 50.000 euro a Eataly. Interessante quello che si legge nella delibera: «Non si riscontra nel caso di specie il normale grado di diligenza professionale, ossia quel grado di specifica competenza e attenzione che ragionevolmente ci si può attendere, avuto riguardo alla qualità dei professionisti e alle caratteristiche dell’ attività svolta, non avendo gli stessi utilizzato pienamente la cautela necessaria nel prospettare le proprietà del prodotto, né avendo pienamente adempiuto all’ invito dell’ Autorità a rimuovere i profili di scorrettezza ipotizzati».
patrizia floder reitter

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