10 Marzo 2019

L’ Ue detta le regole pure nella sanità Gli scienziati? Contrari ma ignorati

bruxelles vuole imporre un calendario vaccinale unico a tutti i paesi: gli stati così finiranno per perdere sovranità anche nella salute. nessuno ascolta le critiche dei medici. il copione si sta ripetendo negli usa
antonio grizzutiParola d’ ordine: cedere sovranità. Con l’ andare avanti degli anni, la longa manus dell’ Ue si è stesa con sempre maggior forza, arrivando a influenzare le politiche nazionali nei settori più disparati. Se il terreno più fertile per l’ applicazione del vincolo esterno è rappresentato storicamente dall’ economia (tre esempi su tutti: l’ introduzione della moneta unica, il fiscal compact e il bail in), le invasioni di campo vanno del mercato del lavoro alla sicurezza, passando per l’ alimentazione e l’ istruzione. Fino a infrangere quello che a oggi era considerato un tabù, vale a dire quello delle politiche sanitarie e vaccinali.il decreto lorenzin Nel dicembre del 2017, una manciata di mesi dopo l’ approvazione in Italia della legge Lorenzin, la Commissione europea inaugura una serrata road map sul tema. L’ obiettivo, come si legge nel sommario, è quello di giungere in tempi stretti a una raccomandazione del Consiglio in materia di vaccinazione che possa servire a «rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri, le case produttrici e gli altri attori principali al fine di migliorare lo sviluppo di politiche vaccinali; allineare i programmi di vaccinazione e contrastare l’ esitazione vaccinale; sostenere la ricerca sui vaccini; rafforzare l’ approvvigionamento e la gestione degli stock, specialmente in caso di emergenza». Molti dei feedback alla consultazione pubblica, scaduta il 15 marzo 2018, risultano fortemente critici nei confronti dell’ iniziativa. La vera batosta però arriva da due prestigiose istituzioni: lo European academies science advisory council (Easac), l’ associazione che riunisce le accademie nazionali delle scienze di Ue, Norvegia e Svizzera, e la Federation of european academies of medicine (Feam), un network che dà voce a oltre 5.000 scienziati in campo biomedico. «L’ Easac e la Feam desiderano mettere in guardia la Commissione europea dalla tentazione di un approccio unico», scrivono i due soggetti in una nota congiunta pubblicato su Lancet, aggiungendo che «la soluzione per migliorare la copertura vaccinale andrebbe disegnata su misura per ciascuno Stato, e che la proposta di allineare e coordinare i piani vaccinali nei Paesi membri costituirebbe verosimilmente un “enorme e inutile sforzo”». Bruxelles, com’ era prevedibile, cestina il parere di Easac e Feam e va avanti per la propria strada.La posizione degli scienziati europei, tra l’ altro, è condivisa anche dai colleghi statunitensi. L’ Association of american physicians and surgeons ha scritto in questi giorni una dichiarazione rivolta al Senato in cui spiega di opposi «fermamente all’ interferenza federale nelle decisioni mediche, compreso l’ obbligo vaccinale. Dopo essere stati pienamente informati dei rischi e dei benefici di una procedura medica, i pazienti hanno il diritto di rifiutare o di accettare tale procedura. La regolamentazione della pratica medica è una funzione statale, non federale». L’ interferenza governativa, hanno aggiunto, «è una seria intrusione nella libertà individuale, nell’ autonomia e nelle decisioni dei genitori sull’ educazione dei figli».Contestualmente alla partenza della consultazione pubblica, la Commissione aveva incaricato la Dg Santé (la direzione generale responsabile della politica dell’ Ue per la sicurezza alimentare e la salute) di elaborare un documento per tracciare lo stato dell’ arte sui vaccini e le potenziali azioni da mettere in campo. ricciardiTra gli esperti selezionati figura Walter Ricciardi, ex presidente dell’ Istituto superiore di sanità e sostenitore dell’ obbligo vaccinale. Nei confronti di Ricciardi, lo ricordiamo, aleggia lo spettro del conflitto di interessi denunciato dal Codacons e oggetto di un’ interrogazione parlamentare presentata a luglio del 2017 dalla senatrice Nerina Dirindin. Motivo, le consulenze svolte dall’ accademico per diverse case farmaceutiche proprio in tema di vaccini. Nel testo della relazione, approvato a settembre del 2018, gli esperti si esprimono a favore di vaccinazioni obbligatorie, o comunque fortemente raccomandate, almeno finché non venga raggiunto un tasso di copertura sufficiente a garantire l’ immunità di gregge. La task force ritiene necessaria una «maggiore coordinazione e coerenza nelle liste e nei piani vaccinali dei vari Paesi», oltre a un «rafforzamento del monitoraggio e dei sistemi di sorveglianza che assicurino aggiornamenti costanti per l’ elaborazione delle politiche e della pianificazione a livello regionale, nazionale e subnazionale».Nel frattempo, nel mese di aprile, il Parlamento europeo aveva approvato una risoluzione nella quale si invitava «la Commissione ad agevolare una programmazione più armonizzata e meglio allineata in tutta l’ Ue, a condividere le migliori pratiche, a esplorare, di concerto con gli Stati membri, la possibilità di istituire una piattaforma a livello unionale per il monitoraggio della sicurezza e dell’ efficacia dei vaccini, a garantire una copertura uniforme in tutta l’ Europa, a ridurre le disparità in campo sanitario e a contribuire a promuovere la fiducia nei programmi di vaccinazione e nei vaccini». Tutti questi sforzi sono stati coronati con la tanto auspicata raccomandazione del Consiglio, pubblicata il 7 dicembre scorso sulla Gazzetta ufficiale dell’ Unione europea. Nel testo si raccomanda agli Stati membri di «elaborare e attuare piani di vaccinazione a livello nazionale e/o regionale, laddove opportuno, volti ad aumentare la copertura vaccinale al fine di raggiungere gli obiettivi e i traguardi del piano d’ azione europeo per i vaccini dell’ Oms entro il 2020», consigliando tra l’ altro «un approccio alla vaccinazione sull’ intero arco della vita». Riguardo al morbillo, il tasso di copertura indicato nero su bianco è pari al 95%. Positivo l’ orientamento sulla «possibilità di sviluppare la capacità delle istituzioni sanitarie e di assistenza sanitaria di disporre di informazioni elettroniche sullo stato vaccinale dei cittadini». Viene poi accolta con favore l’ intenzione della Commissione di «esaminare la fattibilità della definizione, entro il 2020, di orientamenti per un calendario vaccinale di base a livello Ue tenendo conto delle raccomandazioni dell’ Oms relative alle vaccinazioni standard». Non manca, infine, l’ appello a rafforzare i legami con strutture come il Gavi, l’ associazione finanziata dalla fondazione di Bill e Melinda Gates, che a sua volta riversa ogni anno centinaia di milioni di dollari nelle casse dell’ Oms, finendo inevitabilmente per condizionarne politiche e obiettivi.in SenatoQualcuno potrebbe obiettare: cosa c’ entra tutto questo con l’ Italia? Tantissimo, in realtà. Gli eventi descritti, infatti, fanno da sfondo alla discussione ancora in corso in Senato della nuova normativa sulla prevenzione vaccinale (Ddl 770), nella quale gli obiettivi di copertura (e le modalità di raggiungimento) sono genericamente affidati al Piano nazionale di prevenzione vaccinale di prossima approvazione. Difficile credere che la raccomandazione del Consiglio non possa finire per influenzare le politiche italiane (e degli altri Stati) in materia di obbligo e coperture. Lasciando di fatto all’ Unione europea, e ad alcuni organismi internazionali finanziati in larga parte da soggetti privati, l’ ultima parola su un aspetto delicato ed estremamente cruciale come quello della salute pubblica.

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