17 Marzo 2020

L’ opposizione: non è cura, ma un cerotto

ROMA. Sul decreto “Cura Italia” non mancano le critiche delle opposizioni, anche se in un momento tanto delicato per il Paese nessuno sembra volere ingaggiare una battaglia all’ ultimo sangue con l’ avversario politico. Per Giorgia Meloni, il “Cura Italia” è «un decreto “cerotto Italia”. Spero che il governo se ne renda conto. Sono misure insufficienti per rimettere in piedi l’ Italia. Se è il primo di una lunga serie, allora va bene, ma vorrei avere rassicurazioni su questo, sul fatto che servano molte altre risorse», spiega la leaderd di Fratelli d’ Italia. E Matteo Salvini rilancia le proposte qualificanti della Lega per migliorare il decreto in Parlamento: «Stipendi, affitti, mutui, versamento di Iva e contributi, cassa integrazione, sostegno ad autonomi e partite Iva, bonus a famiglie e imprese. Stiamo lavorando per migliorare un decreto che può e deve aiutare tutti a rialzarsi. Non ci possono essere Italiani di Serie B» e ipotizza un “anno bianco” per il fisco. Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, apprezza gli «sforzi del governo» per fronteggiare la crisi economica provocata dal Covid-19. «Era necessario rassicurare le famiglie e i lavoratori costretti a rimanere a casa, difendere i posti di lavoro dalla chiusura della stragrande maggioranza delle aziende e dai prevedibili cali di fatturato – spiega Con l’ abituale serietà e competenza, sen za alcun interesse di parte, Forza Italia ha sottoposto al governo le sue proposte: alcune sono state recepite, altre invece non sono state prese in considerazione. Avevamo chiesto di sospendere, come legittimamente richiesto dalle categorie economiche e professionali, i versamenti fiscali a tutte le imprese e ai lavoratori autonomi almeno per tutto il 2020, ma il governo ha deciso diversamente: ha rinviato i versamenti solo per le attività chiuse per decreto mentre ha mantenuto le imprese di medie dimensioni nella pienezza dei loro obblighi fiscali». Anche nella maggioranza non mancano i malumori. Una parte del M5S (soprattutto quello del Nord, a partire da Stefano Buffagni), ad esempio, voleva un inter vento più corposo sulle partite Iva, sacrificando magari l’ intervento per la newco per Alitalia. E poi c’ è il dossier del commissario Domenico Arcuri. Sebbene Conte neghi qualsiasi corto circuito con il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, Arcuri avrà ampi poteri (e i suoi atti saranno sottratti al controllo della Corte dei Conti), cosa che, a più di un esponente della maggioranza, non è passata inosservata. Preoccupazione tra la maggioranza per la comunicazione: troppe bozze che girano, viene ripetuto da esponenti della maggioranza. Una fuga di indiscrezioni che spesso ha riportato la palla al centro proprio quando si era vicini all’ accordo. IL CASO ALITALIA. Ad agitare maggiormente le acque tra le forze politiche è il caso Alitalia. Nel decreto si autorizza la costituzione di una newco controllata dal Mef per Alitalia e stanzia 600 milioni per il settore del trasporto aereo. Di fatto un ritorno di Alitalia nelle mani dello Stato, dopo diversi fallimentari tentativi di privatizzazione e quasi tre anni di amministrazione straordinaria durante i quali le casse pubbliche hanno già iniettato nella compagnia prestiti ponte per 1,3 miliardi di euro. Nel frattempo non salta la procedura di vendita avviata dal commissario Giuseppe Leogrande che, si precisa nel decreto, attuerà «ogni atto necessario o conseguente nelle more dell’ espletamen to della procedura di cessione» e fino «all’ effettivo trasferimento» degli asset. Va giù duro Maurizio Lupi che parla di scandalo: «Usare una situazione di emergenza per inserire tra sacrosante norme su sanità e lavoro un comma per nazionalizzare l’ Alitalia è una forzatura scandalosa. Per non dire poi degli altri 600 milioni erogati a favore di una società sull’ orlo del fallimento, senza un piano industriale e a pochi mesi dalla generosa regalia di 400 milioni. Un miliardo per un’ azienda che gode già ampiamente di favorevoli ammortizzatori sociali senza discussione in Parlamento. Non è il momento delle furberie» conclude il presidente dei deputati di Noi con l’ Italia. Insorge il Codacons: «Si tratta di un vero e proprio scandalo che l’ Europa dovrà bloccare. La nazionalizzazione di Alitalia comporterà uno spreco immane di soldi pubblici, risorse che in questo momento di difficoltà per il paese dovrebbero essere destinate ad altri settori, come la sanità, e non certo dirottati per colmare la gestione vergognosa della compagnia aerea. Pertanto – conclude il Codacons, che ricorda come i salvataggi di Alitalia siano costati negli ultimi anni 346 euro a famiglia – siamo pronti a ricorrere alla Commissione Europea per bloccare l’ ennesimo intervento con soldi pubblici sulla compagnia aerea».

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