L’ ombrellone in stile tropicale è ok ma niente schizzi e urla, please
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fonte:
- La Sicilia
A PRIOLO Sull’ ombrellone stile tropicale non ci sono prescrizioni, ed è una fortuna. Ma dalle urla al telefonino («non sento, c’ è casino, parla più forte anche tu») agli schizzi molesti, come non condividere almeno alcuni dei “suggerimenti” del Codacons per vivere e far vivere la spiaggia senza stress. Un decalogo vero e proprio per disciplinare un territorio (la spiaggia) nel quale ogni umanità riesce a dare il meglio e il peggio di sé. Sarà perché ci si copre con un brandello di stoffa, anche quando servirebbe una vela di caravella, ma spesso al mare regrediamo tutti un po’. E allora (e questo è l’ allarme lanciato dal Codacons) spesso l’ educazione lascia il posto all’ anarchia, agli eccessi, a problemi di comunicazione. Dieci le criticità individuate dal Codacons. Si comincia con i telefonini. «A quanto pare – dice il segretario nazionale Francesco Tanasi – nemmeno quest’ anno in vacanza riusciamo a farne a meno. Ma al vicino di ombrellone, che magari sta cercando di fare un riposino, non interessa sapere i fatti vostri. Se proprio non potete farne a meno, escludete la suoneria, i toni della tastiera e conversate almeno a voce bassa. Se volete ascoltare la radio, infine, fatelo con la cuffia». Ma altra materia del contendere tra ombrelloni e asciugamano è lo spazio. Nelle giornate affollate raggiungere la riva è un percorso ad ostacoli. Detto che non è gentile raffreddare i piedi nel secchiello di un bambino o sull’ asciugamano di uno sconosciuto, è sempre utile lasciare corridoi e non occupare tutto lo spazio con infradito e sdraio. Dalla spiaggia all’ acqua in una giornata caldissima tra le cose peggiori che possono capitare ci sono gli schizzi di poche gocce di acqua gelida che raggiungono la schiena. Inaspettate. La vittima solitamente si volta con lo sguardo indemoniato. Allora prestare più attenzione può essere un gesto di cortesia. Dal mare alla spiaggia e più esattamente alla doccia. «Non occupatela più del dovuto – esorta Tanasi – creando code chilometriche. La doccia al mare deve servire a rinfrescarvi non a lavarvi. E mai usare saponi o shampoo: inquinano il mare». Altra questione i giochi in spiaggia. «La spiaggia non è un campo di calcio. Se c’ è uno spazio allestito allo scopo ok alla partitella, altrimenti ricordatevi che gli altri non sono contenti di ricevere le vostre pallonate. Stesso discorso per racchettone o frisbee. Va bene fare il classico castello, ma c’ è un limite a tutto. Se il bambino vuol fare la pista per le biglie – dice ancora il segretario del Codacons – non può occupare mezza spiaggia costringendo gli altri bagnanti a salti mortali per non rovinare la pista». Insomma considerare la spiaggia come un bene comune. Da tutelare. E la pulizia dell’ arenile è ciò che desiderano tutti. Niente cicche di sigarette affondate sotto qualche centimetro di sabbia, dunque, e chi decide di trasformare la spiaggia in un ristorantino all’ aperto al termine del pranzo dovrà provvedere a ripulire tutto tenendo ben presente che da sempre i pesci di nutrono di altri pesci, alghe o microrganismi e nella storia della fauna marina non c’ è traccia di dieta a base di resti di pasta al forno e bucce di angurie.
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