29 Settembre 2013

L’ Iva passa dal 21 al 22% «Paga sempre la gente»

L’ Iva passa dal 21 al 22% «Paga sempre la gente»

 

Le divergenze tra Pd e Pdl, con le dimissioni dei mini- Negozianti stri ordinate da Berlusconi e la probabile caduta del Governo, le pagheranno loro: famiglie e imprese. Perché l’ aumento dell’ Iva, ritardato nei mesi scorsi, diventerà realtà. Questione di giorni, due per la precisione. Dal primo ottobre i portafogli dei cittadini saranno ancora più vuoti. Secondo il Codacons 209 euro su base annua per una famiglia di tre persone, 349 euro per un nucleo composto da cinque elementi. Nella mattinata di ieri, la tensione tra Pd e Pdl ha raggiunto il picco, rendendo impossibile l’ approvazione del decreto che avrebbe fatto slittare l’ aumento dell’ Iva al gennaio 2014. Il banco è saltato. E adesso la crisi politico -istituzionale trascinerà dietro di sé una scia di elementi negativi. Un vero e proprio effetto domino: incremento dell’ inflazione, pesante diminuzione dei consumi e rincaro generalizzato dei listini al dettaglio. La decisione ha provocato la dura reazione delle associazioni regionali che tutelano esercenti e consumatori. ASCOM – Agostino Gazzo, membro nella giunta dell’ associazione commercianti di Genova, è sconcertato dalla decisione presa dal Governo: «In un momento di contrazione come quello che stiamo vivendo, aumentare l’ Iva significa dare una mazzata non è stata ascoltata e così le nostre richieste, bellamente ignorate nonostante i tanti incontri a livello nazionale con i rappresentanti delle istituzioni. La cosa ancor più grave è che oltre a togliere soldi ai cittadini, manca la chiarezza e si dà una percezione della situazione distorta. Noi, che stiamo sulla strada, vediamo il disorientamento delle persone di fronte a questa politica assurda che non dà speranza». Non solo. Il passaggio dal 21 al 22 per cento, potrebbe mandare in tilt una fetta di operatori commerciali: «Tutti i prezzi dovrebbero adeguarsi alla mezzanotte del 30 settembre – sottolinea Antonio Vento, responsabile fiscale Confcommercio – Una situazione che porterebbe problemi ridotti al piccolo esercente, ma difficoltà maggiori per la grande distribuzione, che invece deve fare i conti con migliaia di prodotti». CONFESERCENTI – «Siamo preoccupatissimi. L’ aumento dell’ Iva avrà un effetto deflagrante». Patrizia De Luise, presidente regionale di Confesercenti e vice presidente nazionale, non usa giri di parole: il provvedimento è come una bomba innescata prossima all’ esplosione. «Il nostro appello è alla responsabilità politica. Famiglie e imprese vengono da anni difficili, fatti di duri sacrifici: non si può buttare tutto all’ aria per questioni personali. Anche perché, è bene ricordare, se mai qualcuno se lo fosse dimenticato, che un incremento, dal 20 al 21, è già avvenuto non molto tempo fa». L’ aumento dell’ imposta moltiplicherà i rischi di chiusura di imprese, facendo aumentare la disoccupazione. Un “boomerang” che allontanerà ancor di più l’ uscita dalla recessione: «Gli effetti saranno una stagnazione dei consumi e una minor disponibilità economica per le famiglie – osserva De LuiseProprio adesso che si parlava di una ripresa, rischiamo di vanificare tutto». ASSOUTENTI – Furio Truzzi, responsabile regionale dell’ associazione che difende i diritti dei cittadini, è sconsolato: «Una notizia non positiva, una scelta che deprime l’ economia anziché rilanciarla. Questo aumento farà calare ulteriormente i consumi». Per le imprese c’ è un appello: «Non scarichino sul consumatore finale il costo di questo aumento. Si assumano il rischio d’ impresa, introiettino e non esteriorizzino questo incremento: non colgano la palla al balzo per raddoppiare i prezzi». Di pari passo, però, serve una revisione del sistema fiscale: «L’ artigiano che compra gli attrezzi per la sua azienda può scaricarsi i costi, il genitore che acuista un libro di testo per la figlia non lo può fare. La nostra richiesta al ministro Zanonato è proprio quella di rivedere le norme, in modo che le famiglie siano considerate un valore aggiunto del Paese e possano detrarre spese di produzione come quelle per l’ istruzione».

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