13 Febbraio 2011

L’ Italia divisa (anche) al distributore

NAPOLI – Ieri gli automobilisti italiani che hanno fatto benzina si sono accorti che i prezzi dei carburanti alla pompa stanno ulteriormente aumentando in tutt’ Italia: ormai si pagano da un minimo di un 1,492 euro al litro negli impianti Esso fino a 1,502 euro alle stazioni di servizio della Tamoil. Colpisce soprattutto il fatto che restano notevoli, e a prima vista inspiegabili, le differenze territoriali. L’ Eni, tanto per fare un esempio, vende il carburante senza piombo a una media di 1,525 euro al Sud, contro un prezzo di 1,465 euro al litro nel Nord-Est. E lo stesso accade per il diesel e il gpl. La punta massima è stata registrata in Campania con 1,556 euro al litro. Una differenza di dieci centesimi al litro non è poca cosa: per un’ auto di media cilindrata con un serbatoio capiente 50 litri si tratta, infatti, di un aggravio di cinque euro a pieno. A conti fatti, secondo le stime delle associazioni dei consumatori, gli automobilisti del Sud spendono fino a 120 euro in più l’ anno per i rifornimenti di carburante rispetto al resto del Paese. «Eppure, il prodotto, benzina e gasolio, è il medesimo su tutto il territorio e le quotazioni del petrolio non sono certo differenziate tra Nord e Sud» , spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. «Differenze così evidenti nei listini appaiono del tutto ingiustificate e sono la prova delle speculazioni esistenti in Italia nel settore dei carburanti» . Perché accade questo, cosa giustifica tale differenza di prezzo? Al Nord la rete di distribuzione è più moderna e competitiva. Non solo, ma ci sono anche molte più «pompe bianche» , quei distributori indipendenti non legati ai marchi più noti delle compagnie petrolifere, dove si risparmiano almeno cinque, sei centesimi al litro. E poi è maggiormente diffusa capillare la grande distribuzione. Ciò tiene i prezzi più bassi rispetto al Mezzogiorno dove il mercato è ancora ingessato e basato su troppi mini distributori. Si attendeva nei giorni scorsi una decisione del Governo per liberalizzare la rete dei carburanti, ma è rimasta nel limbo delle pie intenzioni. A tutto ciò si aggiungono altri due elementi penalizzanti, il primo per tutti gli automobilisti, il secondo in particolare per quelli meridionali. Il primo sono le tasse che gravano sui carburanti, le cosiddette accise: la prima applicata fu quella pari 1 lira e 90 centesimi per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935, ancora oggi in vigore. Poi, a seguire, altre 14 lire per il finanziamento della crisi di Suez del 1956, 10 lire per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963, 10 lire per il finanziamento dell’ alluvione di Firenze del 1966, 10 lire per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968, 99 lire per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976, 75 lire per il finanziamento del terremoto dell’ Irpinia del 1980, 205 lire per il finanziamento della guerra del Libano del 1983, 22 lire per il finanziamento della missione Nato in Bosnia Erzegovina del 1996, venti centesimi di euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004. Oggi l’ accisa per le benzine è pari a poco più di 50 centesimi al litro per la benzina e di oltre 40 centesimi per il gasolio. Il secondo elemento è costituito dalla facoltà per le Regioni di applicare un’ imposta addizionale sul consumo di benzina, che dal primo gennaio 2011 è pari a poco più di tre centesimi di euro al litro: tale aggravio c’ è oggi in Puglia, Campania, Calabria e Molise. Ciò significa che quest’ anno circa un quarto dei consumi di carburante in Italia è maggiormente tartassato dalle addizionali territoriali sulle accise, se si considera che Campania, Puglia, Calabria, Abruzzo, Liguria, Marche e Molise contano il 36,86%del totale dei consumi nazionali di benzine. In particolare in Campania è dal 2004 che si applica l’ addizionale, che dal primo gennaio di quest’ anno è stata reintrodotta anche in Puglia. Ecco spiegato perché in un distributore di via Marina a Napoli si sia toccato il record negativo, in quanto un litro di «verde» è stato venduto a 1,55 euro. La verità è che siamo ormai arrivati a livelli incredibili, i prezzi della benzina sono uguali a quelli praticati nel 2008, quando il petrolio, però, si attestava a 147 dollari al barile, portando la benzina a 1,56 euro al litro. In questi giorni ci stiamo avvicinando a questo costo, con il prezzo del petrolio fluttuante tra 88 e 100 dollari al barile. E io pago, diceva Totò. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 
 
 
 
 

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