2 Marzo 2012

L’ Italia del lavoro tira la cinghia Anche quella del caro-spesa

L’ Italia del lavoro tira la cinghia Anche quella del caro-spesa


MILANO UN TASSO di disoccupazione record (9,2%) e un carrello della spesa sempre più caro con un balzo al 4,5% a febbraio. Dall’ Istat ieri è arrivata una doppia doccia fredda sullo stato di salute della nostra economia. Dati che confermano quanto stia pesando la recessione su aziende e famiglie e che allarmano sindacati, imprenditori, commercianti e consumatori. Preoccupa, più di tutto, il numero dei disoccupati: a gennaio erano 2,312 milioni, 64mila in più di dicembre (+2,8%) e 286mila in più rispetto a un anno fa (+14,1%). COSÌ TANTI disoccupati non c’ erano da dodici anni (terzo trimestre 2000). Ma è a livello record (il più alto da gennaio 2004 su base mensile e da inizio 2001 su base trimestrale) anche il tasso di disoccupazione balzato al 9,2% (+0,2%). A parziale consolazione, il dramma-disoccupazione non è solo italiano. Anzi, nell’ area euro a gennaio i disoccupati erano 16 milioni e 925mila (185mila in più) con un tasso al 10,7%, livello mai toccato da ottobre 1997. Tornando a noi, ormai da cinque mesi, un giovane su tre è senza lavoro (31,1%) ma la crescita della disoccupazione interessa sia gli uomini (+18,7%) sia le donne (+8,9%). Diminuisce però il tasso d’ inattività (-2,1%) e aumenta il numero di occupati (+0,2% a 22,935 milioni). I DATI sulla disoccupazione, avverte la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, «sono molto preoccupanti». «Dobbiamo fare equilibrio di bilancio ? aggiunge ? ma se non ricominciamo a crescere i problemi saranno molto forti». Sulla stessa linea Raffaele Bonanni (Cisl): «I numeri dell’ occupazione saranno sempre più disastrosi senza investimenti esteri e italiani e senza un lavorio costante e una riconfigurazione della politica economica del nostro Paese». Per la Cgil, invece, il Governo deve puntare sulla crescita e fermare i licenziamenti, non aumentare la flessibilità in uscita. Se il lavoro resta il primo problema arrivano segnali preoccupanti anche dai prezzi. E in questo caso siamo messi peggio dell’ Europa. L’ inflazione a febbraio è risalita in tutta l’ Eurozona (media 2,7%) ma in Italia ha toccato il 3,3% dal 3,2% di gennaio (+0,4% su base mensile e prima accelerazione da ottobre). E a volare (+0,7% mensile) sono i prezzi del carrello della spesa, ovvero dei beni acquistati tutti i giorni (dagli alimentari ai carburanti) che su base annua segnano un più 4,5% (4,2 a gennaio), il maggiore da ottobre 2008. Se i rincari di benzina e gasolio continuano a svettare (+18,7 e +25,4%), sull’ inflazione di febbraio si sono fatti sentire i prodotti alimentari. Gelo e neve nei campi e blocchi dei trasporti sulle strade hanno fatto impennare i listini della verdura (+8,6%), del pesce di mare (+5,9%) e d’ allevamento (+8,8%), di carne bovina (2,7%), pasta (+2,3%) e soprattutto caffè (+14,7%). SE GLI AGRICOLTORI (Cia e Coldiretti) attribuiscono i rincari al maltempo e alla speculazione (che viene invece esclusa da Mister Prezzi, Roberto Sambuco), per i commercianti di Confesercenti la colpa è anche del Governo che ha aumentato le tasse sui carburanti. E Confcommercio alle cause dei rincari aggiunge gli aumenti dei prezzi a monte (produzione) che si stanno scaricando sulla spesa. Il risultato, calcola il Codacons, è che una famiglia di quattro persone spenderà 657 euro in più all’ anno per fare la spesa. E Adusbef e Federconsumatori parlano addirittura di una stangata da 1.305 euro. a.pe.
 

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