22 Febbraio 2016

L’ Italia degli sprechi che brucia 4 miliardi Sfmr, ritardi record

L’ Italia degli sprechi che brucia 4 miliardi Sfmr, ritardi record
crescono le opere iniziate e non terminate: ora sono 868 la ferrovia padova-vigodarzere fra le grandi incompiute

di Fiammetta Cupellaro wROMA L’ incompiuta più famosa d’ Italia è costata 607 milioni di euro e per vederla terminata ce ne vorrebbero altri 400. Della futura Città dello sport di Tor Vergata a Roma i cittadini da anni vedono solo lo “scheletro”, la Vela firmata dall’ archistar Santiago Calatrava. Ma al secondo posto della top ten arriva il raddoppio della linea ferroviaria Padova-Vigodarzere-Camposampiero Castelfranco realizzata solo per il 21%: si tratta del Sfmr, il sistema ferroviario metropolitano del Veneto, che prevede il nuovo ponte sul fiume Brenta mai realizzato. A gestire il progetto Sfmr era l’ ex assessore Renato Chisso, finito in carcere per le tangenti del Mose e ora uscito dalla politica. Di quel ponte non si parla più, ora l’ attenzione si è spostata sul treno delle Dolomiti tra Cortina e Dobbiaco. La lista degli sprechi è infinita. «La Vela di Calatrava a Roma è il simbolo assoluto dello spreco» tuona Carlo Rienzi, presidente del Codacons, l’ associazione dei consumatori che ha stilato una lista di opere mai finite. Un malcostume italiano, quello degli “sprechi”, che non accenna a placarsi. Erano 692 i cantieri aperti e mai chiusi nel 2013, sono saliti a 868 nel 2014. “Mostri” urbani che, oltre a creare uno spreco di denaro pubblico in molti casi hanno danneggiato ambiente e paesaggio. 4 miliardi di euro buttati al vento, altri 1,4 miliardi per vederli completati, ha calcolato sempre il Codacons. Tutto questo è già costato ad ogni famiglia italiana circa 166 euro. Ponti mai utilizzati, dighe progettate negli anni ’60 e lasciate in stato di abbandono, strade che non portano in nessun posto, teatri pronti e mai aperti, infrastrutture lasciate a metà, a causa di costi lievitati. Cantieri inaugurati come opere di “interesse nazionale” e mai conclusi. In mezzo a tutto questo, le procure italiane sono impegnate in inchieste per tangenti e corruzione, mentre la Corte dei Conti ogni anno lancia l’ allarme. “Sprecopoli” non ha confini: è la Sicilia ad avere il primato degli sprechi: sul proprio territorio sono ben 215 le incompiute. Subito dopo la Calabria: erano 64 le opere rimaste a metà nel 2013, un anno dopo sono diventate 93. In Abruzzo le infrastrutture abbandonate sono passate dalle 33 del 2013 alle 40 del 2014, mentre in Lombardia in un anno i “mostri” sono passati da 19 a 35. In Puglia da 59 ad 81; in Veneto da 25 a 34. All’ ultimo posto della classifica c’ è il Lazio, regione che, se ha sul suo territorio il simbolo dello “spreco”, conta però anche il più alto numero (28) di opere completate. «E pensare che – spiega Rienzi – i miliardi finora spesi per queste opere irrealizzate avrebbero potuto abbattere la pressione fiscale per tutti i cittadini ed impedire la nascita di tasse come l’ Imu o la Tasi con benefici immensi per la collettività e l’ economia nazionale». Gli esempi abbondano. La diga di Blufi in provincia di Palermo sulle Madonie, progettata nel 1963 con un finanziamento di 180 miliardi di lire non ha mai visto la luce. Oppure la piscina comunale di Giarre a Catania finanziata con 2 milioni di euro e mai utilizzata. Nemmeno un secondo. Meglio il mare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 

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