23 Maggio 2012

L’ Italia al tempo dei Professori Paese tornato indietro di 20 anni

L’ Italia al tempo dei Professori Paese tornato indietro di 20 anni

L’ altra mazzata per Monti e compagni viene dai dati sul tasso di disoccupazione che raggiungerà il 9,5% nel 2012 (dall’ 8,4% del 2011), salendo ulteriormente al 9,6% nel 2013. È la previsione contenuta nelle “prospettive per l’ economia italiana 2 0 1 2 – 2 0 1 3 ” dell’ Istat. Il Sud si presenta ancora come la zavorra economica del Paese visto che in Meridione sono povere 23 famiglie su 100, mentre in Padania ci si ferma al 4,9 (dati 2010). Il 67% delle famiglie e il 68,2% delle persone povere risiedono nel mezzogiorno. Particolarmente grave risulta la condizione della famiglie residenti in Basilicata, Sicilia e Calabria. Le reazioni ai dati Istat sono immediate. Secondo il Codacons il 40% delle famiglie italiane versa ormai in condizioni di difficoltà. Per l’ associazione i dati Istat dimostrano che “con lo scoppio della crisi il Governo italiano si è preoccupato solo di salvare le banche e di azzerare il deficit, seguendo pedissequamente i dettami europei, ma non di aiutare le famiglie in difficoltà, sal vaguardando la capacità di spesa degli italiani, le retribuzioni reali e quindi i consumi””. Per questo il Codacons chiede al Governo un dl “salva povertà e salva famiglie”. Per il segretario generale quello illustrato dall’ Istat è «un quadro disarmante. È evidente che la forbice tra ricchi e poveri del nostro paese si è spaventosamente allargata nell’ ultimo decennio, con milioni di donne e giovani che sono oggi escluse dal lavoro» mentre il presidente di Confartigianato za la totale sottovalutazione del ruolo delle micro e piccole imprese italiane nel rapporto presentato d al l ‘Istituto nazionale di statistica. «L’ Istat – sotto linea Guerrini – ha dimenticato di evidenziare che, in questi anni, le piccole imprese, senza godere di alcun “paracadute” e senza ricevere alcun aiuto pubblico, hanno contribuito a creare occupazione, a realizzare valore aggiunto, a produrre innovazione, a difendere e a mantenere elevata la qualità della tradizione manifatturiera italiana». La recessione proseguirà nel 2013, ma per il premier i dati sono «confortanti» no calerà dell’ 1,7% e dello 0,4% nel 2013. Anche per questo l’ Ocse chiede alla Banca centrale europea di tagliare ancora i tassi d’ interesse per sostenere la ripresa. Per il premier però va tutto bene. «I dati dell’ Ocse devo ancora esaminarli bene. L’ Ocse, come sempre recentemente, ci conforta, conforta l’ Italia per la valutazione del complesso delle operazioni di politica economica e le riforme strutturali», ha affermato Mario Monti. Dichiarazioni avventate, fa notare il vicecapogruppo della Lega Nord alla Camera, Mau rizio Fugatti. «Recessione per tutto il 2013, l’ obiettivo fallito del pareggio di bilancio, e un ulteriore incremento del già alto tasso di disoccupazione. Se per il presidente del Consiglio i dati Ocse sono confortanti, per i cittadini si tratta di una vera tragedia – dice Fugatti -. Questo governo, calato dall’ alto, è riuscito solo a introdurre nuove tasse e ad applicare politiche recessive per la nostra economia. L’ incredibile commento del presidente Monti sul rapporto dell’ Ocse non fa altro che confermare la distanza siderale di questo esecutivo dai problemi reali del Paese». Il declino dell’ economia italiana, scrive l’ Ocse, «proseguirà probabilmente anche nel corso dell’ anno prossimo» mentre la ripresa potrebbe partire «verso la fine del 2013». Per il capo economista dell’ Ocse, Pier Carlo Padoan , «la crisi nell’ Eurozona è diventata più seria recentemente, e resta la più importante fonte di rischio per l’ economia globale». Nel 2012 il Pil della regione si contrarrà dello 0,1%: stabile nel primo trimestre, subirà un calo dello 0,3% tra aprile e giugno e tornerà a crescere negli ultimi ultimi due trimestri dell’ anno, rispettivamente dello 0,3% e 0,7%. Ma in Italia, scrive l’ Ocse, «potrebbe essere necessaria una manovra fiscale ulteriore, in considerazione della reces sione prevista», pur aggiungendo che «le prudenti stime del governo sulle entrate dalle misure anti-evasione forniscono un margine di sicurezza». Nelle previsioni dell’ organizzazione il rapporto deficit/pil migliorerà quest’ anno a -1,7% da -3,8% del 2011, ma non andrà oltre il 0,6% nel prossimo anno, mancando quindi l’ obiettivo di pareggio di bilancio delle stime ufficiali. Il Belpaese tuttavia, secondo gli esperti, Fugatti: «Per i cittadini è una tragedia, da questo governo solo nuove tasse» raggiungerà questo traguardo nel 2014: «I previsti tagli alla spesa e gli aumenti delle tasse dovrebbero ridurre ulteriormente il deficit a un livello molto basso nel 2013» e sono «sulla strada giusta per eliminarlo nel 2014». Mentre la bilancia primaria segnerà un aumento del surplus, il debito dovrebbe iniziare a calare nel prossimo anno, a 122,5% dal 123,1% di quest’ anno. La contrazione economica durerà per almeno due anni: il Pil calerà dell’ 1,7% quest’ anno e dello 0,4% il prossimo. Il nuovo scenario contempla una significativa correzione al ri basso rispetto all’ economic outlook dello scorso novembre, che stimava una crescita negativa dello 0,5% per il 2012 e un dato positivo, dello 0,5%, per il 2013. Non solo, si tratta di previsioni più pessimiste di quelle pubblicate dalla Commissione Ue (rispettivamente -1,4% e +0,4%), dal governo italiano (-1,2% e +0,5%) e dell’ Fmi (1,9% e -0,3%). Sul fronte del mercato del lavoro secondo l’ Ocse i disoccupati saliranno alla fine del 2012 al 9,4% contro l’ 8,4% dello scorso anno per arrivare al 9,9% nel 2013. Già negli ultimi mesi di quest’ anno la disoccupazione dovrebbe essere pari al 9,7% e un picco del 10% è segnalato per l’ ultimo trimestre del 2013. Nel 2007 era pari al 6,1%. L’ Italia, tuttavia, farà meglio della media dell’ Eurozona, dove il tasso dei senza lavoro è previsto al 10,8% quest’ anno (10% nel 2011) e all’ 11,1% nel prossimo. Più in generale nei paesi industrializzati l’ Ocse prevede una «ripresa tenue e forse piena di sobbalzi», sostenuta da politiche monetarie accomodanti e da un progressivo rafforzamento della fiducia. La crescita è prevista più forte negli Stati Uniti e in Giappone. Nel complesso il “club” dei 34 paesi più industrializzati del mondo dovrebbe crescere dell’ 1,6% quest’ anno (dopo +1,8% nel 2011) e del 2,2% nel prossimo.

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