16 Luglio 2010

L’ Istat lancia l’ allarme povertà coinvolte 2 milioni di famiglie

Roma Sono 7 milioni e 810mila gli italiani in condizioni di povertà, vale a dire il 13,1% dell’ intera popolazione. E’ quanto si legge nel rapporto Istat sulla povertà riferito al 2009. In condizione di povertà assoluta sono 3 milioni e 740mila persone, pari al 5,2% dell’ intera popolazione. I nuclei familiari in condizioni di povertà relativa sono 2 milioni 657mila e rappresentano il 10,8% delle famiglie residenti in Italia. In questa categoria sono 1 milione e 162mila le famiglie in condizioni di povertà assoluta, pari al 4,7% del totale. Tenuto conto dell’ errore campionario, le cifre sono sostanzialmente stabili rispetto al 2008. Anche per il 2009 nel Mezzogiorno si confermano i livelli elevati di incidenza della povertà del 2008 (22,7% per la relativa, 7,7% per l’ assoluta), ma è aumentato il valore dell’ intensità della povertà assoluta (dal 17,3% al 18,8%): vuol dire che il numero di famiglie in assoluta povertà è rimasto pressoché invariato, ma le loro condizioni medie sono peggiorate. Per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, «la novità dei dati Istat sulla povertà è legata alla loro stabilità» e questo é dovuto «sia a forme di protezione del reddito e di protezione sociale che hanno sostenuto soprattutto i capi famiglia che non hanno perso il lavoro». E ha aggiunto: «Ovviamente 3 milioni di poveri sono tanti e non c’ é dubbio che bisogna occuparsene, ma non bisogna fare confusione tra povertà assoluta e povertà relativa. Quest’ ultima indica solo un livello di diseguaglianza». Nel 2009 la linea di povertà relativa è risultata a 983,01 euro, circa 17 euro inferiore al 2008. Nel Nord la situazione non è mutata in modo significativo rispetto al passato; al Centro l’ incidenza di povertà relativa aumenta tra le famiglie con a capo un operaio (dal 7,9% all’ 11,3%), costituite per i due terzi da coppie con figli. Tra questa categoria diminuiscono le famiglie con più di un occupato, a conferma del fatto che nel 2009 i giovani che hanno perso il lavoro appartenevano, in percentuale superiore alla media, a nuclei con persona di riferimento operaia. Il Mezzogiorno, dopo l’ aumento osservato tra il 2007 e il 2008, non presenta variazioni significative, ma conferma un valore quattro volte superiore a quello rilevato nel resto del Paese. «I dati indicano che non vi è stato alcun miglioramento rispetto all’ anno buio della crisi», commenta il Codacons. «Anzi. Le cifre sono comunque fuorvianti, perché prendono in considerazione solo le persone sotto la soglia di povertà e non anche i cosiddetti "quasi poveri", quelli che, pur collocandosi sopra questo limite, non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Per il Codacons sono circa 15,5 milioni di italiani, ossia il doppio». Allarme anche dalla Confederazione agricoltori: le famiglie che tirano la cinghia a tavola sono due su cinque. (Agi)

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