L’ Istat conferma il trend pre-crisi da zero virgola
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fonte:
- Milanofinanza.it
L’ Istat conferma il trend pre-crisi da zero virgola. Lo scorso anno il tasso di crescita del pil in volume è stato pari allo 0,3%, con una revisione nulla rispetto alla stima di marzo. Sulla base dei nuovi dati, nel 2018 il pil in volume è cresciuto dello 0,9%, con una revisione al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto alla stima di marzo. Mentre l’ indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, nel 2019, è stato pari all’ 1,6% del pil, in netto miglioramento rispetto al 2018. Ma la pressione fiscale è aumentata al 42,4%. L’ aggiornamento della stima dei conti economici nazionali non fa altro che confermare il rallentamento della crescita dell’ economia lo scorso anno quando il pil ai prezzi di mercato è risultato pari a 1.789.747 milioni, rivisto al rialzo di 2.083 milioni rispetto alla stima di marzo scorso (per il 2018 revisione del pil verso l’ alto di 4.895 milioni di euro). Dal lato della domanda, nonostante il rallentamento delle esportazioni, il calo delle importazioni ha determinato un contributo positivo della domanda estera netta, mentre la domanda interna ha fornito nel complesso un contributo lievemente negativo. Gli investimenti fissi lordi sono cresciuti in volume dell’ 1,6%, i consumi finali nazionali dello 0,3%, le esportazioni di beni e servizi dell’ 1%; le importazioni sono diminuite dello 0,6%. Il valore aggiunto in volume è cresciuto dell’ 1,8% nelle costruzioni e dello 0,5% nel settore dei servizi, viceversa è calato dell’ 1,7% nel settore dell’ agricoltura, silvicoltura e pesca e dello 0,7% nell’ industria in senso stretto. In crescita dell’ 1% in valore e dello 0,5% in termini di potere di acquisto il reddito disponibile delle famiglie consumatrici. Mentre il valore dei consumi privati è aumentato dell’ 1% e la propensione al risparmio delle famiglie stabile all’ 8,1%. La spesa per consumi finali delle famiglie residenti è aumentata, in volume, dello 0,4%. Nell’ ambito dei consumi finali interni, sia la componente dei servizi sia quella dei beni sono cresciute rispettivamente dell’ 1% e dello 0,2%. I maggiori aumenti sono stati per la spesa per comunicazioni (+7,4%) e quella per servizi ricreativi e culturali (+2,2%); in flessione le spese per vestiario e calzature (-2,4%), per servizi sanitari (-0,6%) e per bevande alcoliche, tabacchi e narcotici (-0,3%). Sempre l’ Istat ha rivelato che nel 2019 le entrate totali delle amministrazioni pubbliche sono aumentate del 2,9% rispetto all’ anno precedente con le entrate correnti che hanno registrato una crescita del 2,9% (46,8 % del pil). Entrando nel dettaglio, le imposte dirette sono aumentate del 3,5%, per via della crescita dell’ Irpef, dell’ Ires e delle imposte sostitutive. Meno marcato l’ incremento delle imposte indirette pari all’ 1,5%, per via della crescita del gettito Iva e dell’ imposta sul lotto e le lotterie. Contributi sociali effettivi in aumento del 3,2% rispetto al 2018 mentre le altre entrate correnti sono cresciute del 9,3%, grazie soprattutto all’ andamento positivo dei dividendi. La diminuzione delle entrate in conto capitale (-1,6%) è dovuta alla contrazione delle imposte in conto capitale e solo in parte è stata compensata dalla crescita delle altre entrate in conto capitale. Inoltre, lo scorso anno le uscite totali delle amministrazioni pubbliche sono aumentate dell’ 1,6% rispetto all’ anno precedente. Le uscite correnti dell’ 1,3%, principalmente a causa della dinamica delle prestazioni sociali in denaro, salite del 3,7% (+2,1% nel 2018), a loro volta guidate dalle prestazioni pensionistiche e dalle altre prestazioni assistenziali. Decisiva qui l’ incidenza dell’ introduzione delle misure relative alla “quota 100” e al “reddito di cittadinanza”. Al contempo le uscite in conto capitale sono aumentate del 5,7% a seguito della crescita degli investimenti fissi lordi (+9,1%) in parte compensata dalla riduzione delle altre uscite in conto capitale (-12,7%). “Paese fermo. Dati scoraggianti, che confermano l’ andamento pre-crisi da zero virgola” ha commentato l’ Istat. “Se a questo si aggiunge che sono dati di un altro mondo, che non c’ è più, è chiaro che non c’ è da stare allegri”, ha precisato poi Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori, aggiungendo che “quello che ci preoccupa di più, in particolare, è che nel 2019 la spesa per consumi finali delle famiglie residenti è aumentata, in volume, solo dello 0,4%. È chiaro che fino a che i consumi sono al palo non si va da nessuna parte, dato che rappresentano il 60% del pil, stando ai dati di oggi il 60,17%”. Per questa ragione risulterebbe di primaria importanza “ridare capacità di spesa al ceto medio e medio bassi, altrimenti non ci potrà mai essere una crescita significativa”, ha concluso. Dati definitivi sul pil del 2019 che per il Codacons sono “disastrosi soprattutto sul fronte dei consumi nazionali e della spesa delle famiglie. Numeri che, purtroppo, sono destinati ad aggravarsi nel 2020”. E gli scostamenti “minimi” sul reddito disponibile delle famiglie e sul potere d’ acquisto “hanno rallentato fortemente il paese e la nostra economia, confermando i tanti allarmi sui consumi lanciati a più riprese” dall’ associazione. Numeri quelli del pil già ampiamente superati, poiché l’ emergenza Covid avrà nel 2020 un effetto devastante sui conti pubblici. Proprio per questo il Codacons ha ribadito l’ esigenza di invertire la rotta sul fronte dei consumi, che continuano a essere fermi anche nella fase post-lockdown e che al contrario vanno sostenuti e rilanciati per far ripartire l’ intera economia del paese. Il quadro macroeconomico tendenziale del Tesoro, che indica un pil in contrazione del 9% quest’ anno, non incorpora gli effetti espansivi della manovra 2021 e delle misure che l’ Italia intende finanziare tramite i fondi del recovery fund europeo. Ciò implica che l’ obiettivo programmativo di crescita del 2021 sarà più ambizioso: +5,1% l’ anno prossimo in termini tendenziali, secondo quanto hanno riferito ieri due fonti vicine al dossier all’ agenzia Reuters. Ad aprile il governo aveva indicato una contrazione dell’ 8% quest’ anno e un rimbalzo del 4,7% il prossimo. Roma ufficializzerà i target aggiornati di crescita, deficit e debito all’ inizio della prossima settimana. (riproduzione riservata)
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