L’ invalido sul palco «Mia figlia chiede: dove sono i soldi?»
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fonte:
- Il Gazzettino
Altro che coefficienti patrimoniali, crediti incagliati o “non performing”: queste sono alchimie finanziarie. A riportare l’ assemblea di Veneto Banca alla vita vera e ai suoi drammi è Alarambi Marin, immigrato romeno, da 16 anni in Italia. È lui stesso a raccontare la sua storia dopo essere salito sul palco e impugnato il microfono: «Sono venuto qui con regolare permesso di soggiorno per lavorare. Ho lavorato cinque anni, poi sono caduto da un’ impalcatura di nove metri e sono diventato invalido. Tutto quello che ho guadagnato prima dell’ infortunio e anche la somma dell’ assicurazione li ho investiti in azioni. Ora ho perso tutto. E sono 30mila euro». Con la svalutazione, rincara, sono andati bruciati anche i soldi messi da parte dalla figlia facendo la badante durante le vacanze scolastiche. «Ora mi chiede: cosa ne hai fatto papà? Dovrebbe rispondere la banca». I tre minuti contingentati per ogni oratore sono scaduti e il presidente Pierluigi Bolla deve invitare, con un po’ di imbarazzo, a proseguire i lavori: «Le esprimo la mia personale solidarietà – ripete più volte – e le prometto che ci faremo carico della sua situazione». Tra la rabbia e la rassegnazione le voci del «risparmio tradito». «Un commissario sarebbe più affidabile – afferma Franco Conte, presidente regionale del Codacons – degli gnomi del Montello che ci hanno condotto a questa situazione. Non dobbiamo farci rubare la dignità». C’ è chi minaccia ritorsioni: «Se non trovate un modo di rimborsare almeno una parte, possiamo decidere di non restituire più i finanziamenti. E poi vi sfido a fare causa a tutti». Chi fa gli auguri di Natale «a tutti noi truffati, ma non a chi ci ha truffato». Chi addirittura augura «di fare la fine di Sindona» sventolando una foto dei vecchi amministratori. Ma è l’ unico eccesso. Pur con vari gradi di malcontento e rassegnazione, infatti, la maggioranza di chi è intervenuto ha sottolineato l’ impossibilità di alternative. «Ancor più che le colpe, mi interessa che vengano fuori i schei»: così taglia corto Luigina Tomasella, parlando – per usare la sua espressione – dalla «cantina», ovvero dalla sala al di sotto della villa, dove una volta esaurite le cinquemila sedie nella tensostruttura, sono stati dirottati gli altri soci (c’ è posto per duemila e altri 400, all’ occorrenza, potrebbero essere sistemati nel tendone buffet). L’ agricoltore Bruno Bozzetto si lancia in metafore dal mondo animale. Uno: «Fuori i nomi dei corvi che, all’ interno del cda, hanno informato amici e parenti che era meglio vendere le azioni quando valevano soldi». Due: «Avevamo un mucca incinta che faceva un sacco di latte. Ci siamo dimenticati di farla fecondare di nuovo dal toro ed ora è asciutta cronica». Dal tavolo della presidenza Bolla tranquillizza: «Qui abbiamo un ottimo veterinario». E sorride indicando l’ amministratore delegato Cristiano Carrus al suo fianco.
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