8 Luglio 2016

L’ insicurezza sul futuro riduce il coraggio di spesa

L’ insicurezza sul futuro riduce il coraggio di spesa
anche il codacons mostra sfiducia: «di questo passo ci vorranno altri 30 anni per tornare a livelli pre -crisi»

CATANZARO – Una disponibilità di reddito limitata rispetto ad altre regioni ed una maggiore insicurezza sul futuro che porta a ridurre i consumi ma ad aumentare la quota destinata al risparmio. E’ questa la lettura della Confesercenti Calabria del dato Istat che vede la Regione fanalino di coda nella classifica dei consumi medi mensili delle famiglie con soli 1.729,20 euro, 1.300 in meno della Lombardia. «La disponibilità di reddito – spiega Pasquale Capellupo, direttore di Confesercenti Calabria – è l’ elemento fondamentale per spiegare il dato Istat. In una situazione generale di crisi e con una diffusa insicurezza, le famiglie, soprattutto in una regione in cui la disponibilità di reddito è limitata, diminuiscono le loro spese». Una situazione che rientra nelle dinamiche nazionali, ma con la specificità calabrese che vede «calare sì i consumi ma, paradossalmente, aumentare il risparmio». «Chi ha capacità di produrre reddito, ed in Calabria c’ è molto pubblico impiego- èl’ analisi di Capellupo – di fronte ad una situazione di insicurezza sul futuro, preferisce indirizzare il proprio denaro verso il risparmio piuttosto che verso il consumo perché non ha certezze sul mantenimento di un certo stile di vitae di poter permettere aifi gli di studiare o, ancora, nel timore di spese improvvise. Questa è una peculiarità della Calabria dove sono accentuate le dinamiche nazionali». Per spiegare la minore spesa delle famiglie calabresi, invece, per Confesercenti non ha valore il discorso di un minore costo della vita che «nelle aree urbane non è diverso per aree geografiche, non solo nel mercato, ma anche nei servizi». E lo stesso vale per gli affitti. Soprattutto per le imprese. «A Catanzaro – dice Capellupo – che vive una crisi commerciale, i proprietari dei fondi preferiscono tenere sfitti i locali piuttosto che calare il canone». Molto sfiduciato appare il Coda cons che parla di una «goccia nel mare». Si tratta di «numeri ben al di sotto delle aspettative – afferma ilpresidente Carlo Rienzi – Il segno positivo era scontato dopo 7 anni di continui tagli da parte delle famiglie che hanno ridotto i consumi complessivamente per 80 miliardi di euro, ma si attendeva una ripresa più solida. Di questo passo ci vorranno altri 30 anni per tornare ai livelli di consumi pre -crisi e recuperare il gap accumulato negli anni della crisi economica tra il 2007 e il 2014». Le vendite «sono ancora ferme e stagnanti e le famiglie non comprano, a dimostrazione -conclude- che serve un intervento deciso da parte del Governo».
 

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