31 Luglio 2010

L’ inflazione torna a correre in Europa

Senza gli aumenti dei carburanti nel nostro Paese rincari fermi all1,3% Al 2% la soglia Bce Profumo «Banche cattive tema vecchio» Segnali incoraggianti dal mercato del lavoro A giugno disoccupati fermi al 10% nella Ue

Luglio segnala un netto surriscaldamento dei listini, con la stima diffusa ieri da Eurostat che fotografa l’ inflazione dell’ Eurozona all’ 1,7%, tre decimi di punto oltre il livello di giugno, e 1,2 punti in più rispetto all’ ottobre scorso. Colpa dei prodotti alimentari, dell’ energia e dell’ aumento dell’ Iva in alcuni paesi mediterranei – spiegano gli analisti-, rapidi nel sottolineare come la dinamica dei prezzi si stia avvicinando al 2%, soglia di guarda alla quale la Bce ricomincerà a valutare un aumento dei tassi di interesse. Se la fine delle vacanze provocherà nuovi aumenti nei negozi e nei servizi, già a fine anno si potrebbe arrivare in zona stretta creditizia. Il che, con la ripresa ancora gracile, non sarebbe una buona nuova. Si accettano scommesse, anche se gli osservatori vedono piuttosto rosa. «Stimiamo un’ inflazione del tutto sotto controllo per i prossimi mesi (all’ 1,8% a fine anno) – afferma l’ ufficio studi di IntesaSanPaolo -, e, anzi, sulla dinamica sottostante restano ampie pressioni verso il basso». «Con la crescita dei salari che a livello europeo non ha risposto appieno all’ aumento della disoccupazione – aggiunge Jennifer McKeown, senior economist della Capital Economics – lo sviluppo del mercato del lavoro terrà bassa la pressione sull’ inflazione ancora per qualche tempo». L’ impressione è che l’ istituto di Francoforte, votato alla stabilità monetaria nel rispetto d’ un obiettivo del 2%, manterrà i tassi al minimo storico dell’ 1%. Anche se fonti europee ribadiscono che gli Stati devono continuare ad astenersi da politiche che facilitino la spirale inflazionistica, insistendo sulle strategie di riequilibrio dei conti pubblici e attuando le misure strutturali necessari per consolidare le economie nazionali. Questo contribuirà a scongiurare una variazione dei tassi entro l’ anno, aiutata dalla considerazione secondo cui la parte meno volatile delle ragione di rincari continua ad apparire piatta. E’ un ragionamento che si applica anche per l’ Italia, dove la variazione di luglio è stata di quattro decimi sino all’ 1,7%, risultato in linea con l’ Eurozona. Senza l’ energia, comunica l’ Istat, ci si sarebbe arrestati all’ 1,3%: la benzina è aumentata dell’ 8,9% su base annua e dello 0,8% su base mensile; il gasolio è rincarato del 13,2% a livello tendenziale, scendendo però dello 0,3% a livello congiunturale. Federconsumatori e Adusbef calcolano che l’ incremento attuale pesa per 510 euro annui sul bilancio delle famigli. I Codacons chiedono al governo di intervenire per interrompere la tendenza dei carburanti. La Confcommercio nega che gli alimentari abbiano fatto da traino. Settembre dovrebbe essere il mese in cui si avrà la verifica definitiva. Vale anche per il mercato del lavoro, da dove arrivano segnali relativamente incoraggianti. In giugno la corsa pare essersi fermata: la percentuale della popolazione attiva nell’ area euro che risulta senza un impiego è rimasta inchiodata al 10%. La sensazione è che l’ emorragia possa aver cominciato a rallentare, anche se preoccupano i numeri dall’ universo dei più giovani: in giugno la disoccupazione sotto i 25 anni è arrivata a 19,6% nella zona dell’ euro e del 20,3% nell’ Unione. «Le banche sicuramente commettono degli errori, ma ho l’ impressione che il tema delle banche cattive sia un pò passato». Lo ha detto l’ ad del gruppo Unicredit, Alessandro Profumo. «Abbiamo mille colpe ma siamo assieme ad altri – ha affermato Profumo – e anche quando ho ammesso di aver commesso degli errori, sono stato ipercriticato». Ora, è il momento di mettersi assieme e trovare delle soluzioni. In italia, ha detto ancora profumo, «quest’ anno siamo sotto il bilancio del 7% in termini di impieghi, quindi tutta questa domanda non c’ è». Quanto ai conti Profumo dice che se UniCredit realizza «meno di 6 miliardi di utili non facciamo abbastanza per remunerare gli azionisti».

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