L’ inflazione riprende la corsa: mezzo punto Pesa il rincaro dei generi di largo consumo
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fonte:
- il Tirreno
L’ inflazione riprende a camminare. Dopo un lungo periodo a passo di lumaca l’ indice dei prezzi a marzo mette a segno un più 0,4%, che proiettato su base annua vuol dire un aumento dello 0,9. Vale a dire quasi mezzo punto in più rispetto all’ ultima rilevazione dell’ Istat. Sul dato, che gonfia le vele della produzione alleggerendo però allo stesso tempo il portafoglio degli italiani, pesa in particolare il rincaro dei prezzi dei generi di largo consumo. E cioè i prodotti per la casa, i servizi alla persona e gli alimentari, in rialzo dell’ 1,1%. Insomma è il cosiddetto carrello della spesa a tenere su l’ inflazione anche in presenza di una discesa dei prodotti energetici e dell’ effetto, evidentemente ininfluente, dei saldi di inizio anno. A contribuire all’ accelerazione dell’ inflazione, in particolare, sono stati i prezzi dei tabacchi (+2,2% da +0,3%) e dei servizi relativi ai trasporti (+2,5% da +1,9%). Pertanto, tenuto anche conto del rallentamento fatto registrare dai prezzi dei beni energetici (+3% da +3,7%), soprattutto non regolamentati (+1,1% da +2,1%), sia l’ inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sia quella al netto dei soli beni energetici salgono rispetto al mese precedente e si attestano rispettivamente a +0,9% (da +0,6%) e a +0,7% (da +0,2%). L’ aumento su base mensile dell’ indice generale è dovuto principalmente al rialzo dei prezzi degli alimentari lavorati (+1,3%) e dei tabacchi (+1,8%), cui si aggiunge quello dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+1,7%). Nel quadro generale di rialzi, c’ è un’ eccezione negativa: l’ inverno rigido colpisce l’ agricoltura. Prezzi della verdura in picchiata dell’ 8,9%, una gelata terribile che rischia di inceppare la ripresa del settore, già in crisi da mesi. In particolare, crollano i prezzi di pomodori (-63%), peperoni (-29%), fagiolini (-25%) e patate (-19%) rispetto al 2017, mettendo a rischio aziende e posti di lavoro, dopo un inverno segnato dai gravi danni provocati, appunto, dal freddo intenso. Il rialzo dell’ inflazione, che riguarda tutta Europa (media, +1,1%) ha come effetto a breve-lungo termine quello di sottrarre potere d’ acquisto ai consumatori. Per una coppia con due figli, l’ inflazione annua vicina all’ 1% potrebbe voler dire spendere 352 euro all’ anno in più. Lo dicono sia Codacons (secondo cui la spesa per il cibo dovrebbe salire di 65 euro l’ anno a famiglia) che Unc, che calcola come per un pensionato over 65 un’ inflazione allo 0,9% è un aggravio di 177 euro, mentre per un single sotto i 35 anni è di 185 euro. (m.d.b.)
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