L’ inflazione è più cara per le famiglie povere
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fonte:
- L`Unità
Chi meno ha, più inflazione soffre. Quello che sembrava un assunto senza dimostrazione, adesso viene confermato dall’ Istat, che ha effettuato uno studio da cui emerge con chiarezza come ad essere più colpite dall’ aumento dei prezzi siano le famiglie che spendono meno, concentrando i propri consumi su beni e servizi di cui difficilmente si può fare a meno. L’ Istat, nel suo studio, ha suddiviso le famiglie italiane in cinque differenti classi, a seconda del reddito: nel primo trimestre di quest’ anno il carovita è stato del +2,5% per l’ ultimo segmento di popolazione, quella che ha speso meno, mentre per il primo segmento è stata pari a +1,8%. Nel periodo 2005-2012, l’ indice dei prezzi al consumo per le famiglie con spesa più bassa è aumentato del 20,2% a fronte del 16% registrato per le famiglie con spesa più alta: ben 4,2 punti percentuali di differenza. Insomma, le famiglie più colpite risultano da sette anni quelle che spendono meno, limitando i propri consumi ai beni alimentari ed energetici, proprio i comparti che hanno registrato un’ inflazione più alta in questo periodo di tempo. I divari più ampi si sono verificati nel 2008 e tra ottobre 2011 e ottobre 2012, vale adire le volte in cui l’ accelerazione dell’ inflazione ha portatola variazione dell’ indice o vicino o al di sopra della soglia del 3%. L’ Istat nel suo studio ha sottolineato come «questi andamenti siano spiegabili, in larga parte, con le forti oscillazioni dei prezzi dei beni energetici e beni alimentari, il cui impatto sui bilanci familiari è particolarmente rilevante per le famiglie dell’ ultima categoria (tra le cinque) di spesa». L’ analisi delle diverse strutture mette soprattutto in luce come il peso sul bilancio familiare delle componenti alimentare ed energetica diminuisca al crescere della spesa complessiva. In particolare, l’ incidenza della spesa per beni alimentarie energetici per le famiglie della prima classe di spesa è pari a circa il doppio di quella relativa all’ ultima classe di spesa, quella maggiormente colpita. L’ Istat certifica quello che sindacati e le associazioni dei consumatori denunciano da anni: l’ inflazione non è uguale per tutti e per questo – a cominciare dallo Spi Cgil- chiedono una diversa rivalutazione delle pensioni. Torna a farlo il Codacons che chiede che gli assegni egli stipendi più bassi vengano rivalutati sulla base dell’ inflazione reale. «I poveri sono penalizzati dalle medie di Trilussa dell’ inflazione ufficiale e per questo le loro pensioni e stipendi dovrebbero essere rivalutati con un indice ad hoc». «Ormai dal 2004» continua l’ associazione dei consumatori «chiediamo, ad esempio, di adeguare le pensioni rispetto ad un nuovo indice dell’ inflazione fatto ad hoc per i pensionati, in base ai loro effettivi consumi e al reale aumento del costo della vita. Un obbligo morale almeno per le pensioni fino a tre volte il trattamento minimo, ossia poco più di 1400 euro». In che cosa si traduca il peso dell’ aumento dei prezzi dei beni primari, lo ricorda la Coldiretti con una sua indagine dalla quale è emerso come «nel 2012 si sia registrato un aumento del 9 per cento dei poveri che hanno chiesto aiuto per mangiare con un totale di ben 3,7 milioni di persone assistite con pacchi alimentari e pasti gratuiti nelle mense. Nel 2010 erano 2,7 milioni, un aumento impressionante».
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