L’ inflazione è molto bassa. Sì, ma quale?
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fonte:
- Milanofinanza.it
L’ inflazione è tradizionalmente uno dei grandi temi dell’ economia, eppure in tempi recenti è stata quasi dimenticata, soprattutto perché il relativo tasso di crescita è bassissimo da diversi anni. Fra le cause di tale fenomeno ci sono indubbiamente la recessione, la stagnazione economica e il conseguente calo dei consumi, che hanno frenato la domanda di beni e servizi. La modestia dell’ inflazione è stata quantificata dai dati di sistema, sintetizzati negli indici sui prezzi forniti dall’ Istat. Questi in alcuni momenti hanno evidenziato addirittura segni di deflazione, spesso additata quale pericolo gravissimo per l’ economia e la società italiana. I suddetti indici Istat sono come noto basati su medie ponderate dei prezzi di una serie di beni e servizi che figurano in via prioritaria nella scheda dei consumi di chi vive nel nostro Paese. In linea di massima, quindi, questi ultimi dovrebbero essere soddisfatti di come sono andate le cose sul fronte dei prezzi e del potere di acquisto. Sarebbe infatti stato drammatico, a parità di altre condizioni, se i prezzi fossero aumentati più o meno velocemente, con redditi (genericamente misurati dalle diverse componenti del pil) costanti o addirittura in contrazione. A proposito del tema di cui stiamo parlando c’ è però un problema, che in realtà è antico e ben noto e che oltremodo non cambia nel corso degli anni. Gli indici Istat di misurazione del tasso di inflazione, pur cambiando nel tempo per tenere almeno parzialmente conto del mutato peso dei singoli beni e servizi nella scheda dei consumi individuali, si sono rivelati sempre più distanti dalla realtà con la quale si confronta quotidianamente il consumatore medio. A dimostrazione di quanto appena affermato, nelle rilevazioni effettuate dal Codacons, figura l’ andamento dei prezzi di alcuni beni e servizi di largo consumo, che rappresentano tuttora una componente importante della spesa globale degli italiani nel periodo 2002-2017, cioè negli ultimi quindici anni. Dai dati riportati emerge con chiarezza che i prezzi di molti beni e servizi sono aumentati in misura enormemente superiore rispetto al dato ufficiale e globale dell’ indice Istat. Si osservi cosa è accaduto al prezzo del caffè, del quotidiano, del latte, della frutta, del biglietto del cinema: tutti questi sono beni e servizi che fanno parte della vita di ogni giorno di tutti noi. I prezzi di queste voci di spesa sono aumentati in 15 anni a un tasso complessivo che va dal 50 al 100%, mentre l’ indice Istat ci dice che in media (una media alla Trilussa, verrebbe da dire) i prezzi sono aumentati del 30%. È peraltro corretto osservare che il prezzo di alcuni beni è sceso e anche di molto, ma parliamo in questo caso di beni di consumo durevole, che hanno sul bilancio dei consumatori un peso molto diverso rispetto a quello dei beni di consumo. I beni il cui prezzo si è ridotto, peraltro, figurano soprattutto nella spesa di una fascia relativamente alta di consumatori, forse con l’ eccezione rappresentata dai telefoni cellulari, il cui prezzo si è ridotto di quasi il 20% in 15 anni. Se le cose stanno così, e ci pare che sia difficile dimostrare il contrario, occorre chiedersi se non sia il caso di affrontare più realisticamente il fenomeno dell’ inflazione, se non altro per fornire a tutti coloro che si occupano di cose economiche e sociali un termine di riferimento che consenta di affrontare in modo più consapevole il problema ed eliminare tutti gli alibi che, anche e forse e soprattutto a livello politico, può creare una gestione artificiale del tasso d’ inflazione. (riproduzione riservata)
roberto ruozi
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