13 Aprile 2013

L’ inflazione frena ancora e a marzo si ferma all’ 1,6% carburanti in discesa e carrello della spesa meno caro

L’ inflazione frena ancora e a marzo si ferma all’ 1,6% carburanti in discesa e carrello della spesa meno caro                 
       

Roma. Il tasso dell’ inflazione in Italia si è dimezzato in sei mesi: dal 3,2% di settembre all’ 1,6% di marzo. Si è tornati ai livelli del 2010. Notizia positiva, oggettivamente, ma i prezzi – come rilevano i produttori e i consumatori – non sono discesi per un processo virtuoso, esprimono il crollo dei consumi. La frenata è attribuita dall’ Istat alla decelerazione dei prezzi dei carburanti ed anche a un aumento di efficienza. L’ inflazione acquisita per il 2013 è pari all’ 1%. Nello scorso anno, a marzo, il tasso dell’ inflazione era del 3,3% e solo a ottobre è sceso sotto il 3%. Da novembre a oggi, risulta in continua frenata. Esaminando i capitoli di spesa e le singole voci degli acquisti familiari, risultano in forte ribasso comunicazioni, beni e consumi per il tempo libero, ma non le voce del “carrello”, cioè i beni di consumo quotidiano. I prezzi dei prodotti acquistati con più frequenza aumentano del 2% su base annua e la breve stagione dei saldi ha posto fine agli sconti di abbigliamento e calzature. Federconsumatori e Adusbef negano addirittura la frenata. I dati Istat si traducono in un aggravio per le famiglie di 710 euro annui, di cui 134 solo per gli alimentari. La contrazione complessiva dei consumi nel 2012-2013 sarà pari a meno 6,9%. La Coldiretti spiega che il carrello della spesa è meno caro, perché si svuota dei prodotti base per l’ alimentazione: dalla frutta (-4%) agli ortaggi (-3%), dal grana padano (-7%) alla carne bovina (-7%). Il clima di depressione dei consumi ha costretto 23 milioni di italiani ad una spesa “low cost”. L’ Ufficio studi di Confcommercio rivendica il merito delle filiere produttive e commerciali, ma gli impulsi al rialzo provengono dall’ esterno e non dal mercato. Su posizione critica il Codacons, secondo cui un’ inflazione all’ 1,6% significa comunque dover sborsare in più, su base annua, 559 euro per una famiglia di tre persone, cioè il doppio dell’ IMU sulla prima casa (225 euro). In queste condizioni, sarebbe un delitto aumentare l’ aliquota Iva dal 20 al 21%. Una stangata di 209 euro per una famiglia di tre persone. Il problema è il potere d’ acquisto. Le famiglie non avvertono condizioni di vita migliori solo perché un “pieno” di benzina costa meno. I redditi sono falcidiati da alti tassi di disoccupazione; da una pressione fiscale intorno al 50%, dal timore che la crisi non sia finita. Paolo R. Andreoli 13/04/2013.
       

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