1 Giugno 2018

L’ inflazione a maggio raddoppia all’ 1,1% a spingerla i rincari di benzina e frutta

 

Roma. L’ inflazione rialza la testa, raddoppiando nel giro di un solo mese, spinta dai rincari degli alimentari e dei carburanti. Il termometro dell’ Istat per maggio segna infatti un tasso all’ 1,1% dallo 0,5% di aprile. L’ Italia stavolta segue a ruota quello che sta accadendo nel resto dell’ Eurozona, dove l’ indice è già all’ 1,9%, un valore che si allinea al target fissato dalla Bce. Tuttavia nella Penisola i “panieri” che più contano per le famiglie, il carrello della spesa e l’ insieme dei prodotti ad alta frequenza d’ acquisto, gravitano proprio intorno al 2%, ai massimi da oltre un anno. Le associazioni dei commercianti e dei consumatori non vedono di buon grado l’ impennata, lamentando ripercussioni sulla capacità di spesa e stangate sulle famiglie. D’ altra parte era prevedibile che si facessero sentire i rialzi segnati dal prezzo del petrolio, cosa che evidentemente vale anche fuori dai confini nazionali. In Italia, poi, il mese scorso l’ inflazione era stata tenuta bassa dalle riduzioni delle tariffe su luce e gas. E ancora, l’ avvicinamento dell’ estate ha dato il suo contributo, aprendo ai rincari dei prodotti di stagione. Per Coldiretti la colpa ricade sul «clima impazzito», che ha provocato un aumento annuo dell’ 8,1% per la frutta. Quest’ anno, sottolinea la Coldiretti, è sparito dagli alberi 1 frutto su 4 per il crollo dei raccolti in tutta Europa a causa dell’ andamento stagionale anomalo, dalle albicocche alle ciliegie, dalle pesche alle nettarine fino alle susine. Una situazione difficile per i coltivatori in Italia, dove la Coldiretti stima un calo per le pesche di oltre il 20% nel Mezzogiorno e del 15% al Nord, per le ciliegie tra il 10 e il 30% ma con pezzature più grandi e migliore qualità.Ridotta anche la disponibilità delle susine, mentre ci saranno circa il 20% di albicocche in meno nei frutteti in Emilia-Romagna, Campania, Basilicata, Puglia, Sicilia, Piemonte e Calabria. Il crollo della produzione è destinato ad avere effetti sui consumi. La spesa al supermercato è così schizzata all’ 1,9%. Ma anche la benzina (+5,2%) e il gasolio (+7,2%) fanno rilevare rialzi che non si vedevano da maggio scorso. A tutto ciò si aggiunge il discorso vacanze, come testimonia il balzo dei costi per pacchetti turistici, voli e hotel. Un aumento dei prezzi era, quindi, da mettere in conto, ma quello registrato dall’ Istat oltrepassa le attese, almeno secondo Confcommercio, che avverte: «Questa tendenza, se confermata nei prossimi mesi, potrebbe rappresentare un ulteriore elemento di criticità per la ripresa dei consumi». Timore condiviso da Federdistribuzione, secondo cui «un andamento inflattivo di questo tipo erode il potere d’ acquisto». Il Codacons punta il dito contro «l’ incertezza politica» e «le speculazioni sul caro-benzina», stimando un aggravio fino a 430 euro annui sul portafoglio di una coppia con figli. La stessa cifra viene fuori anche dalle elaborazioni fatte dall’ Unc. Facile capire come tutti siano concordi nel chiedere, ancora una volta, lo stop ai rialzi dell’ Iva. Confesercenti invoca anche «un taglio delle accise». Intanto, c’ è chi stima, è il caso della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, un tasso d’ inflazione «in area 1,8-1,9% per fine anno».
marianna berti

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