L’ infermiera positiva alla Tbc nel 2004 96 bambini infetti
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fonte:
- il Riformista
■ Altri diciassette casi di neonati positivi, nei 32 controlli di ieri; il totale sale così a novantasei Ma per la tbc a Roma non c’ è ancora allarme; solo allerta. E’ in sintesi la posizione della Commissione politiche sanitarie, presieduta da Ferdinando Aiuti. Che «non ha ritenuto necessari provvedimenti urgenti». Ma ha comunque richiesto «il parere di esperti anche per eventuali provvedimenti profilattici da assumere nelle prossime settimane». Anche l’ assessore capitolino alla famiglia, Gianluigi De Palo, esclude l’ emergenza: «La maggioranza dei neonati è risultata negativa al test per la tbc e quelli positivi sono stati dichiarati non in grado di trasmettere l’ infezione ad altri bambini, in caso di contatti in asili nido». E oggi entra in scena anche il Tar Lazio. Dirà la sua, ma solo su aspetti collaterali, per così dire, del caso deflagrato come un fulmine nel cielo sereno e afoso dell’ estate romana. Sollecitato dal Codacons, l’ associazione dei consumatori, scesa in campo con un ricorso d’ urgenza per costringere la Regione Lazio a «chiarire alcuni aspetti della vicenda e rispondere alle contestazioni circa la composizione della Commissione speciale nominata dalla presidente Renata Polverini». Codacons che spinge sull’ acceleratore e prospetta una denuncia contro il policlinico Gemelli, ospedale in cui il contagio di tubercolosi si è manifestato, per «epidemia e disastro colposo». Ipotesi, l’ epidemia, che peraltro gli esperti non suffragano. Al momento si tratta solo di positività, spiegano. Storia lunga, complessa, inquietante, questa della tbc. La lista dei bambini infettati ogni giorno si allunga. I controlli proseguono su tutti i neonati passati per il Gemelli dall’ inizio dell’ anno. Gli ultimi risultati parlano di una media del 7,9% di positività su 996 test effettuati. Storia venuta alla luce a fine luglio, al Gemelli appunto, quando si scoprì che un’ infermiera del reparto di neonatologia soffriva di tubercolosi polmonare. E, con ogni probabilità, aveva contagiato una bimba di cinque mesi. L’ infezione era di vecchia data. Risaliva al 2004, tra l’ altro proprio in seguito all’ assunzione di un vaccino contro la malattia. Lo ha ammesso lei stessa l’ altro ieri,dichiarandosi «disperata», al procuratore aggiunto Leonardo Frisani e al pm Alberto Pioletti che la interrogavano allo Spallanzani, dove è ricoverata. Ma gira voce che anche il marito dell’ infermiera avesse contratto la malattia in quello stesso periodo. Sarebbe un infermiere, in organico a Villa Speranza, struttura oncologica connessa al Gemelli. Ma la clinica ha ufficialmente smentito. Il Gemelli fornisce la propria versione: la positività dell’ infermiera non fu ritenuta allarmante perché si pensò, appunto, che fosse la reazione al vaccino. Racconto che non convince del tutto, ma anzi autorizza il sospetto che non tutte le misure di sicurezza siano state prese. Come spiegarsi, altrimenti, quei settantonove casi di positività? Il Codacons insiste, manda quesiti alla Polverini su chi effettua le analisi, e lamenta di non aver ricevuto risposta. Sostiene che i controlli sono effettuati al san Camillo, al Bambin Gesù e nello stesso Gemelli. Ma, sostiene l’ associazione dei consumatori, «non possono essere né il Gemelli né società e laboratori collegati al policlinico ad eseguire i test». Resta aperto il capitolo giudiziario. Al momento non sono state formulate ipotesi di reato. La più lieve dovrebbe essere quella di lesioni colpose.Ma questo si saprà la prossima settimana.
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