15 Dicembre 2015

L’ inchiesta punta ai vertici dell’ Etruria

L’ inchiesta punta ai vertici dell’ Etruria
da civitavecchia ad
arezzo: svolta nelle indagini sul suicidio del pensionato gli
approfondimenti dei pm sulle direttive per le obbligazioni subordinate

• Da Civitavecchia ad Arezzo. Dalla filiale di Corso Centocelle fino alla sede centrale del capoluogo toscano. L’ inchiesta sulla morte di Luigino D’ Angelo viaggia lungo i 212 chilometri che separano le due città. Perchè gli inquirenti intendo no indagare a 360 gradi, passando al setaccio le posizioni di chiunque abbia avuto a che fare con le obbligazioni subordinate sottoscritte dal pensionato 68enne che si è tolto la vita il 28 novembre scorso. Ed è per questo che in molti adesso tremano. Dall’ ex funzionario che vendette i bond fino ai vertici della banca Etruria. Nessuno in questo momento dorme sonni tranquilli. La procura di Civitavecchia infatti continua a indagare cercando di rispondere ai numerosi quesiti che ruotano intorno alla morte dell’ uomo e alle vicende che coinvolgono l’ istituto che nel 1989 si è trasformato nella Banca dell’ Etruria e del Lazio. Le domande sono molte. Cominciando dalle possibili direttive emanate dai vertici della banca ai direttori delle filiali e continuando per le indicazioni della Banca D’ Italia. A quanto pare infatti, la banca centrale del Belpaese avrebbe suggerito di coinvolgere nelle operazioni più rischiose solo soggetti istituzionali. Proprio quelli che, conoscendo i retroscena, non avrebbero investito un euro. E così i titoli, per molti, sono divenuti carta straccia. Come Luigino, che aveva investito tutta la sua liquidazione, 110 mila euro. Nel fascicolo aperto sulla scrivania del pm Alessandra D’ Amore attualmente non vi sono iscritti sul registro degli indagati. Solo un reato: istigazione al suicidio. Un’ ipotesi, quella degli inquirenti, necessaria per aprire un’ inchiesta che presto potrebbe ipotizzare nuovi reati. Co mela truffa verso i risparmiatori. Un’ operazione che potrebbe essere stata portata avanti nonostante la consapevolezza dei rischi propinati ai correntisti. Ma siamo solo all’ inizio. A breve gli inquirenti potrebbero percorrere quei 212 chilometri per scoprire se “l’ ordine” di far investire i clienti di Civitavecchia sia partito da Arezzo. L’ indagine dei magistrati laziali, quella sull’ istigazione al suicidio, nasce anche grazie all’ esposto del Codacons. “Il rafforzamento del proposito di suicidio – si legge nella denun cia depositata in procura – può commettersi anche attraverso un’ omissione, dovendo trattarsi di omissione in senso normativo, cioè di mancato compimento di una attività imposta dalla legge e da qui anche l’ ipotesi d’ omissione in atti di ufficio”. Ancora: “Proprio quando l’ Italia è sotto l’ esame sul piano dell’ affidabilità da parte dei mercati e dell’ Ue e quindi deve dimostrare il massimo ordine interno – scrive il Coda cons – la stessa sta palesando un vero e proprio male interiore e la genesi di questo male è sempre più rappresentata dalla responsabilità e dall’ inefficienza e dalle presumibili omissioni dello Stato e di tutte le istituzioni”. Sono parole dure quelle usate dall’ associazione dei consumatori che punta il di to anche contro il decreto Salva Banche: “In tutto sarebbero andati in fumo circa 750milioni di euro, di cui circa 300 milioni di obbligazioni vendute al mercato retail, ovvero ai piccoli risparmiatori, la metà delle quali emesse e vendute da Banca Etruria”. Così anche la procura di Arezzo, quella di Roma e an che i magistrati di Ancona cercano di alzare il sipario su una vicenda che adesso, almeno dal punto di vista politico, ipotizza speculazioni, conflitti d’ interesse e cessioni di obbligazioni. E tra il lavoro degli inquirenti, le inchieste ele richieste politiche di dimissioni, la morte di Luigino resta in primo piano. “Mio marito è stato ucciso” continua a denunciare la signora Lidia. Il pensionato infatti non avrebbe “retto lo smacco subito”. Dal giorno della morte si è alungo parlato delle numerose denunce di Luigi no, che si sarebbe rivolto ai carabinieri e alla Finanza, per avere “giustizia”, dopo il muro di gomma che avrebbe trovato nel suo istituto di credito. Ma sia le Fiamme Gialle sia l’ Arma non hanno mai ricevuto un esposto da parte dell’ uomo che ha perso tutto arrivando a compiere l’ estremo gesto. Ora le richieste di giustizia della famiglia sono affidata all’ avvocato Carlo Ricci Barbini, che in queste ore sta raccogliendo testimonianze e carte da far valutare ai magistrati di Civitavecchia per arrivare alla sua verità: “Luigino è stato ucciso”. Intanto secondo il Mef sono circa mille i risparmiatori, con obbligazioni subordinate, che saranno risarciti dallo Stato.
 L’ inchiesta punta ai vertici dell’ Etruria
da civitavecchia ad arezzo: svolta nelle indagini sul suicidio del pensionato gli approfondimenti dei pm sulle direttive per le obbligazioni subordinate
• Da Civitavecchia ad Arezzo. Dalla filiale di Corso Centocelle fino alla sede centrale del capoluogo toscano. L’ inchiesta sulla morte di Luigino D’ Angelo viaggia lungo i 212 chilometri che separano le due città. Perchè gli inquirenti intendo no indagare a 360 gradi, passando al setaccio le posizioni di chiunque abbia avuto a che fare con le obbligazioni subordinate sottoscritte dal pensionato 68enne che si è tolto la vita il 28 novembre scorso. Ed è per questo che in molti adesso tremano. Dall’ ex funzionario che vendette i bond fino ai vertici della banca Etruria. Nessuno in questo momento dorme sonni tranquilli. La procura di Civitavecchia infatti continua a indagare cercando di rispondere ai numerosi quesiti che ruotano intorno alla morte dell’ uomo e alle vicende che coinvolgono l’ istituto che nel 1989 si è trasformato nella Banca dell’ Etruria e del Lazio. Le domande sono molte. Cominciando dalle possibili direttive emanate dai vertici della banca ai direttori delle filiali e continuando per le indicazioni della Banca D’ Italia. A quanto pare infatti, la banca centrale del Belpaese avrebbe suggerito di coinvolgere nelle operazioni più rischiose solo soggetti istituzionali. Proprio quelli che, conoscendo i retroscena, non avrebbero investito un euro. E così i titoli, per molti, sono divenuti carta straccia. Come Luigino, che aveva investito tutta la sua liquidazione, 110 mila euro. Nel fascicolo aperto sulla scrivania del pm Alessandra D’ Amore attualmente non vi sono iscritti sul registro degli indagati. Solo un reato: istigazione al suicidio. Un’ ipotesi, quella degli inquirenti, necessaria per aprire un’ inchiesta che presto potrebbe ipotizzare nuovi reati. Co mela truffa verso i risparmiatori. Un’ operazione che potrebbe essere stata portata avanti nonostante la consapevolezza dei rischi propinati ai correntisti. Ma siamo solo all’ inizio. A breve gli inquirenti potrebbero percorrere quei 212 chilometri per scoprire se “l’ ordine” di far investire i clienti di Civitavecchia sia partito da Arezzo. L’ indagine dei magistrati laziali, quella sull’ istigazione al suicidio, nasce anche grazie all’ esposto del Codacons. “Il rafforzamento del proposito di suicidio – si legge nella denun cia depositata in procura – può commettersi anche attraverso un’ omissione, dovendo trattarsi di omissione in senso normativo, cioè di mancato compimento di una attività imposta dalla legge e da qui anche l’ ipotesi d’ omissione in atti di ufficio”. Ancora: “Proprio quando l’ Italia è sotto l’ esame sul piano dell’ affidabilità da parte dei mercati e dell’ Ue e quindi deve dimostrare il massimo ordine interno – scrive il Coda cons – la stessa sta palesando un vero e proprio male interiore e la genesi di questo male è sempre più rappresentata dalla responsabilità e dall’ inefficienza e dalle presumibili omissioni dello Stato e di tutte le istituzioni”. Sono parole dure quelle usate dall’ associazione dei consumatori che punta il di to anche contro il decreto Salva Banche: “In tutto sarebbero andati in fumo circa 750milioni di euro, di cui circa 300 milioni di obbligazioni vendute al mercato retail, ovvero ai piccoli risparmiatori, la metà delle quali emesse e vendute da Banca Etruria”. Così anche la procura di Arezzo, quella di Roma e an che i magistrati di Ancona cercano di alzare il sipario su una vicenda che adesso, almeno dal punto di vista politico, ipotizza speculazioni, conflitti d’ interesse e cessioni di obbligazioni. E tra il lavoro degli inquirenti, le inchieste ele richieste politiche di dimissioni, la morte di Luigino resta in primo piano. “Mio marito è stato ucciso” continua a denunciare la signora Lidia. Il pensionato infatti non avrebbe “retto lo smacco subito”. Dal giorno della morte si è alungo parlato delle numerose denunce di Luigi no, che si sarebbe rivolto ai carabinieri e alla Finanza, per avere “giustizia”, dopo il muro di gomma che avrebbe trovato nel suo istituto di credito. Ma sia le Fiamme Gialle sia l’ Arma non hanno mai ricevuto un esposto da parte dell’ uomo che ha perso tutto arrivando a compiere l’ estremo gesto. Ora le richieste di giustizia della famiglia sono affidata all’ avvocato Carlo Ricci Barbini, che in queste ore sta raccogliendo testimonianze e carte da far valutare ai magistrati di Civitavecchia per arrivare alla sua verità: “Luigino è stato ucciso”. Intanto secondo il Mef sono circa mille i risparmiatori, con obbligazioni subordinate, che saranno risarciti dallo Stato.
 

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