12 Aprile 2017

«L’ Inca non mi ha più informato E io ho perso almeno 24mila euro»

«L’ Inca non mi ha più informato E io ho perso almeno 24mila euro»

– CORREGGIO – A DISTANZA di sei anni, per puro caso, scopre che i tempi utili per presentare ricorso – i canonici 60 giorni – contro l’ istanza rigettata dalla Corte dei Conti di Bologna per poter beneficiare della legge che disciplina la pensione di inabilità assoluta al lavoro, sono svaniti. E per questa opportunità perduta ci ha rimesso complessivamente, tracciando una stima approssimativa per difetto, almeno 24mila euro senza contare l’ impegno e l’ energia profusi per arrivare al dunque e potere far valere il suo sacrosanto «diritto a far nuovamente ricorso» osteggiato, come Giulia Roccanova sostiene, dal patronato Inca di Reggio per la mancata informazione. Ora chiede giustizia perché « il riconoscimento dell’ assoluta inabilità lavorativa avrebbe certificato il mio stato di salute precario e perché ne ho passate davvero troppe». Protagonista dell’ annosa vicenda, la signora Giulia, 56 anni, originaria di San Martino e residente a Correggio; è stata costretta alla pensione anticipata nel 2003 per inidoneità al proficuo lavoro. Trascorsi professionali da ostetrica a Sassuolo e successivamente a Reggio, in seguito a problemi di salute ha subìto ben 5 interventi alla colonna vertebrale. ISCRITTA alla Cgil da oltre 30 anni, da quando ha mosso i primi passi nel mondo del lavoro, Giulia ha poi dovuto cambiare mansione quindi le viene affidato un ruolo amministrativo. Dal 2003, con la pensione anticipata, il patronato le propone di far domanda per avvalersi della legge 335: «Andando in pensione con la minima, dopo 20 anni di contributi», le avrebbe consentito di incrementare l’ assegno previdenziale beneficiando «di circa 200 euro mensili in più». Assistita dal medico legale del patronato che, nel 2003 stila il referto, Roccanova viene visitata a Bologna dalla Commissione militare che accoglie la sua istanza e poi, dopo tre anni, la rigetta. Il patronato la informa della possibilità di ricorso alla Corte dei Conti felsinea, con un monito: «E’ un iter molto lungo». L’ EX OSTETRICA avvia la pratica, periodicamente interpella l’ Inca reggiano per essere informata di eventuali nuovi sviluppi ma nel corso dell’ ultima telefonata al referente si sente dire: «Quando arriveranno risposte ti chiamiamo noi». Segue un silenzio assoluto fino a maggio 2016. DOPO sei anni, Roccanova torna alla carica ma scopre che sì, il verdetto della magistratura contabile è arrivato ed è negativo: istanza rigettata. Giulia compie indagini, dalla Corte di Conti le girano il fax con la sentenza di rigetto datata 23 agosto 2010. «Se solo il patronato me l’ avesse comunicato per tempo avrei provveduto al nuovo ricorso». GIULIA decide allora di adire le vie legali e consulta un legale romano esperto in materia secondo il quale la causa l’ avrebbe vinta eccome dato che «la sentenza conterrebbe vizi di forma». Alla fine si appella al Codacons di Bologna che invia una lettera al patronato reggiano con una richiesta di rimborso. Attraverso il proprio legale, l’ Inca «mi ha risposto picche». Ora alla pensionata non resta che una strada: «Appoggiarmi a un’ agenzia di mediazione per raggiungere un accordo». Richiesto di una replica, il patronato Inca si è riservarto d intervenire nelle prossime ore. Alba Piazza.
 
 

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