20 Marzo 2018

l giallo della marea dei dischetti

Un sistema noto soprattutto in America dove sette anni fa accadde qualcosa di simile. Nel 2011 l’ impianto della città di Hookset andò in tilt a seguito di forti piogge, facendo arrivare sulle coste quasi 8 milioni di dischetti di plastica e scaricando in mare oltre mille metri cubi di liquame. L’ ipotesi è stata avanzata dalla ong ambientalista Clean Sea Life, che invita i cittadini alla collaborazione pulendo le spiagge. «Siamo in contatto con il Parco dell’ Asinara – dice il ministro dell’ Ambiente Galletti – e mobiliteremo le Capitanerie di Porto. Di plastica in mare ce n’ è tanta e ci scandalizziamo per questo, ma quando dobbiamo fare qualcosa in prima persona, come è avvenuto, e lo ricordo con amarezza, quando abbiamo chiesto di pagare un centesimo per i sacchetti di plastica, molti italiani hanno tirato fuori il proprio egoismo». Arpa regionali, Capitanerie di porto e forze dell’ ordine stanno cercando di risalire all’ origine dell’ inquinamento. Così come non è stata ancora accertata l’ origine dei dischetti è ancora ignota la causa della loro presenza nel Mar Tirreno. Attraverso lo studio delle correnti si sta cercando di capire il punto di origine dello sversamento. I tecnici del Comando generale della Guardia Costiera e delle Capitanerie di Porto stanno collaborando con le strutture delle Regioni interessate dall’ invasione, partendo dal primo caso segnalato ad Ischia: tra le ipotesi c’ è quella di un carico merci finito in mare. Un container a bordo di una nave potrebbe aver perso la merce che stava trasportando perché non correttamente agganciato al resto dei blocchi. In questo caso bisognerà risalire alla nave e alla rotta che stava percorrendo. Ma non si esclude nulla. I dischetti potrebbero essere stati sversati abusivamente in qualche canale o direttamente in mare. La preoccupazione è forte soprattutto tra le coste toscane e quelle della Campania dove il Parco Marino di Punta Campanella «invita tutti – dice il direttore Antonino Miccio – a segnalare eventuali avvistamenti attraverso il sito www. citizensciencepc.org, il sito di scienza partecipata». A rischio anche l’ economia. Per questo motivo il Codacons ha deciso di offrire «assistenza legale agli operatori turistici e alle strutture ricettive delle zone interessate dalla presenza dei dischetti per tutti i danni economici subiti, e ai cittadini residenti nelle aree coinvolte, ai fini delle dovute richieste risarcitorie che saranno avviate non appena individuati i responsabili dell’ inquinamento di mari e spiagge». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
antonino pane

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