28 Giugno 2013

L’ ex senatore: mio padre in sogno mi ha detto di parlare Il Cavaliere non si presenta. I legali: il processo a Roma

L’ ex senatore: mio padre in sogno mi ha detto di parlare Il Cavaliere non si presenta. I legali: il processo a Roma

ROMA. «Se non avessi deciso di raccontare tutto sarei stato inseguito tutta la vita come Al Capone». Parola di Sergio De Gregorio, l’ ex senatore dell’ Idv che davanti ai pm di Napoli si è auto accusato di aver preso da Silvio Berlusconi, tramite l’ ex direttore dell’ Avanti Valter Lavitola, 3 milioni di euro per passare al centro -destra e far cadere, nel 2008, il governo Prodi. Ieri De Gregorio si è presentato alla prima udienza del processo in cui è imputato per concorso in corruzione con Lavitola e l’ ex premier e ha chiesto al gup Amelia Primavera di uscire di scena patteggiando un anno e otto mesi, la pena concordata con i pm partenopei. Il monito del padre defunto. L’ ex senatore ha spiegato ai giornalisti che a indurlo a vuotare il sacco sull'”Operazione libertà”, la manovra con cui Berlusconi avrebbe convinto lui e altri senatori a cambiare casacca per staccare la spina al governo Prodi, fu il padre defunto che gli comparve in sogno. «Mi disse», ha raccontato, «che altrimenti sarei stato inseguito tutta la vita come Al Capone. Lavitola, per conoscere chissà quali segreti, avete visto cosa sta passando…». C’ è invece chi, più prosaicamente, pensa che a spingere De Gregorio a confessare sia stata la paura di fare la fine dell’ amico Lavitola, agli arresti domiciliari dopo essere stato a lungo in carcere. De Gregorio, però, nega, sostenendo di essere sinceramente pentito. Come dimostrerebbero la lettera di scuse inviata all’ ex premier Romano Prodi e la pubblica ammenda «davanti agli elettori del centro -sinistra». Il processo si sdoppia. Con la richiesta di patteggiamento il procedimento si scinde in due. Da una parte il processo all’ ex senatore, dall’ altro quello a Lavitola, anche lui presente, e a Berlusconi, assente. I difensori del Cavaliere, Niccolò Ghedini e Michele Cerabona, hanno sollevato eccezione di incompetenza territoriale chiedendo la trasmissione degli atti a Roma. All’ istanza si è associato anche Gaetano Balice, legale di Lavitola. In alternativa gli avvocati hanno chiesto di dichiarare il non luogo a procedere e di trasmettere gli atti alla giunta del Senato perché la condotta di De Gregorio è coperta dall’ articolo 68 della Costituzione sull’ insindacabilità delle scelte dei parlamentari. Il 19 luglio il gup, che ieri ha ammesso come parti civili l’ Idv e il Codacons, escludendo invece Antonio Di Pietro, deciderà sia sulle eccezioni delle difese, sia sulla richiesta di patteggiamento di De Gregorio. «In ogni caso il nostro processo resterà a Napoli», ha spiegato il suo legale, Carlo Fabbozzo. Il patteggiamento, ha aggiunto De Gregorio, è stata «una scelta consequenziale alla decisione di raccontare la mia verità: non devo inguaiare nessuno». D’ accordo Ghedini: la scelta dell’ ex senatore non inciderà in alcun modo su Berlusconi e Lavitola. Le prigioni di Valter. Durante le quattro ore di udienza Lavitola ha mantenutola consegna del silenzio ROMA.Cesare Previti agivain nome e per conto della Fininvest «con lo stesso tipo di rapporto che lega un promoter finanziario alla banca: per questo dalla sua responsabilità penale nella corruzione del giudice Vittorio Metta deriva, nella vicenda del “Lodo Mondadori”, la condanna della società a risarcire la Cir». Con questa premessa, il sostituto procuratore generale della Cassazione Pasquale Fimiani ha aperto il suo intervento davanti alla Terza sezione civile della Suprema Corte dove è approdato-l’ udienza è durata cinque ore – quello che potrebbe essere l’ ultimo capitolo della”Guerradi Segrate” iniziata nel1988 per il controllo della casa editrice Mondadori, contesa, allora, da Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti. La Cassazione potrebbe depositare la sua decisione entro un paio di mesi. Secondo il Pg, il diritto al risarci imposta dagli avvocati. Saluti e sorrisi. Ma niente commenti con i giornalisti. Poi però, durante una pausa, ha parlato a un amico dell’ esperienza in carcere. «Ho passato i guai miei, momenti drammatici», ha detto l’ ex direttore dell’ Avanti, ai domiciliari dopo aver accettato il braccialetto elettronico, «sono stato in cella con un poveretto che non stava bene con la testa, aveva ucciso una persona con quarantotto coltellate. Soffriva di crisi epilettiche, una volta gli ho anche salvato la vita». Le pressioni di Berlusconi sulla Cina. In attesa delle decisioni del gup una cosa è certa: sentiremo parlare ancora a lungo di De Gregorio. Almeno a giudicare dalle anticipazioni dell’ Espresso su “Operazione libertà”, il libro che ha appena finito di scrivere. De Gregorio racconta che Berlusconi fece pressioni sulla Cina riuscendo a bloccare una rogatoria a Hong Kong dei pm milanesi sui fondi neri nella compravendita dei diritti tv da parte di Mediaset, processo per il quale è stato condannato in appello a quattro anni più l’ interdizione dai pubblici uffici per cinque. Nel 2007, dopo aver saputo da De Gregorio della rogatoria, l’ allora premier avrebbe convocato Dong Jinyi, l’ ambasciatore cinese a Roma, per chiedergli di bloccare tutto. Anche De Gregorio si sarebbe attivato. Investendo del problema autorità, parlamentari e imprenditori cinesi come Li Ka-Shing, proprietario in Italia della compagnia telefonica 3. Con successo, visto che la rogatoria fu bloccata. Le stesse cose De Gregorio le ha già messe nero su bianco davanti ai pm di Napoli. mantenga gli impegni presi». Berlusconi si riferisce alle promesse fatte dal Pdl durante l’ ultima campagna elettorale, a partire dal tema delle tasse. Il Cavaliere, quindi, ha chiaramente detto che continuerà a sostenere il governo delle “larghe intese” solo se «eliminerà l’ Imu sulla prima casa», cancellerà definitivamente «l’ aumento dell’ Iva» e infine «azzererà» la tassazione «per chi assume giovani e disoccupati». In merito alle vicende giudiziarie, Berlusconi ha poi detto che nonostante gli attacchi «continuerò a resistere». «Mia madre mi disse: “Silvio ti faranno del male” – ha poi aggiunto – aveva ragione ma non poteva immaginare che l’ invidia e l’ odio sarebbero arrivati fino al punto di volermi far fuori sul piano patrimoniale, sul piano dei diritti politici e su quello della libertà personale»

domenico lusi

 

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