19 Luglio 2017

L’ ex coppia diabolicaora si dichiara guerraIl legale del medico: «Via il processo da Busto»

il legale del medico: «via il processo da busto»
BUSTO ARSIZIO Laura contro Leonardo, la coppia diabolica non ha retto davanti alle difficoltà giudiziarie. Si evince dagli interrogatori dei due imputati resi nelle prime fasi dell’ indagine ed è per questo che ieri, nella prima udienza davanti al gup Sara Cipolla, il pubblico ministero Maria Cristina Ria ha chiesto la doppia perizia psichiatrica con le modalità dell’ incidente probatorio durante il quale intende interrogare l’ infermiera Taroni. Perché la donna, durante i tre lunghi giorni di confronto davanti al gip Luca Labianca, si sarebbe spogliata delle proprie responsabilità attribuendo scelte e metodi al solo compagno, l’ ex vice primario del pronto soccorso Leonardo Cazzaniga. I dettagli delle dichiarazioni ovviamente non sono noti, ma la sensazione è quella che Laura – difesa dall’ avvocato Monica Alberti – punti il dito contro il medico per i protocolli terapeutici familiari. Cazzaniga, oltre che dei quattro morti in corsia, in questa fase processuale risponde anche del decesso del marito dell’ infermiera, Massimo Guerra. L’ ipotesi della procura è che l’ uomo fu ucciso da uno stillicidio di farmaci antidiabetici pur non avendo alcun problema di glicemia. Sul punto però il viceprimario fu chiaro all’ epoca dell’ arresto: «Mi sono fidato di ciò che mi diceva Laura. Guerra penso sia morto di morte improvvisa. Per causare il decesso improvviso la metformina deve essere data in un dosaggio che sia cinquanta volte l’ uso terapeutico. E io certamente non gliel’ ho data». Deciderà il gup se e come acconsentire alle richieste della procura. Ieri intanto l’ avvocato di Cazzaniga, Ennio Buffoli, ha depositato il suo coupe de theatre: la legittima suspicione. «Influenze mediatiche negative, fughe di notizie, minacce e insulti pubblicati sui social network» rendono incompatibile territorialmente il tribunale di Busto Arsizio, da qui la richiesta di remissione, quindi di trasferimento ad altra sede giudiziaria che potrebbe essere Brescia. Sarà però la Cassazione a valutare l’ istanza, nel frattempo il processo continuerà già settimana prossima, quando il gup Cipolla scioglierà le riserve sulla costituzione delle parti civili: ben 32 quelle che hanno fatto richiesta. Oltre all’ ospedale – rappresentato dall’ avvocato Stefano Besani – ci sono l’ ordine dei medici, il Codacons, il tribunale del Malato, i parenti dei pazienti «accompagnati nel trapasso» dal protocollo Cazzaniga, la Regione. Soggetti che in alcuni casi potrebbero rivestire la doppia veste di parte offesa e responsabile civile, quindi di vittima e di corresponsabile in un certo senso. Insomma andrà per le lunghe e con ogni probabilità gli imputati – quattordici – sceglieranno con quale rito farsi giudicare solo al termine degli accertamenti peritali che saranno disposti. In aula ieri c’ era solo Cazzaniga in giacca e camicia, come aveva annunciato in una delle conversazioni captate: la tuta la usa solo in carcere. L’ infermiera ha preferito non partecipare all’ udienza, d’ altro canto le sue condizioni psicologiche sono molto delicate e affrontare un bagno di telecamere non le avrebbe giovato.

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