2 Febbraio 2017

L’ ex capo di gabinetto attacca Cantone

L’ ex capo di gabinetto attacca Cantone
il giudice raineri: doveva sentirmi in contraddittorio, avrebbe evitato la censura

Carla Raineri si prende la sua rivincita: «Se Cantone mi avesse sentita in contraddittorio, avrebbe evitato una così deplorevole censura». Il giudice milanese è soddisfatta della pronuncia con cui i pm della Corte dei conti del Lazio hanno archiviato definitivamente la “querelle” sulla retribuzione prevista per la sua nomina a Ca podi gabinetto del Comune di Roma, sollevata dalla giunta Raggi davanti all’ Anac e poi cavalcata dal Codacons nell’ esposto presentato alla magistratura contabile. Come anticipato ieri da “Il Tempo”, dall’ attività istruttoria della Procura di viale Mazzini «non è emersa nessuna grave irregolarità né nel procedimento di nomina previo collocamento in aspettativa, a domanda e senza assegni, in posizione di fuori ruolo, né nella determinazione del trattamento retributivo, corrisposto per l’ attività svolta per poco più di un mese (dal 22 luglio al 31 agosto 2016)». Era stata la stessa Raineri a rassegnare le dimissioni, dopo aver saputo che la decisione di chiedere un parere all’ Autorità anticorruzione sulla correttezza della sua nomina proveniva dal sindaco Raggi e che «Raffaele Marra aveva confezionato ad arte il quesito». Il presidente dell’ Anac, Raffaele Cantone, aveva sostenuto che l’ applicazione dell’ articolo 110 del Testo unico per gli enti locali (che comporta una retribuzione più elevata), nel caso Raineri era «da ritenersi impropria»; specificando che la «corretta fonte normativa a cui fare riferimento è l’ articolo 90 del Tuel». Per i pm contabili è vero il contrario. Inoltre, il trattamento economico riconosciuto dall’ amministrazione è risultato pari a quello che già percepiva in qualità di magistrato ordinario, quindi «non è ipotizzabile -si legge nel provvedimento che una funzione complessa e delicata quale quella in discorso, sia svolta rinunciando a una quota parte del trattamento economico di cui già si beneficia». «Sono molto lieta, ma non sono affatto stupita- commenta la Raineri- Mi aveva invece molto stupito il parere dell’ Anac che sanciva la illegittimità della mia nomina e che ora il giudizio della Corte dei Conti ha definitivamente travolto, non senza sottolinearne la manifesta infondatezza e la intrinseca erroneità. Forse è stata colpa della fretta con cui l’ Anac ha reso il parere. Certo -conclude il giudice -se il presidente Cantone mi avesse sentita in contraddittorio, come sarebbe stato opportuno perla mia qualità di magistrato e necessario per quella di controinteressata, avrebbe evitato una così deplorevole censura!». Sono tanti i “lati oscuri” su cui si interroga la Raineri in merito alle modalità con cui è stato rilasciato il parere dell’ Anac: elabo rato in 12 ore, mandato con un pony express in via riservata, senza fare nessun istruttoria, disattendendo tre pareri degli uffici competenti del Campidoglio, oltre aquello del capo dell’ Avvocatura capitolina. Di tutt’ altro avviso l’ Anticorruzione: «C’ è stata, come di consueto, un’ istruttoria da parte degli uffici, alla quale è seguita una valutazione collegiale del Consiglio, che ne rivendica la legittimità. L’ Anac, in un parere consultivo meramente tecnico, si è limitata a valutare come errato l’ inquadramento stabilito dal Campidoglio, indicando una possibile alternativa (il ricorso all’ articolo 90 del Tuel, peraltro meno oneroso per le casse comunali). In circostanze del genere non è previsto un contraddittorio, riguardando la vicenda l’ applicazione di norme. Pertanto una eventuale audizione della dottoressa Raineri, non avrebbe modificato l’ esito del parere».

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