L’ Europa promuove il numero chiuso
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fonte:
- Il Messaggero
Università, decisione della Corte di Strasburgo «Non viola i diritti» LA SENTENZA ROMA Questa volta è il numero chiuso a superare l’ esame. La Corte di Strasburgo ha sentenziato: è legittimo. Bocciando così le speranze di migliaia di studenti italiani che nel numero chiuso ad alcune facoltà universitarie trovavano un ostacolo difficile, se non insormontabile. E soprattutto quest’ anno, con i test che il ministro dell’ Istruzione Francesco Profumo ha anticipato da settembre a fine luglio (e quindi a ridosso dell’ esame di maturità), il numero chiuso a molti appare come uno spauracchio. Sono soprattutto gli aspiranti medici che si sono armati di legali per ricorrere, anche perché il limite all’ accesso ai corsi universitari riguarda per lo più materie mediche e sanitarie. IL RICORSO Il ricorso alla Corte europea dei diritti umani era stato presentato da otto italiani. Tutti aspiranti al camice bianco. Tra questi, una studentessa siciliana che ha fallito per tre volte l’ accesso alla facoltà di Medicina di Palermo. È la prima volta che i giudici europei vengono chiamati a stabilire se il numero chiuso è legittimo. Il quesito era: è compatibile con il rispetto al diritto allo studio sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani? La risposta è stata sì, è lecito che l’ Italia abbia scelto di selezionare l’ accesso a determinate facoltà. Il sistema scelto (le pre-selezione con 80 quiz) è ragionevole. I giudici hanno sottolineato che questa soluzione non eccede l’ ampio margine di discrezione che gli Stati hanno in questo ambito. Tutti i ricorsi, tranne la studentessa “ripetente”, riguardavano odontoiatria. Sei ricorrenti non hanno superato il test per entrarvi nonostante l’ esperienza professionale acquisita come tecnici odontoiatrici o igienisti. L’ ultimo ricorrente invece il test lo aveva superato, ma per otto anni non aveva dato esami e l’ università lo aveva escluso. La decisione di Strasburgo è stata una doccia fredda. Perché proprio a gennaio scorso una sentenza del Tar del Lazio aveva ammesso all’ università decine di studenti che non avevano raggiunto il punteggio minimo previsto dalla selezione. Un “via libera” con riserva, perché lo stesso Tar aveva specificato che l’ ultima parola sarebbe stata della Corte costituzionale. E, oltretutto, il Tar aveva sentenziato su un aspetto specifico, rimarcando «l’ illogicità della previsione di un punteggio minimo applicabile che non consente lo scorrimento della graduatoria in presenza di posti vacanti». La Corte costituzionale dovrebbe decidere prima dell’ estate, ma Strasburgo ha, di fatto, stabilito un principio che, anche se non la influenzerà, ha un peso sul braccio di ferro che impegna da anni Stato e ricorrenti. LE REAZIONI Energica è la reazione del Codacons. La Corte europea, secondo l’ associazione dei consumatori, ha «preso, per una volta, una cantonata». Secondo il Codacons «in ogni caso, il fatto che secondo i giudici il numero chiuso non sia incompatibile con quanto sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani, non significa che i test d’ ingresso rispettino la normativa italiana, a cominciare dalla Costituzione». «Siamo davanti a un ricorso impostato male ? sostiene Michele Orezzi, coordinatore dell’ Unione degli universitari che sta portando avanti i ricorsi contro il numero chiuso nei tribunali italiani ? perché si appella a principi generali. Noi vogliamo difendere un diritto specifico, quello allo studio. Questa sentenza non sarà un boomerang per noi, ne siamo certi». Alessia Camplone © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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