L’ estate del nostro contento. Chi gode a raccontare l’ Italia per quel che non è
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fonte:
- Il Foglio
Dovevano essere il detonatore del nostro paese e invece alla fine grazie a una buona gestione del governo (il salvataggio delle banche venete e l’ operazione Mps) e grazie a una buona gestione dei privati (la capitalizzazione da record di Unicredit) dopo una lunga convalescenza, come ha riconosciuto a fine luglio persino il Wall Street Journal, “il sistema ha lasciato la terapia intensiva e ora le notizie sono buone”. E non parliamo del turismo. L’ estate 2017, secondo un rapporto di Confesercenti, potrebbe permettere all’ Ita lia di superare il tetto dei 400 milioni di notti in albergo, arrivando a un passo dalla Spagna che lo scorso anno ha fatto segnare una cifra record (454,3 milioni). In tutto, ha calcolato qualche giorno fa il Codacons, tra luglio e settembre ci saranno 33,5 milioni di italiani che andranno in vacanza, un milione e 200 mila persone in più rispetto allo scorso anno. E poi c’ è la prima legge sulla Concorrenza, dopo mille giorni di attesa. C’ è la gestione dell’ im migrazione, che dopo molti mesi inizia a dare qualche frutto, con i migranti che per la prima volta dall’ inizio dell’ anno sbarcano a ritmi notevolmente inferiori rispetto al 2016. Potremmo continuare per ore ma il messaggio ci sembra chiaro. In Italia le cose vanno molto meglio del previsto – per fortuna Ro ma non è l’ Italia – e lo spettacolo prodotto da questa carrellata di buone notizie è spassoso per una serie di ragioni che vale la pena passare in rassegna. Da un lato troviamo le forze populiste impegnate a portare avanti una complicata operazione “responsabilità”, dopo aver passato anni e anni a cercare di conquistare consensi mettendo in campo esclusivamente simpatiche gare di rutti (Matteo Salvini ha addirittura detto a Silvio Berlusconi che è pronto a mollare la campagna anti euro). Dall’ altra parte troviamo invece un sistema dell’ informazione che di fronte alle buone notizie scopre di non essere attrezzato a raccontare con lucidità l’ Italia che si muove (e se c’ è qualcosa che va, ci deve essere sempre un’ avversativa di fronte a ogni buona notizia) e che si accorge continuamente di trovarsi molto più a suo agio a descrivere ciò che può essere incasellato sotto la voce “emer genza”, “allarme”, “giallo”, “crisi”, a costo di spacciare per notizie vere anche le bufale. Si dirà: ma che importanza ha? Chissenefrega di raccontare le buone notizie quando c’ è qualcuno che non arriva a fine mese, qualcuno che non trova lavoro, qualcuno che non riesce ad andare in vacanza, qualcuno che non riesce a far funzionare l’ azienda? Una risposta convincente a questa domanda l’ ha data un importante economista ingle se di nome Max Roser. Roser lavora all’ Uni versità di Oxford ed è diventato famoso con un progetto fantastico nato per raccontare un mondo a prova di fake news. Il progetto si chiama “Our World in Data” e attraverso alcune tavole statistiche Roser spiega come va il mondo, sfidando ogni giorni i cavalieri dell’ apocalisse con alcuni dati fantastici. Nell’ ultimo secolo, ricorda periodicamente Roser, la povertà estrema è crollata (avvertire Di Maio), l’ istruzione di base e l’ alfabetizza zione sono esplose (nonostante Di Maio), la democrazia si è rapidamente diffusa in tutto il mondo (nonostante Casaleggio), la vaccinazione contro alcuni dei peggiori assassini della storia umana è diventata quasi universale (nonostante gli assessori della Raggi) e grazie a questo (avvertire Sibilia) la mortalità infantile è crollata in modo significativo. Si dirà: ok, ma perché è importante far sapere che le cose vanno meglio di quanto si creda? Roser dà una risposta convincente: semplicemente perché la maggior parte delle persone non pensa che sia così. “Questa disconnessione – ha ricordato Roser qualche giorno fa, citando una serie di studi che attestano come negli Stati Uniti e in Europa ci sia una tendenza forte a percepire il proprio mondo molto peggiore rispetto a quello che è – sta compromettendo la nostra capacità di capire il mondo e di affrontare le sfide future dei nostri paesi”. Descrivere un mondo che non c’ è porta a concentrarsi sui problemi falsi, a ignorare le questioni vere e a imporre temi secondari nell’ agenda della politica. Descrivere un mondo per quello che è, invece, permette di concentrarsi sui problemi veri, di non perdere troppo tempo con le questioni secondarie e di imporre sull’ agenda della politica temi importanti, seguendo i quali un paese può pensare non solo a come lamentarsi ma anche a come crescere. Non è questione di ottimismo o di pessimismo. E’ questione di realismo. Di voler scegliere da quale parte del mondo stare. I populismi, si sa, entrano in difficoltà quando le emergenze fittizie vengono smascherate e quando le notizie false vengono travolte da quelle vere. E oggi che anche i campioni dei rutti iniziano ad andare goffamente in giro in doppio petto, sarebbe un peccato scoprire che, nell’ estate del nostro contento, gli unici interessati a raccontare un mondo fittizio sono coloro che dovrebbero descriverci il mondo per quello che è e che invece si trovano a loro agio descrivendo solo ciò che può essere incasellato sotto la voce “emergenza”, “allarme”, “giallo”, “crisi”, a costo di spacciare per notizie vere anche le bufale.
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