21 Aprile 2020

L’ esposto: «Sequestrare la struttura di via Pive»

luigi oss papot La diffusione del coronavirus ha colpito in maniera particolarmente dura e grave soprattutto le case di riposo, non ultima la struttura dell’ apsp Santo Spirito Fondazione Montel di via Pive a Pergine: dei 29 decessi ad oggi ascrivibili al Covid-19 su tutto il territorio comunale, la maggior parte sono riconducibili infatti proprio all’ interno della rsa. In termini generali, nel solo mese di marzo, rispetto allo stesso mese dell’ anno scorso, a Pergine si è registrato un +200% in termini di decessi (42 contro 14); sintomo anche di una elevata mortalità all’ interno della casa di riposo è il bollettino che il sindaco ogni giorno rende noto: da inizio emergenza, i decessi superano la quarantina fra positivi, sintomatici o decessi per cause naturali. Si tratta a tutti gli effetti di una emergenza mai vista prima, ma per farvi fronte, e per tentare quantomeno di salvare delle vite, qualcosa in più si poteva fare secondo alcuni: ecco perché ieri, dopo l’ esposto del Codacons che riguarda anche la rsa di Pergine, al Comando dei N.a.s. di Trento è arrivato un nuovo esposto che chiama in causa la gestione dell’ emergenza coronavirus nella struttura di via Pive: a presentarla gli avvocati Fabrizio Miracolo e Roberto Cappa, del Foro di Benevento ma con studio a Viareggio, incaricati da un parente diretto di una persona deceduta in via Pive nella seconda metà di marzo, con causa di morte riconosciuta nel coronavirus. Alla Procura viene chiesto di far luce sulla gestione dell’ emergenza da parte della direzione, emergenza i cui effetti, specificano gli avvocati, sono stati negligentemente sottovalutati. Non c’ è stata, secondo i legali, la tempestività d’ azione per organizzare al meglio la struttura, riducendo la trasmissione del virus fra ospiti in modo anche da proteggere il personale al lavoro. «Vogliamo venga fatta luce – spiega Fabrizio Miracolo – perché gli ospiti gravi non sono stati trasportati in ospedale, dove cure più specifiche ed intensive avrebbero potuto evitare i decessi». Ma l’ Adige di ieri ha mostrato come in effetti ci sia stata una direttiva dell’ Azienda Sanitaria per evitare trasporti in ospedale di pazienti delle case di riposo, ed è un fatto che coincide anche con quanto fanno emergere i legali che rappresentano il parente della persona deceduta per la quale è partito l’ esposto: spiegano infatti che quando viene riferito al familiare, tramite email, che l’ anziano era in fase peggiorativa, alla richiesta se oltre alla terapia fornita in rsa non fosse pensabile anche un ricovero ospedaliero, viene risposto che l’ indicazione è quella di gestire i pazienti il più possibile in casa di riposo. Nell’ attesa degli sviluppi di eventuali procedure, i legali chiedono alla Procura di «commissariare» la direzione dell’ apsp perginese, nominando una gestione esterna e poi di disporre il sequestro di tutta la struttura di via Pive e della documentazione clinica e delle direttive emanate. Gli avvocati hanno ricostruito puntualmente, grazie ai comunicati che la direzione forniva ai parenti degli ospiti, tutta la vicenda che ha portato l’ edificio di quattro piani a diventare un grande «nucleo Covid» (che solo in queste ore, fortunatamente, grazie alla guarigione di varie persone, è stato ridotto a due piani): in particolare, si evidenzia un repentino peggioramento della situazione in quanto dal comunicato del 12 marzo si parla di sole 9 positività e di una struttura non sottoposta a quarantena; ma già il giorno dopo le positività sono quasi raddoppiate, arrivando a 15, e via così con un impressionante crescendo quotidiano di contagi fra ospiti e personale. «Una gestione che mostra negligenza, imprudenza ed imperizia» concludono i legali.

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