«L’ errore del timoniere è fondamentale»
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fonte:
- il Tirreno
GROSSETO L’ ipotesi che il ritardo nella manovra ordinata da Francesco Schettino ed eseguita dal timoniere indonesiano Jacob Bin Rusli sia stata fondamentale nell’ incidente di Costa Concordia (i periti del gip l’ hanno invece definito come ininfluente) prende campo non solo, chiaramente, nelle tesi difensive, ma anche nella ricostruzione fatta eseguire dal Codacons. Ospite de “L’ Arena” con Massimo Giletti, l’ avvocato Francesco Pepe, che difende il comandante, ha spiegato tra l’ altro che esiste una perizia di parte secondo la quale, senza quei 13 secondi di ritardo nell’ esecuzione, l’ urto non ci sarebbe stato. «Sarebbe bastato un metro e ce la saremmo cavata», ha detto in diretta il legale. Perché la Concordia ha urtato lo scoglio delle Scole con la parte più vicina alla poppa: è rimasta invece illesa la parte anteriore, dalla quale spuntano le pinne stabilizzatrici lunghe sei metri e mezzo. Schettino, comparso in un’ intervista registrata nella sua casa di Sorrento, ha ribadito alcuni caposaldi della sua difesa: di non aver fatto l’ inchino, di aver avuto la sensazione che la nave non fosse così distante come aveva programmato, di non essere stato sufficientemente aiutato («chi era al radar doveva dirmi che c’ era la terra di fronte»), di avere la convinzione, sostenuta dalla perizia, che se il timoniere avesse capito bene la nave sarebbe passata indenne, di aver detto che c’ era un blackout per non creare panico. Non ha confermato di essere scivolato nella scialuppa ma ha spiegato di essersi «messo al timone». Gli esperti Codacons (guidati dal professor Bruno Neri) contestano la perizia del gip basata su «un calcolo, per altro discutibile che fornisce la distanza minima necessaria alla nave per invertire la rotta». Secondo l’ associazione dei consumatori, invece, una simulazione presentata l’ altra sera nel corso dello speciale su RaiUno dimostrerebbe che l’ impatto sarebbe stato evitabile con una manovra anche se eseguita all’ ultimo momento. Gli esperti Codacons puntano il dito anche contro la porta stagna A24 che alle 22.22 del 13 gennaio «si aprì da sola, cedendo alla pressione del compartimento 4 già allagato fino al tetto», mettendolo in comunicazione con il 3 fino a quel momento integro. Codacons ha depositato un’ istanza in Procura, perché proprio in quel momento era cambiato lo sbandamento della nave, dal lato sinistro a quello destro. (p.s.)
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