L’ epidemia sembra essersi fermata
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fonte:
- Il Mattino
Roma. L’ epidemia sembra essersi fermata. Una battuta d’ arresto, dicono i ricercatori che ancora non sono riusciti a capire in quale alimento si sia nascosto il batterio che ha provocato la morte di diciotto persone (17 in Germamia) e il ricovero per quasi duemila in gran parte d’ Europa. Tranne l’ Italia. Il germe responsabile, l’ Escherichia coli mixato con un altro batterio, è stato individuato ma, restano i dubbi se siano stati o no gli ortaggi. Da noi, il risultato di un’ analisi ha scatenato ieri una super allerta: è stata segnalata la presenza di un batterio E.coli in un salame di cervo prodotto nel nostro pese. Dal ministero della Salute, una rassicurazione: «Qualsiasi correlazione con l’ epidemia nella zona di Amburgo è comunque altamente improbabile. Sia per la tipologia del prodotto, sia per la zona di provenienza». Nonostante lo stop dell’ epidemia, i controlli vanno avanti. Soprattutto in Germania, nella zona vicino Amburgo, dove è stato segnalato il più alto numero di casi. Tutte le segnalazioni, ad eccezione di due, riguardano persone che risiedono o che hanno visitato recentemente le regioni tedesche settentrionali. Un periodo che non dovrebbe aver superato i tre o quattro giorni. Mai, come in questo caso, è stato difficile scoprire da dove è partito il contagio e quali vie ha utilizzato per la trasmissione. Il primo presunto colpevole è stato escluso, il cetriolo (quello spagnolo era stato messo sotto accusa), e ora gli investigatori nei laboratori formulano nuove ipotesi. «Ora si stanno interrogando tutte le persone colpite – spiega Donato Greco, per anni coordinatore dell’ Istituto superiore di sanità di una task force che si è occupata dal colera di Napoli, alla Sars, all’ Aids -. Si cerca di trovare quello che hanno avuto in comune, dai viaggi al cibo». In Italia nessuna segnalazione. Da più parti, è stato chiesto alla Germania di intensificare i controlli. In particolare nelle aziende di confezionamento dei prodotti. L’ ipotesi dei laboratori europei, dunque, è quella che il batterio non si sia annidato negli ortaggi durante la coltivazione ma in una fase successiva, durante il confezionamento. L’ allarme, nonostante le rassicurazione dei politici e degli scienziati, ha già fatto i suoi danni. Mercati ortofrutticoli in picchiata, soprattutto in Spagna, e veri e propri scontri diplomatici. Sempre più acuto lo scontro. In particolare tra la Ue e la Russia. Che ha, appunto, imposto l’ embargo all’ importazione delle verdure provenienti dall’ Unione. Italia compresa. «I rappresentanti della Commissione europea ci dicono che questa decisione è contraria ai principi dell’ Organizzazione mondiale del commercio, ma ci sono persone che muoiono per questi prodotti e noi non vogliamo avvelenare la nostra gente», ha tuonato il primo ministro Vladimir Putin. Strano scontro e strane decisioni. Dal momento che proprio l’ Organizzazione mondiale della sanità ribadisce «che non sono raccomandate restrizioni al commercio per l’ infezione». Consiglio straordinario dell’ Ue il 17 giugno. Ieri, comunque, per la prima volta da giorni, non si sono registrate nuove vittime e le autorità sanitarie tedesche hanno aggiornato il numero dei casi di sindrome emolitico uremica (seu) – la versione resistente e più pericolosa del ceppo Ehec del batterio – a quota 520. Si tratta di 50 in più rispetto a mercoledì, mentre la settimana scorsa se ne contavano anche 100 in più al giorno. Dall’ inizio di maggio, inoltre, in Europa i casi legati all’ Ehec sono 1.823. «La situazione è che il numero di nuove infezioni sembra essersi stabilizzato», ha commentato Reinhard Brunkhorst, presidente della Società tedesca di nefrologia e responsabile dell’ ospedale universitario della regione di Hannover (Nord), dove sono stati registrati numerosi decessi. Questa è comunque l’ epidemia di E. Coli «più importante causata da un batterio negli ultimi decenni», ha aggiunto. Per questo, secondo la cancelliera Angela Merkel e il premier spagnolo Josè Luis Zapatero, trovare la fonte è una «priorità», in modo da poter mettere a punto ulteriori misure per proteggere la popolazione. Tuttavia, anche se i test dovessero rivelare l’ origine dell’ infezione in tempi brevi, difficilmente la situazione tornerebbe alla normalità rapidamente. Secondo Bruxelles, «ogni embargo completo è sproporzionato» ma resta il fatto che l’ epidemia ha già colpito 12 paesi (11 europei più gli Usa) e tutti hanno un legame con la Germania. Ieri, un gruppo di produttori spagnoli ha protestato ad Amburgo (Nord) contro le accuse – rivelatesi poi false – delle autorità locali ai danni dei cetrioli del paese. La Merkel, da parte sua, al telefono giovedì sera con Zapatero, ha difeso la gestione dell’ epidemia. Secondo un sondaggio di Eurobarometro, la contaminazione preoccupa il 62% dei cittadini europei ma la percentuale sale al 79% in Italia, dove – secondo il Codacons – le vendite di frutta e verdura sono crollate di almeno il 15%. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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