L’ Ente Mps taglia i tempi per cambiare governance
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
Cesare Peruzzi FIRENZE Una norma transitoria per consentire il cambio dello statuto prima che parta l’ iter del rinnovo degli organi di governo della Fondazione Mps. Messo a punto d’ intesa con il ministero dell’ Economia, il dispositivo che introduce la norma transitoria è stato votato venerdì sera dalla deputazione generale dell’ Ente senese presieduto da Gabriello Mancini e prevede, nel caso in cui sia approvata la riforma dello statuto, la possibilità di ridurre sensibilmente i tempi della procedura. In concreto, è sufficiente che il nuovo statuto ottenga il via libera entro maggio. La Fondazione scade il 3 agosto e attualmente è previsto che il presidente scriva alle istituzioni di riferimento (che nominano i 16 membri dell’ organo d’ indirizzo o deputazione generale) con 90 giorni di anticipo, cioè i primi di maggio, mettendo così in movimento la macchina complessa del ricambio che finora ha riguardato il Comune e la Provincia di Siena (rispettivamente con 8 e 5 rappresentanti), la Regione Toscana, l’ Arcidiocesi e l’ Università, con un posto ciascuno. Il nuovo statuto, la cui bozza è stata votata sempre venerdì e dai prossimi giorni sarà disponibile online e aperta ai contributi del territorio, recepisce le indicazioni della carta delle Fondazioni e, soprattutto, ridimensiona il ruolo degli Enti locali, ai quali non spetterebbe più della metà dei posti nell’ organo d’ indirizzo, destinati a ridursi sia per la deputazione generale (da 16 a 12) sia per quella amministratrice (da 7 a 5), con il taglio dei compensi ai deputati. Per avviare la procedura, insomma, il presidente della Fondazione deve sapere quali sono gli enti nominanti. Da qui la necessità della norma transitoria che accorcerà i tempi di oltre un mese, consentendo di approvare lo statuto entro maggio. «Sono ottimista – commenta Mancini -. Ho creduto nella necessità di rinnovare le regole fin da quando l’ ho detto pubblicamente, lo scorso autunno (vedere il Sole 24 Ore del 12 ottobre 2012, n.d.r.). In questi mesi c’ è voluta un po’ della pazienza democristiana del sottoscritto per superare le critiche e lo scetticismo – aggiunge – ma adesso siamo in dirittura d’ arrivo grazie al contributo di tutti, dalla commissione di lavoro ai dipendenti al consulente Angelo Benessia». Mancini difende la Fondazione che guida dal 2006: «Il nostro statuto attuale non è illegittimo, perchè fu approvato dal ministero, ma semplicemente incoerente con la sentenza della Corte costituzionale numero 301 del 2003, che vieta la prevalenza degli Enti locali – spiega -. Quella che stiamo dando è una risposta forte alle critiche: adesso vogliamo aprirci alla massima partecipazione sui contenuti del nuovo statuto, ma la decisione ultima spetterà alla deputazione generale. Sono sicuro che ce la faremo». L’ articolo 3 della bozza di statuto riformato, al posto dell’ obbligo di garantire il mantenimento a Siena di Banca Mps, contiene un generico impegno a far sì che sede e direzione generale non siano trasferite altrove. Di più sarebbe difficile aspettarsi da una Fondazione che ha il 34,9% del gruppo di Rocca Salimbeni e si appresta a cedere un altro 10% circa (quando i valori di Borsa saranno più favorevoli) per coprire l’ indebitamento (350 milioni) e garantirsi l’ operatività. Con la prospettiva, una volta che la banca avrà varato l’ aumento di capitale da un miliardo con esclusione del diritto d’ opzione per gli azionisti (operazione già delegata al consiglio d’ amministrazione), di scendere ben al di sotto del 20%, addirittura intorno al 10% secondo alcune stime. La normalizzazione del sistema Siena viaggia a grande velocità, per effetto dell’ azione della magistratura e grazie agli oltre 4 miliardi di sostegno pubblico concesso alla banca (il Codacons ieri ha chiesto di nuovo al Tar del Lazio la sospensione dei Monti bond). E se il gruppo di Rocca Salimbeni oggi guidato da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola sta chiudendo i conti con il passato e guarda al futuro con la realizzazione del piano industriale, la Fondazione tenta la strada dell’ autoriforma come ultimo atto della presidenza Mancini. Dopo, più nulla sarà come prima. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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