L’ elevatore è usato? Non lo ritiro
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
il marito della paziente disabile contesta la consegna: «non rispettati gli accordi previsti»
TRANI. Un elevatore elettrico nuovo, necessario supporto per l’ assistenza e la mobilità di una donna tranese affetta da patologia cronica, prima autorizzato dall’ Asl Bat e promesso in consegna, poi differita con l’ aggiunta che l’ elevatore era usato, sebbene sanificato. Ed alle garbate proteste del marito non più consegnato, con la richiesta di metter nero su bianco il suo diniego e dunque, di fatto, chiudere la pratica. Una tiritera che si procrastina dal 15 aprile. Ad oggi la signora non ha ancora ricevuto il presidio assistenziale cui ha diritto. Sulla vicenda è intervenuta la sede tranese del Codacons che ha formalmente contestato l’ accaduto all’ Asl/Bat con una lettera, a firma del responsabile, avvocato Nicola Ulisse. Questi i passi principali della “messa in m mora”. «Il 15 aprile, previa visita e predisposizione da parte dello specialista dell’ Asl-Bat l’ Ufficio Protesico acquisiva dal marito della donna il modulo con la richiesta in suo favore dell’ elevatore elettrico. All’ atto del deposito, l’ addetto presso questo ufficio riferiva all’ utente di tornare a ritirare l’ autorizzazione dopo 20 giorni (come previsto dalla normativa n.d.r.). Trascorso questo termine la domanda è tacitamente accettata e la fornitura s’ in tende concessa. Il marito, dovendo recarsi all’ Ufficio Protesi per il rinnovo di altro presidio protesico, il giorno 4 maggio alle ore 12,40, telefonò per fissare un appuntamento, così come previsto in questo periodo di regolazione dell’ ac cesso agli uffici a causa del Covid 19, e riferì al suo interlocutore che nella stessa occasione avrebbe potuto ritirare anche l’ autorizzazione dell’ elevatore. Inaspettatamente, dopo soli 8 minuti, alle 12,48, il marito della paziente – scrive sempre l’ avv. Ulisse – riceveva una telefonata da una persona di un’ azienda che gli chiedeva di concordare un appuntamento per la consegna di un elevatore usato e sanificato per conto dell’ Ufficio Protesico della Asl Bat presidio di Trani. Il marito evidenziava che, per i noti ed ovvi motivi di isolamento e di tutela della propria salute e di quella di sua moglie, non intendeva far accedere alcuno in casa e che comunque non poteva accettare un ele vatore usato, visto l’ autorizzazione alla fornitura di uno nuovo. Il 7 maggio, come da appuntamento precedentemente fissato, il marito si recava all’ Asl/Bat ma l’ impiegata dell’ Ufficio Protesi gli riferiva che avrebbe dovuto fissare la data per la consegna, da parte della stessa azienda che lo aveva precedentemente contattato, di un elevatore usato. Il marito ribadiva i motivi di cautela che lo inducevano a non consentire in casa l’ accesso ad estranei e che non era disponibile ad accettare un presidio usato. A quel punto, la stessa impiegata, in modo incurante della situazione vissuta dall’ utente, gli chiedeva di rilasciare una dichiarazione di rifiuto del presidio. Cosa che il marito legittimamente riteneva di non essere tenuto a fare, considerato che il preventivo allegato alla domanda era da intendersi autorizzato». Su queste basi il Codacons ha intimato e diffidato l’ Asl/Bat «a ripristinare la corretta erogazione del servizio e a dare seguito a quanto occorra per consentire alla beneficiaria dell’ ausilio in questione, che in questo caso non solo è necessaria ma obbligatoria, giacché il superamento di tutti quegli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, anche in ambito domestico, è principio che risponde all’ esigenza di una generale salvaguardia della persona e soprattutto dei diritti di chi vive in condizione di disabilità, che trovano base costituzionale nella garanzia della dignità della persona e del fondamentale diritto alla salute. In ogni caso – ha concluso l’ avv. Ulisse – vogliate fornire ogni informazione utile e chiarire, attraverso la relativa documentazione, la legittimazione e l’ affidamento del servizio di fornitura di ausili usati da parte della ditta in questione, benché ignota al reclamante». Non è escluso che la vicenda finisca anche in un esposto alla Procura della Repubblica di Trani.
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